5 mesi sono volati e secondo il pediatra è ora che Apelle cominci a mangiare qualcosa di diverso dal latte di mamma. In realtà mi aveva suggerito di iniziare a 4 mesi e mezzo ma a me pareva davvero troppo presto, stando alle indicazioni dell'OMS che consiglia l'allattamento esclusivo fino al sesto mese compiuto.
Fatto sta che a questo svezzamento bisogna pur pensare, così ho seguito un mini-corso di tre incontri e mi sto leggendo a spizzichi "Io mi svezzo da solo", tenendo da parte la tabella del pediatra che nemmeno le diete Weight Watchers sono così rigide.
Siccome il pupo ha iniziato da un po' a mettere in bocca tutto quello che gli capita a tiro, mentre cucino e lui sta sul suo seggiolone gli allungo qualcosa da "assaggiare", più per fargli sperimentare consistenze e sapori che con l'intenzione di farlo mangiare. Ma come si dice, chi ben comincia...sì, come no.
Pizia: Guarda, amore, la carota!
Apelle: Mmm-eeh-gnm (Interessante questa carota, ndr)
P: Scamorzina affumicata!
A: Ohhhmmmm (Fenomeno!, ndr)
P: Tesoro, questa è una mela.
A: Pfffffghgggffff (Madre, mi vuoi avvelenare?, ndr)
Il pediatra insiste sulla mela grattugiata, proviamo: la puntina del cucchiaino posata sulle labbra, aahm!, bleffhhhgh!!!, tutto sputato neanche gli avessi allungato il puzzone di Moena.
Eppure quando mi preparo la mela mi guarda famelico, mah.
Oggi mangiavo la pasta e Apelle di nuovo fa lo sguardo vorace - ma questa non gliela passo. Con la mela ho già provato, vediamo che fa con lo yogurt.
Occhi interessatissimi, non mollano la mia mano che si avvicina dolcemente alla bocca con il cucchiaino sporcato di yogurt. Io speranzosa glielo deposito sulle labbra, sì lo trattiene, sì lo gust...no, lo sputa. E lo sguardo famelico? Eccolo lì, non capisco cosa vuole...
Mamma, scema, dammi il cucchiaio! Oh, questo sì che è interessante!
17 maggio 2013
La prova del cuoco
27 febbraio 2013
Come vorrei essere una vacca da latte (uò-sciùbidu-uò)
Da accanita bevitrice di latte mi sono trasformata in una latteria ambulante: ah, la poesia dell'allattamento materno!
Prima di tutto, non credevo che l'abitudine del latte finto (= artificiale) fosse così radicata in passato, visto che tutti quelli della generazione precedente si preoccupano che sia io ad allattare il Apelle (figlio di Apollo, ndr) e mi fanno pure tanti complimenti: vogliamo mettere la comodità di avere il latte sempre pronto, a portata di mano, della temperatura giusta, contro la scomodità della preparazione del biberon? Basterebbe questo a far vincere tetta contro bibe 1-0.
Non credevo però che allattare fosse così complicato! Come, complicato?, vi chiederete: non basta tirar fuori la tetta e attaccarci il pupo? Magari!
In principio furono le ragadi: vai a partorire in ospedale, mi dicevano, ché sei in una botte di ferro. Come no! L'infermiera vede il mio seno martoriato, mi chiede se ho qualcosa e al mio diniego si limita a un laconico "Ah..." e se ne va. La volta successiva chiedo qualcosa, mi viene risposto "passo dopo" e il dopo lo sto ancora aspettando. Grazie, eh!
E poi vennero i dolori, per buona pace della letteratura che sostiene che allattare non deve essere doloroso. Apelle ha le mandibole d'acciaio e non ci si può fare niente. Come non posso fare niente per un difetto del mio davanzale, altra causa delle poppate extra-strong del pupo: mi ritrovo con l'idrante dei pompieri al posto di una tetta. Ridete voi, bravi: poi fate come Apollo, che al mio getto di 30 cm ha fatto un salto così. Poi mettetevi la canna di un liquidator in bocca e premete il grilletto: capirete cosa prova il piccolo Apelle quando cerca di mangiare. Ogni tanto mi sembra di torturarlo, povera stella! Siamo diventati contorsionisti della poppata, per trovare la posizione meno traumatica: manca solo a testa in giù e poi le ho fatte tutte.
Ora mi raccomando preparate i pomodori maturi e le uova marce, perché quello che sto per dire farà incavolare i genitori che agognano una notte di sonno senza interruzioni: Apelle dorme dalle sei alle otto ore filate, ma io ogni notte prego che si svegli. Non sono impazzita, ma la suddetta tetta sì: di giorno fa la brava, idrante a parte, ma ha deciso che di notte deve produrre, quindi mi ritrovo dopo appena 3 ore dalla poppata con una tetta di marmo che Michelangelo se le sognava, sulle sue statue. Per i profani, "tetta di marmo = male": prima inizia il fastidio, poi può essere doloroso e, ciliegina sulla torta, si rischia l'ingorgo. Quindi spesso e volentieri mi ritrovo a mungere me stessa nel cuore della notte, abbastanza da alleviare la tensione ma non troppo per non innescare nuovamente la produzione. Non avendo le tette graduate, non è un'operazione così semplice.
La consulente dell'allattamento dice che ai tre mesi la situazione potrebbe migliorare. Potrebbe, appunto.
In attesa della scadenza, abbastanza vicina da infondermi coraggio, mi rassegno a fare la mucca Carolina: muuu!
25 dicembre 2012
Mamma mia! - Natale per tre
Più di qualcuno passa di qui a chiedere se ci son novità: da 15 giorni ho un esserino che reclama tutte le mie attenzioni, tanto che tutto quello che ritenevo importante e di cui non riuscivo a fare a meno è passato nettamente in secondo piano.
A mezzanotte e mezza del 10 dicembre ho avvertito la prima contrazione seria e 3 ore dopo avevo mio figlio in braccio. Non ho parole per descrivere quello che è successo e la meraviglia di questo piccolo miracolo.
Tornerò, non so ancora bene quando, ma anche la Pizia ha diritto al congedo di maternità ;-)
Buon Natale e buon anno a tutti!
03 dicembre 2012
Mamma mia! - The Final Countdown
Manca una settimana al (presunto) Giorno X: presunto non solo perché è naturale sia così, non esistono ancora calcoli talmente precisi da azzeccare la data esatta dello scodellamento.
A quanto pare, infatti, il riposo assoluto cui sono stata costretta fino a 3 settimane fa - quando ormai non sarebbe stato più rischioso che il pupo nascesse - potrebbe aver rallentato il naturale percorso della fine-gravidanza quindi potrei anche partorire in ritardo. Gaudio et giubilo! Proprio io che odio qualsiasi intervento medico se non strettamente vitale, yuppi!
Per favorire l'evento, mi sto sorbendo una tisana di foglie di lampone che sa di alghe, per fortuna ne basta una tazza al giorno - ma che fatica!
E da mercoledì si comincia con le maniere forti: ho uno stanzino da riordinare, una mostra da vedere, un bel po' di balli country da ripassare.
Intanto è tutto pronto: la valigia è praticamente chiusa e il corredino del pupo è in ordine. Corredino che mi è costato un bel po' di ore a giocare all'allegro chirurgo sulle etichette, che questi sadici piazzano, belle spinose nella loro sinteticità, proprio sul collo dello sfortunato infante. Ringrazio le mie mitiche forbicine a punta affilatissima che hanno eliminato alla radice tali strumenti di tortura arrecando solo un danno, minimo, già ricucito dalle mie abili manine.
Al corso preparto ci hanno spiegato quali possano esserei sintomi di un travaglio imminente: come una diligente ipocondriaca li spunto tutti con un "celo", contrazioni comprese (ma tanto queste vanno avanti da mesi), peccato che all'appello manchi quel dolore simil-mestruale che effettivamente indica che qualcosa, là sotto, sta succedendo. Sono impaziente e curiosa, non ho affatto paura del dolore (no, non ho prenotato l'epidurale!) e la pancia, cui tutte o quasi si affezionano, mi sta rompendo così tanto che non vedo l'ora di liberarmene.
Perché provate voi ad andare in giro con 3,5 kg di panza, la schiena tutta rigida nel bilanciarla, gambe e braccia larghe per tenere l'equilibrio: con la mia giacca nera, eredità delle mie antiche manie oversize, sembro un pinguino ipertrofico. Da un po' faccio fatica a infilarmi le calze e se continua così dovrò chiedere ad Apollo di aiutarmi; le scarpe per fortuna hanno la chiusura con il velcro, quindi sono pratiche anche se terribili - ma questo passa il convento: quanto mi mancano i miei stivali! Peccato che la schiena non regga anche i tacchi.
A testa non sono messa meglio: penso solo al pupo o a nient'altro, devo scrivermi tutto in agenda e mettere mille sveglie per ricordarmi le cose che devo fare, cambio di lenzuola compreso. Avevo promesso che avrei impaginato il calendario parrocchiale - divertente neh, mica tutto santi e madonne! - ma non c'è stato niente da fare, non ne volevo sapere di scegliere foto o cercare frasi divertenti: dopo il minimo indispensabile, ho riconsegnato tutto nelle mani del parroco, per fortuna comprensivo.
Mi dedico quindi a tenere la casa in pseudo-ordine, faccio pagine e pagine di parole crociate e mi dedico all'uncinetto sperando che il lavoro riesca della misura giusta.
Per domani pomeriggio è prevista una bella nevicata: spero sia degna di tale nome, che le strade vengano intasate dal traffico o peggio che non siano praticabili. Ho passato mesi a istruire il pupo su come sarebbe ideale nascesse in un momento del genere, evitandoci così la corsa e la permanenza in ospedale. (Quando si dice idiosincrasia, non posso farci niente) Ovviamente non nevicherà o se si degnerà sarà solo la solita spruzzatina di mezzo centimetro.
08 novembre 2012
Egoist!
Ieri sera leggevo su Faccialibro lo status di un'amica - che sarebbe più preciso definire conoscente: si lamentava della soppressione del treno che avrebbe dovuto portarla a casa per colpa di un incidente lungo la linea. Le voci parlavano di un generico investimento, ma chissà perché l'amica e i suoi amici che hanno commentato il fatto davano quasi per scontato che si trattasse di un suicidio.
Sono rimasta sconvolta dalla superficialità e dall'egoismo di queste persone di fronte a una tragedia, e dalle loro espressioni di disprezzo nei confronti di un poveretto colpevole di aver turbato le loro vite perfette e fatto perdere il loro preziosissimo tempo.
Ho trascorso diversi anni da pendolare e so cosa vuol dire avere a che fare tutti i giorni con treni iper-affollati, sporchi, frigoriferi in inverno e forni in estate (per non parlare del viceversa, che sa di presa per i fondelli), con coincidenze impossibili, puntualmente in ritardo, con biglietti e abbonamenti in perenne aumento senza che ci sia un corrispettivo miglioramento del servizio e l'unica consolazione di un misero sconto all'anno, proposto ovviamente a luglio o settembre, quando gli universitari maggiori utilizzatori del servizio non hanno la necessità di una trasferta quotidiana.
So bene cosa significhi cominciare la giornata sperando che il treno sia in orario per non arrivare in ritardo a lezione, e concluderla a tarda sera con l'unico desiderio di un bagno caldo e di un paio d'ore svaccati davanti alla tv.
So anche cosa voglia dire trovarsi davanti a un ritardo indefinito a causa di un incidente, dato che purtroppo mi è capitato due volte: e ogni volta dovevo tapparmi le orecchie per non sentire i commenti stizziti di chi si trovava intralciato e chiudermi la bocca per non sbranarli.
Perché mi chiedo la gente non mette da parte la piccolezza della propria vita di fronte a un dolore, a una tragedia così grandi come può esserlo la morte di un poveraccio, soprattutto se è stata una sua scelta.
È tanto facile scadere nei luoghi comuni del "niente è irrisolvibile", "basta chiedere aiuto", "ci sono tante soluzioni diverse dal suicidio", "è un atto di egoismo/codardia", per concludere con un "se proprio deve, che lo faccia a casa propria e non venga a rompere le scatole agli altri".
Queste persone per cui è tutto così facile si sono mai chieste cosa voglia dire trovarsi a vivere un dolore così grande per cui l'unica scappatoia possibile sia solo la morte? Cosa ne sanno del chiedere aiuto? Magari quella persona ci ha provato più volte e in cambio ha ricevuto solo incomprensioni o porte sbattute in faccia. Magari le soluzioni che ha tentato non sono state sufficienti. Probabilmente la sua è stata una scelta tristemente meditata di fronte a una prospettiva di dolore e miseria.
Che ne sanno loro del senso di solitudine che provano i suicidi? Della completa inaiutabilità che avvertono attorno a sé.
Che ne sanno loro di cosa voglia dire porre fine ai propri giorni, rinunciando alla speranza che ormai hanno perso, condannando i propri cari al rimorso ma non trovando in questo abbastanza forza da farli desistere?
Di solito chi sceglie di buttarsi sotto a un treno lo fa quando passano i convogli ad alta velocità: avete presente la furia dell'attimo in cui il treno passa? Lo spostamento d'aria, lo sferragliare delle ruote, la velocità così implacabile da non poter essere fermata.
E pensate a cosa voglia dire trovarsi a morire lontano da casa, magari al freddo, al buio, lasciando dietro di sé solo un macabro puzzle irriconoscibile.
Di fronte a un fatto del genere, l'unica parola degna di essere pronunciata è "silenzio". Tenetevi per voi le vostre lamentele, risparmiate le proteste per quel tempo che state perdendo, meditate sulla vostra piccolezza e godete della vita che ancora avete.
Il mondo non gira attorno a voi.
17 ottobre 2012
Al lupo! Al lupo!
Su Faccialibro gira il link a questo articolo che avverte del ritiro del vaccino esavalente in numerosi Paesi del mondo. Io l'ho definito, in un commento, "terrorismo" e vi spiego perché.
Cominciamo dal titolo: "Pericolo esavalente: vaccino ritirato".
Negli ultimi anni le polemiche contro i vaccini sono aumentate, come conseguenza di una maggiore presa di coscienza dei genitori (bene) e di campagne allarmistiche poi smentite (male). Se ne leggono di tutti i colori, ma purtroppo a prendere piede sono le teorie complottistiche contro le case farmaceutiche che fanno soldi sulla nostra salute e contro lo Stato padre-padrone che per gli stessi soldi ci costringe a fare qualcosa di inutile se non pericoloso. Si leggono blog in cui mamme ribelli al "si deve/si fa così" proclamano che i propri figli non vaccinati stanno benissimo, che rispetto a quelli vaccinati si ammalano di meno, trovando connessioni non provate con la scelta di non vaccinare.
Il risultato è che la preoccupazione nei confronti dei vaccini pediatrici aumenta, come la diffidenza verso le istituzioni, che dovremmo supporre tese al nostro bene. Se questo è uno sprone a una maggiore coscienza, mi sta bene, ma vedo che ahimé non è così, perché a prevalere è la paura e la fiducia in persone non competenti.
Il titolo dell'articolo è fuorviante, perché il lettore capisce che *tutti i vaccini esavalenti* sono pericolosi e quindi sono stati ritirati. Falso.
Proseguo con la lettura: "Messaggio urgente per tutti i genitori che in questi giorni pensano di vaccinare i loro figli con l’esavalente". Oddyo, cosa succede? Già mi immagino schiere di genitori preoccupati, che prendono in mano il telefono per annullare l'appuntamento del giorno dopo - per non parlare del terrore di chi, magari il giorno stesso, ha già vaccinato il pupo.
Succede che l’Istituto di Stato per Controllo dei Farmaci della Slovacchia ha predisposto il ritiro di un preciso lotto di vaccini, poiché dal "controllo di qualità è stata riscontrata una contaminazione microbica dell’ambiente di produzione".
Noi non viviamo in Slovacchia, eppure la cosa sembrerebbe riguardare anche noi, per come viene posta.
Faccio presente che al supermercato, di ogni prodotto è possibile risalire allo stabilimento di produzione e al momento preciso in cui è stato prodotto, confezionato e imballato. Forse che per i farmaci ci sono controlli meno precisi? Ne dubito seriamente: con i giusti strumenti, possiamo sapere vita morte e miracoli di ogni confezione di medicinale.
Come infatti riporta "Il fatto quotidiano", "l’Italia, in ogni caso, non è interessata dal problema, perché i lotti in questione non sono stati commercializzati in Italia".
Andiamo avanti: la contaminazione microbica riguarda l'ambiente: "È riportato che i prodotti finali della lavorazione (cioè il vaccino in oggetto) non sono microbicamente contaminati, ma, allo scopo di assicurare il mantenimento dello standard di qualità, l’ente di registrazione accetta il ritiro del farmaco [...] dalle farmacie e dai fornitori sanitari".
Cosa significa? Che nei vaccini non è stata riscontrata alcuna contaminazione, ergo sono tali e quali a fratelli di altri lotti.
Cito nuovamente "Il fatto": "Si sottolinea che il ritiro non è stato disposto dalle autorità a seguito all’emergere di problemi (ad esempio aumento delle reazioni avverse per quel vaccino), ma direttamente dalla ditta produttrice per controllarne la qualità".
Quindi il ritiro è una forma precauzionale: "Dai paesi in cui il farmaco è stato ritirato non c’è stata nessuna rilevazione di effetti avversi. Cioè, nessun bambino ha subito danni" (ancora "Il fatto"). Di questo, l'articolo che sto mettendo in discussione non fa parola.
Possiamo controbattere dicendo che la rassicurazione proviene dalla ditta farmaceutica, ma mi chiedo: se anche uno solo dei bambini vaccinati con il lotto incriminato avesse avuto conseguenze legate alla contaminazione, forse che non l'avremmo già saputo?
Ritorno al testo dell'articolo:
Il documento ufficiale dice che: “I pazienti che sono stati vaccinati con questo vaccino non sono a rischio a causa del vaccino stesso che soddisfa tutti i requisiti di qualità”. Cioè, il vaccino va benissimo e soddisfa tutti i requisiti di ottima qualità … eppure l’hanno fatto ritirare immediatamente! È difficile comprenderne il motivo, almeno per noi comuni mortali.È difficile comprendere il motivo del ritiro? Io lo chiamo precauzione e buon senso.
Facciamo finta che la parrocchia vi abbia chiesto di preparare una torta per la festa dei bambini di prima elementare: seguite la ricetta, con tutti gli scrupoli igienici del caso. Stoviglie pulite, uova freschissime, burro aperto appositamente, farina ben setacciata per verificare l'assenza di eventuali farfalline del cibo. La torta è pronta, però vi accorgete che il gatto ha fatto pipì nello scatolone della carta riciclata, che tenete in cucina. Cosa fate? Portate lo stesso la torta ai bambini? Chiacchierate magari con le altre mamme del vostro gatto dispettoso che ha scambiato la carta da riciclare per una toilette privata mentre stanno mangiando la torta che voi avete preparato vicino al luogo del misfatto?
Seguono le specifiche delle "classi di urgenza" dei ritiri dei medicinali, con tanto di punti esclamativi che non si sa siano presenti nel documento originale o se invece siano aggiunti da chi scrive.
Ora, per il vaccino in questione l'urgenza di ritiro è la massima: dobbiamo preoccuparci? È un sinonimo di pericolo mortale? Così ci è fatto intendere: "le urgenze che minacciano potenzialmente la vita oppure possono causare gravi danni alla salute".
Io sono una casa farmaceutica che produce vaccini pediatrici, mi accorgo che c'è stato un difetto nella produzione che non inficia la sicurezza del vaccino, ma voglio che i miei clienti si fidino di me, quindi predispongo il ritiro dei prodotti. Cosa faccio, me la prendo con calma o lo faccio nel minor tempo possibile?
Più tempo passa, più è probabile che il vaccino venga somministrato: la notizia è di dominio pubblico, non sto cercando di insabbiare nulla, ma vorrei evitare di scatenare il panico in chi scoprirà di rientrare nel lotto incriminato. Sbaglio?
Arriva quindi la spiegazione di cosa sia il vaccino esavalente: anti-poliomielite; anti-difterite; anti-tetano; anti-epatite; anti-pertosse; anti-Haemophilus influenzae di tipo B. Tutto qui? No, non manca la teoria del complotto: "6 antigeni che dovrebbero proteggere i nostri figli".
Il condizionale instilla un dubbio: ma il vaccino funziona o no?
Il richiamo ai figli va a toccare la nostra sensibilità.
Ancora: "in Italia le vaccinazioni pediatriche obbligatorie (eccetto il Veneto, ndr) sono 4" ma "dal 2001, è stato messo in commercio il vaccino esavalente (un’unica fiala vaccinale contro 6 germi [germi? un farmacologo mi parla di germi? - ndr]) che è stato silenziosamente imposto scalzando i 4 vaccini prima disponibili (oggi ben difficilmente reperibili singoli) e i genitori si sono trovati obbligati, senza alcuna legge dello Stato, a somministrare ai loro figli 6 vaccini contemporaneamente invece dei 4 obbligatori."
Questo ha qualcosa a che fare con il problema della contaminazione di un lotto di vaccini? A me pare di no: la chiamo polemica gratuita, tirare acqua al proprio mulino (di detrattore dei vaccini).
Occhio: "Le notizie sono recentissime e pare che le Nazioni che hanno preso la decisione di ritirare il vaccino [nome] siano in aumento."
L'articolo apre con la notizia di una contaminazione ambientale di un laboratorio, che non riguarda il prodotto: è corretto proseguire con un elenco delle nazioni che hanno predisposto il ritiro del farmaco, ma subito prima di questo punto c'è un paragrafo che chiude con "[...] nonostante si sappia che il rischio che un bambino ha di subire danni da vaccino è tanto maggiore quanto più il bambino è piccolo e tanto è maggiore il numero di vaccini somministrati contemporaneamente".
Cito nuovamente, " ritirare il vaccino [nome]", non quel lotto particolare: così sembra che Slovacchia, Spagna, Germania, Australia, Francia, Canada abbiano ritirato *tutti* i vaccini esavalenti perché potenzialmente pericolosi.
Chi scrive rassicura "che i lotti in commercio in ogni Paese sono diversi da quelli degli altri Paesi e quindi non serve verificare se i bambini italiani hanno ricevuto uno dei lotti suddetti."
Bene, che bello! Dovremmo stare tranquilli...anzi, no, perché "Sono la [casa farmaceutica] e il nostro Ministero della Salute che ci devono dire se i lotti finora commercializzati in Italia erano o meno a rischio di contaminazione." E...? L'hanno fatto? Chi scrive non lo dice, aumentando la mia preoccupazione e diffidenza nei confronti di casa farmaceutica capitalista e mangiabambini (ma non erano i comunisti?) e di Stato dittatoriale.
L'informazione continua, giustamente: si parla di contaminazione, è corretto specificare quale sia l'agente contaminante e quali possano essere i problemi ad esso collegati.
Primo brivido: "piccola contaminazione". Da un farmacologo pretendo più precisione: "piccola" è relativo, tantopiù che si sta parlando di microbi.
Ma andiamo avanti: il bacillo incriminato provoca intossicazioni alimentari che si manifestano entro 15 ore dall'assunzione di cibo contaminato. Vengono evidenziate le conseguenze peggiori, ma non l'incidenza della contaminazione.
Vero è che questo è un caso particolare, perché il bacillo si trovava nell'ambiente di produzione del vaccino: "[...] ci assicurano che il rischio di contaminazione del vaccino da parte di questo batterio è praticamente inesistente [...] ma considerando che questo vaccino viene inoculato a bambini il cui sistema immunitario è tutt’altro che predisposto a ricevere un simile insulto, il pericolo resta ugualmente molto grave!". Eppure all'inizio l'autore si chiede il perché del ritiro immediato dei vaccini, che lui stesso definisce un "insulto" nei confronti di povere creature in pericolo. Torniamo al complotto dei cattivi contro gli indifesi.
Veniamo informati che "il nostro Ministero, invece, tace, anche se pare che i Laboratori [...] di Verona siano tra quelli che producono il vaccino per la Germania e i tedeschi hanno prontamente ritirato i vaccini sospetti di contaminazione".
Ripeto, la contaminazione è avvenuta in un laboratorio preciso, non in Italia: cosa c'entra questo con il caso in questione? Niente, direi. Eppure viene nuovamente instillato il dubbio che l'Italia sia sempre l'ultima della classe, che mentre gli altri prendono precauzioni sta a guardare.
Ritorna ancora il complotto: "Chi sapeva che il vaccino esavalente [di altra casa farmaceutica] è stato sospettato di aver causato numerosi casi fatali di edema cerebrale nei neonati e che per questo nel 2006 è stato ritirato e sostituito dall’attuale [vaccino]".
Leggo bene, 2006; e pure vaccino di diversa casa farmaceutica: saltiamo di palo in frasca?
Seguono 12 punti che spiegano perché i vaccini non sono utili o peggio perché potrebbero essere dannosi. Ancora fuori tema. A meno che l'obiettivo non fosse quello di trovare un ulteriore pretesto per screditare i vaccini - la contaminazione ambientale relativa a un unico lotto.
Conclusione: "mi permetto di dire che noi tutti siamo stanchi di queste continue notizie allarmanti sugli effetti dei vaccini pediatrici".
Ma chi ha fatto allarmismo qui? Una casa farmaceutica che per precauzione ha ritirato un prodotto innocuo o un farmacologo che coglie la palla al balzo per instillare dubbi, provocare insicurezze e risentimento, fare propaganda alla propria campagna?
Le notizie allarmanti sono state riportate dall'autore dell'articolo, non dimentichiamolo.
Questo io lo chiamo terrorismo: è il contrario di quella che dovrebbe essere una corretta informazione, chiara e imparziale. È sfruttare le insicurezze delle persone, facendo credere che ci sia un Qualcuno di Cattivissimo che sta cercando di imbrogliarci tutti. È fomentare la diffidenza nei confronti delle Istituzioni e convincere che tutto ciò che viene imposto dall'alto è male.
Informazione dovrebbe essere tutt'altro: presentare la notizia, spiegare le circostanze e le possibili conseguenze, senza divagazioni fuori tema, e infine fornire i mezzi per approfondire.
Nota bene:
- Non ho citato il nome del farmacologo perché questa è una critica verso quello che scrive in questo preciso articolo, non verso di lui e il suo lavoro: lavoro che, con queste premesse, dubito leggerò o prenderò sul serio.
- Non ho citato il nome del vaccino e della casa farmaceutica per lo stesso motivo.
- Non dirò se sono pro o contro le vaccinazioni pediatriche: non è questo l'obiettivo del post.
- Non ho messo in discussione i 12 motivi per cui, secondo il farmacologo, i vaccini pediatrici siano pericolosi: ripeto che non è questo il tema, ora.
- Non sto giustificando l'obbligo delle vaccinazioni da parte dello Stato, o delle richieste (che mi dicono essere pesanti/pressanti/terroristiche) da parte dei servizi sanitari locali affinché i genitori contrari vaccinino comunque i figli.
16 ottobre 2012
Mamma mia! - 4: coccodè
È un mese che me ne sto sulla mia poltrona di Nostra Signora dei Mobili Svedesi, a riposo, circondata da tutto ciò che può servirmi: libri, settimane 'nimmistiche, lana e ferri e uncinetti, riviste di maglia per neonati, computer.
Il mio sedere sta prendendo la forma della poltrona, come se non avessi già abbastanza fisime sul mio fisico bestiale.
Ovviamente questa vita da eremita non porta chissà quali emozioni né eventi epici degni di essere raccontati. Chenoiachebarba.
Oh, ci sarebbe il corso preparto, ma la prima lezione cui ho partecipato è stata un tale disastro che preferisco sorvolare. Spero che le prossime riabilitino l'opinione che ho dell'ostetrica.
Ci sarebbe anche il dettaglio di quel cocomero gigante che mi ritrovo al posto della panza e che rende impossibile chiudere le felpe, figuriamoci indossare i maglioni - ma l'inverno sta arrivando (cit.) e io, pur con le scaldane da gravidanza, soffro il freddo, e l'immobilità non aiuta. Devo correre ai ripari: spero di aver tenuto da parte qualcuno dei miei maglioni oversize che mi piacevano tanto, una volta.
Se sparisco ancora, pensatemi qui, nel mio salotto, a covare il mio pulcino.
(Ancora due mesi, posso farcela!) (Argh)
