Il giorno del giudizio - 2

09 febbraio 2010 |

Domani saprò se so o non so.
Domani sarà la chiave di volta di questi anni universitari di specialistica.
Domani è il giorno che aspetto da un bel po', e che allo stesso tempo temo ancora di più.

Domani porterò un thermos di camomilla.
Corretta Valium.

L'ottava piaga d'Egitto

06 febbraio 2010 |

Ovvero l'invasione delle cavallette. Bleah, che schifo!

Da settembre, sulla cornice esterna della finestra del mio bagnetto, è parcheggiata un'orrida creatura, che non ne vuole sapere di sloggiare: più volte l'ho scacciata, con immani contorsioni per far passare fuori dalla finestra un manico di scopa, tenendo suddetta finestra chiusa onde evitare di trovarmi la cavalletta dentro il bagno. Puntualmente ritornava, proprio lì, allo stesso posto: qualcuno suggeriva che ha fatto le uova. Siamo a cavallo... (notare l'ironia dell'assonanza cavallo-cavalletta, please)
Con le gelate del mese scorso speravo che il mostro si fosse ibernato e attendevo con ansia di vederne il cadavere sul davanzale: niet, l'insetto malefico non si è scomposto.
Oggi forse faceva un po' più caldo del solito e l'inquilina abusiva ha iniziato ad aggirarsi prima sul davanzale (ecco, brava, fai un bel salto), e poi addirittura sul vetro, con mio sommo disgusto.
Costei non se ne andrà, l'ho capito: saperla lì in agguato mi fa senso, provare ad ucciderla me fa pecà*.
Che dilemma amletico: Apollooooooo, tesorooooo, vieni un attimo qui! :-P
Ma sarà meglio usare l'insetticida per le mosche o quello per le vespe?
Ai posteri Alle cavallette l'ardua sentenza.



*mi dispiace

La fiera delle vanità

05 febbraio 2010 |

In questa casa manca uno specchio a figura intera: non ne ho mai sentito la necessità perché più o meno riesco a vedermi a pezzi e non ho mise nuove da collaudare che richiedano una visione d'insieme.
Quest'anno il cambio di stagione è stato più complicato del solito, dato che non solo ho dovuto svuotare gli scatoloni, ma anche trasportarli in casetta nuova, stipando la macchinina del nonno all'inverosimile. Non paga della faticaccia, ho avuto anche la geniale idea di portare le due paia di jeans che languivano nell'armadio da ormai due anni, convinta che anche qui avrebbero continuato la loro stasi sull'attaccapanni - di cui, è inutile dirlo, avevano preso la forma da un pezzo.
Il motivo del loro inutilizzo è presto detto: è capitato che due anni e qualche mese fa io sia dimagrita, i jeans che portavo allora erano oltre che enormi pure sformati, così me ne sono presa due paia nuovi di palla. Un modello l'ho scelto pure di mezza taglia in meno, "tanto cedono" - in effetti, quelli vecchi erano ceduti di una taglia abbondante, nonostante fossero di marca, il che farebbe supporre l'utilizzo di materiali di qualità: si sono sformati meno quelli che ho preso a 20 euro, no comment.
Portati a far accorciare l'orlo, ho indossato il paio "grande" per una settimana: nel frattempo, ho ripreso i chili che avevo perso, con un bell'extra tanto per gradire. Il secondo paio ha ancora l'etichetta del negozio.
C'è gente che si attacca sul frigo o sulla dispensa figure di mucche o maiali per scoraggiare eventuali abbuffate di pane e cioccolata: io ho i miei jeans nell'armadio, a sempiterno monito che il cibo è una consolazione effimera, che lascia strascichi non desiderati, ben difficili da rimuovere.
Non sono a dieta: anni fa ci avevo provato seriamente, andando pure da un dietologo cretino che anziché dirmi "ragazza, lei è matta, cosa vuol dimagrire!", mi ha messo a regime ferreo (cretino per due motivi: primo, che non avevo bisogno di nessuna dieta, secondo perché non ci guadagnava nulla ad assecondarmi, essendo io figlia di una collega e quindi per cortesia non pagavo una lira). Risultato: anziché dimagrire sono andata prima in crisi, poi sono pure ingrassata. Con le diete ho chiuso.
E' successo però che da quando vivo per conto mio mangio di meno, perché a casa dei miei ero stressata e mi sfogavo sul cibo, perché ho un budget limitato e col cavolo che lo spendo in nut*ella, perché mi muovo di più avendo negozi e biblio a due passi (in salita), perché anche fare le pulizie fa bruciare calorie, e non sto in un monolocale.
Così di tanto in tanto ho iniziato a tirare fuori quei jeans intonsi dall'armadio e a provarli: la prima volta non mi passavano nemmeno per le gambe, la seconda non riuscivo ad abbottonarli, la terza dovevo tirare il fiato come Rossella O'Hara. Da un mese ho ricominciato a portare quelli più grandi e stasera sono riuscita a entrare in quelli di mezza taglia in meno (una 31 da jeans, per la cronaca). Non ci credevo, non ci credo nemmeno adesso che li ho ancora adddosso e li sento stringere un po': se vado avanti così, 'sta primavera mi toccherà rifarmi il guardaroba.

Davvero non ci credo: è per questo che vorrei tanto uno specchio a figura intera in questa casa che ancora non ce l'ha.
Vanità di vanità, tutto è vanità. E io ogni tanto amo pavoneggiarmi, oh!


Ps: le bilance mi stanno antipatiche, quindi da casa mia sono e saranno bandite, nei secoli dei secoli. Amen.

Un buon non-compleanno...per me!

04 febbraio 2010 |

Giornata di vacanza dai libri, per festeggiare il mio genetliaco, ma comunque di studio dal vero, in giro per le chiese di Venezia con un Apollo trotterellante al seguito del mio passo marziale.
Sole splendido, freddo ma non troppo, ho anche scoperto angoli di Venezia che non conoscevo: mi piace andare a naso, senza usare (troppo) la mappa, cosa che sono stata costratta a fare dato l'itinerario da tour-de-force che mi ero imposta.
Quest'anno niente torta, reclamata a gran voce dagli amici: le mie colleghe di uncinetto me ne hanno dedicate di carinissime, e questa è la mia preferita (chissà perché :-P )

 

Se devo trovare un lato positivo nell'ESAME è che per quest'anno non ho subito la mia classica malinconia da compleanno: averlo festeggiato per le calli, con pranzo a base di junk food, cena di pesce a domicilio innaffiata da un ottimo vino, film sotto la coperta, il tutto in compagnia del mio Apollo non è stato niente male.

Il giorno del giudizio

29 gennaio 2010 |

La data dell'ESAME* (tutto maiuscolo perché solo l'iniziale non basta) è sempre più vicina, e io sono sempre più nevrastenica.
Vivo sulle montagne russe dell'autostima: dalle manie di onnipotenza (so tutto!) alla paranoia da nota trascurata (non so niente!).
Le mie notti sono farcite da incubi di treni persi, date d'esame sbagliate e/o spostate, persone che mi mettono i bastoni tra le ruote solo per il fatto di esistere: aggiungo anche i risvegli tanto improvvisi quanto immotivati, causa di tachicardia da infarto. Ho preso l'abitudine, al mattino, di prepararmi la caffettiera da sei, che mi faccio fuori in due tornate.
Nello scomparto dei medicinali ho una scorta di fosforo che mi basta fino alla laurea e so che avrei già tentato la strada della toro rosso se non sapessi che creerebbe interferenze alla mia tiroide già balenga di suo.
Mercoledì e giovedì ho trascorso ore intense in biblioteca: mi chiedo come mai qui a casa sbadiglio ogni tre per due, mentre là procedo a carrarmato anche senza ricarica energetica - sì lo so che non fa bene saltare lo spuntino e soprattutto il pasto, ma è andata così, e tanto meglio. Ovviamente, tornata a casa ero completamente rintronata, con attacchi di logorrea che hanno spinto Apollo molto vicino a darmi una padellata in testa.
Ficco nel mio povero cervello fritto ogni nozione possibile, ignara delle sue lamentele e delle pietose implorazioni da sovraccarico di RAM, come quando torni da una vacanza e devi far stare in valigia tutto quello che già avevi fatto fatica a comprimere all'andata, con le aggiunte dei classici souvenir del ritorno.
A sera, la testa mi si riempie di bizzarri fuochi d'artificio, che esplodono date, nomi, titoli, immagini, su uno sfondo che di tanto in tanto proietta l'immancabile "se solo avessi iniziato n-tempo prima a studiare...", con la voce della nonna che ribatte perentoria "se ce l'hanno fatta gli altri, perché non dovresti farcela anche tu?".
Mangio per inerzia - sia lode eterna al microonde e al suo inventore - bevo solo thè per scaldarmi, mi ricordo di innaffiare l'avocado perché mi fa compagnia in bella vista sul tavolo (è cresciuto un sacco, metterò le foto, prometto: l'ho chiamato Wally e gli parlo sempre, evidente sintomo di squilibrio mentale).
Già alle otto di sera bramo l'oblio del sonno e il caldo abbraccio del piumone, pur tremando all'idea di cosa potrei sognare nelle ore successive.
Sono così presa dallo studio che ogni tanto mi dimentico che mercoledì è il mio compleanno: per stavolta niente festa, e non dico nulla su un eventuale dopo-esame, tanto per scaramanzia.**



*Trattasi di Storia dell'Arte Moderna, che per gli addetti ai lavori corrisponde al periodo che va dal 1400 circa al 1700 circa: e per la sottoscritta equivale a sapere tutto di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Jacopo Bassano, Lorenzo Lotto, Giorgione, Bellini (padre e figli) - ho dimenticato qualcuno? Argh.

**Ma se lo passo...se lo passo...non ci voglio nemmeno pensare. Come anche non voglio pensare all'alternativa del "signorina, ci vediamo la prossima volta": in entrambi i casi, è meglio se evitate Venezia e Vicenza il 10 febbraio.

Novèll chiusìn

24 gennaio 2010 |

Ieri sera ritrovo con gli amici per festeggiare l'acquisto dell'appartamento dei prossimi sposi, debitamente annaffiato con fiumi di spriz: per la cena, inizialmente si era proposta una pizza, poi, non so perché, qualcuno ha proposto un agriturismo. Apollo era entusiasta della scelta, memore di passate laute cene: avremmo pagato un po' più rispetto la pizzeria, ma ne sarebbe valsa la pena.
L'ultima visita di Apollo al locale risaliva a diversi anni fa: nel frattempo, l'agriturismo da bettola si è evoluto a ristorante.
Menù in mano, mi son sentita male: le mie misere finanze non mi consentono grandi spese, e già una pizza sarebbe stata un extra. La carne, di cui tra l'altro nemmeno vado matta, era già oltre le mie possibilità, quindi mi sono dirottata su primi: tanto per non prendere i soliti bigoli co l'arna*, ho scelto gli gnocchi di zucca con tartufo e gamberi, per la modica cifra di 8 euro.
Arrivano le prime portate e da dietro le mie spalle mi si cala innanzi un piatto enorme: nel giro di un attimo, l'entusiasmo per un bel piattone di gnocchi (diametro 35 cm) si è smorzato di colpo, come per una secchiata d'acqua gelida, nel notare che il fondo del piatto fondo aveva un diametro di 10 cm, stimati per eccesso. Dieci gnocchi di numero, con 5 mezzi gamberi, spolverati di pseudo-tartufo: dirimpetto a me, era seduto l'altro sfortunato che aveva avuto la mia stessa idea. Con un reciproco sguardo sconsolato, ci siamo dedicati alla miseria pagata a peso d'oro: almeno io l'ho fatto durare, dividendo ogni gnocco a metà e assaporandolo con le canoniche 33 masticate.
Pensavo, mi rifarò col dolce, invidiando i piatti altrettanto enormi dei miei commensali, soltanto un po' più colmi dei bigoli da me disdegnati.
Tra i dessert, nuovamente ho tralasciato il classico tiramisù per la crema catalana: ricordi di Barcellona, ma anche di un locale vicentino, mi portavano alla mente una ciotola a misura di cd, coperta di caramello fumante. Mi vedo presentare una coppetta formato caffè espresso, con un misero strato di caramello freddo, il che vuol dire che era stata preparata in precedenza: la mia perizia di cuoca mi ha portato alla conclusione che ciò che veniva spacciato per crema catalana non era altro che crème brulèe, dessert simile all'omologo spagnolo, ma diverso per composizione ed esecuzione. Ok, era buona, almeno quello: l'ho potuta degustare a piccoli bocconcini, solo per evitare di finirla in due cucchiaiate.
Con un groppo in gola per il mio stomaco riempito solo grazie al pane, per fortuna abbondante, e momentaneamente riscaldata da un buon vinello, decido di accodarmi con Apollo ai primi amici che lasciano la tavolata in direzione di altri svaghi notturni: in cassa ho ricevuto il colpo di grazia.
Pur non essendoci altri clienti in attesa del conto, non avendo voglia di fare la media per le bevande, sua maestà il direttore ci ha costretti a pagare alla romana: 18 euro per 10 gnocchi con 5 mezzi gamberi, 1 tazzina di crema-pseudo-catalana, neanche mezzo litro di vino della casa, e forse 3 bicchieri d'acqua.
Se questo non è un furto, io sono la regina Elisabetta.
Elisabetta Prima.

(E a cena con i miei amici non ci esco più fino al mio primo stipendio)



*Bigoli (pasta all'uovo tipo spaghetti, più grossi) con ragù di anitra, piatto tipico della zona, onnipresente nei menù di qualsivoglia locale.

Bamboccioni 2, la vendetta

22 gennaio 2010 |

In questo blog non si fa politica, a meno che non sia strettamente necessario: l'autrice è a-politica (e qualche volta vorrebbe essere pure apolide), da quando, a 18 anni, si è scontrata con la disillusione - che se a 30 anni la mandi giù con un'alka-seltzer, a 18 ti segna a vita o quasi.
Andata a votare con grandi speranze per un cambiamento epocale, mi sono ritrovata ad assistere alle solite litigate per la merendina, non-sono-più-tuo-amico, lo dico alla mamma. Sarà per questo che tutti i post etichettati politica sono abbinati a schifo.
Il mio contributo, nemmeno tanto piccolo, l'ho dato in Accademia, quando facevo parte del comitato studentesco: esperienza formativa non solo sul piano della conoscenza del (non)funzionamento universitario, ma anche della natura umana. Ho saltato cene per scrivere discorsi, ho sudato più che le solite 7 camicie andando alle assemblee anche fuori dall'anno accademico, in una Venezia di pieno luglio, quando l'unidità si appiccica ovunque, ma mi sono fatta anche 4 risate e mi son presa le mie soddisfazioni.
Qui ho imparato che non serve a niente dire "non mi va", è necessario proporre un'alternativa: così, in risposta a questo, provo a trovare qualche spunto per un (im)possibile miglioramento.

  • prestiti agli studenti, rimborsabili a partire dal primo lavoro dopo la laurea, con tassi di interesse agevolati per i più meritevoli.
  • affitti alla portata delle tasche di uno studente: i 350 euro per una camera doppia sono un furto, anche per Venezia. Agevolazioni per chi affitta in regola.
  • tariffe luce-acqua-gas ridotte per chi studia.
  • sconti sui libri di testo, o possibilità di scaricarli da internet a prezzo ridotto, o consentire la copia legale che vada oltre il 15% delle pagine totali. Inserirli nel catalogo dei siti come miolibrodotcom ecc, dove la stampa consta meno che in casa editrice. Oppure creare appositamente delle tessere-fedeltà che diano diritto a una riduzione ogni tot euro spesi (questo lo fa la mia libreria di fiducia, per esempio)
  • costringere i docenti a fornire alle biblioteche universitarie almeno due copie di ogni testo, escludendone il prestito per tutta la durata del corso, per dare a tutti la possibilità di consultare la bibliografia, senza costringere alla corsa in magazzino per chi si accaparra per primo il libro.
  • organizzare le lezioni in modo tale che frequentando i corsi si riesca a presentarsi al primo appello, in modo tale da non accumulare esami su esami.
    A Ferrara, se non erro a matematica, funziona così: sarà il tipo di studio che lo consente, ma non credo sia così complicato adattarlo anche ad altri indirizzi.
    Anche in Accademia riuscivo a sostenere tutti gli esami a giugno, lasciando a settembre al massimo un esame.
    A ca' Foscari invece è un delirio: tra settembre e ottobre c'è forse un corso; va meglio a novembre-dicembre; a febbraio-marzo è il delirio, con millemila lezioni, ovviamente sovrapposte, ovviamente con programmi immensi, ovviamente con orari che rendono impossibile lo studio.
    Se normalmente la maggioranza degli studenti di scuola superiore riesce a diplomarsi nei termini previsti, un perché ci sarà, no? Si chiama "organizzazione", e anche l'insegnamento universitario è un lavoro, dove si deve rispondere a un superiore - o mi confondo io?
  • gli stage obbligatori: per quanto ne so, è già tanto se si riceve un rimborso spese. Io ho avuto la fortuna di fare un tirocinio in biblio prima di riprendere gli studi, ma vedo che 200 ore di lavoro non pagato, che vanno a sovrapporsi a corsi ed esami, sono una gran perdita di tempo, anche perché nella maggior parte dei casi è semplice sfruttamento di manodopera gratuita, senza alcuna possibilità di uno sbocco futuro. Certo, i fortunelli ci sono e ne conosco un paio, ma giusto 2 o 3.
    Quindi, o si aboliscono, o si sostituiscono con attività di ricerca legata al percorso di studi, magari in affiancamento a un dottorando-mentore con un guadagno di tempo e conoscenza per entrambi, magari in vista della tesi, o si fa in modo che vengano rimborsati, un po' come lo è il servizio civile.
  • Premi per studenti meritevoli, oltre le classiche borse di studio-sconti sulle tasse: ad esempio, per una tesi da 110 e lode, che l'università si prenda in carico la pubblicazione.

(Benvenuti nel Regno di Utopia.)

    Gli anticipatori dei Bamboccioni

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    Prima che il papà dei bamboccioni si scagliasse contro di noi, nullafacenti scrocconi parassiti, c'era già chi poneva un limite alla giusta età di uno studente.
    Per motivi universitari, ma anche per passione mia, frequento spesso e volentieri mostre, musei e chiese d'arte: esibendo il magico tesserino di Accademia/BeniCulturali, in posti tipo Uffizi, Gallerie dell'Accademia e musei statali, mi becco l'ingresso gratuito - e ringrazio.
    Altrove mi devo accontentare della riduzione-studente, che si aggira intorno al 10-20% del biglietto intero - non sia mai che li mandiamo in fallimento! Certo, anche di questo sconto dobbiamo essere eternamente grati, dato che in diverse mostre la riduzione studenti non è nemmeno prevista.

    Divagazione: io sono una studentessa, pago le tasse, non percepisco uno stipendio, ma lo studio è il mio lavoro. Quindi non capisco perché chi fa il servizio militare possa entrare gratis nei musei, pur non avendoci nulla a che fare (sì, servizio alla Patria, rispetto, valori...non lo nego) mentre chi ne ha la necessità per studio-come-lavoro non abbia lo stesso privilegio. Chiusa divagazione.

    Oltrepassata la soglia degli enta mi sono accorta di un dettaglio, che fa la differenza: gli sconti per studenti sono validi solo fino al 29° anno di età.
    Abbiamo una data di scadenza?
    -Da consumarsi laurearsi preferibilmente entro il ...-
    Al compimento del 30° anno entriamo in possesso di una somma di denaro che ci rende indipendenti e quindi non più bisognosi di sconti?
    -Se è così, ditemelo, perché io non ho visto un centesimo-
    Il nostro status cambia da un giorno all'altro?
    -Ieri all'università, oggi nel limbo con gli ignavi, ad inseguire il bianco vessillo del magico pezzo di carta, che tanto non servirà a nulla-
    Ci è vietato interrompere gli studi per ca**i nostri e poi riprenderli quando ci pare?
    -Per la serie o adesso o mai più-
    Dobbiamo scontare una qualche forma di punizione perché siamo degli scansafatiche che a 30 anni ancora sono all'università?
    -Sì, siamo dei bamboccioni figli di papà scansafatiche ignoranti puzzoni che non sanno farsi il letto che non danno esami che non li passano perché non studiano che trovano comodo stare a casa con la mamma che fa tutto e non vogliono essere indipendenti-

    Posso dirlo? 'Fanculo.