Bianco Natal

21 dicembre 2009 |

Adoro la neve, questo soffice mantello che ricopre ogni cosa, facendola sembrare pulita, coccolosa e magica. Adoro il suo silenzio ovattato, che allontana i rumori caotici della vita di tutti i giorni. Adoro come tutto sembra rallentare, prendere una dimensione più umana.
Mi piacerebbe vivere in un posto dove nevichi seriamente almeno due settimane l'anno, anche non consecutive: starei ore a guardare i fiocchi che scendono lievi, mi divertirei a spalare il vialetto di casa, mi coccolerei con una cioccolata bollente davanti al camino, dopo aver trascorso un pomeriggio sullo slittino o a fare palle di neve.
La mia casetta è già magica di suo: da sabato lo è ancora di più. Tutto intorno si vede solo bianco e si sente solo il silenzio: fa sempre più freddo, ma in fondo sono contenta.
Se non fosse per un dettaglio, minuscolo, infinitesimale: la strada di accesso per le automobili non viene pulita dal comune, spetterebbe ai frontisti - fin qui non ho nulla in contrario. Il problema è che i miei vicini hanno il cancello principale sulla strada comunale, regolarmente pulita e cosparsa di sale, quindi perché prendersi la briga di spalare il tratto di loro competenza? A questo si aggiunga che quel che resta del viottolo che porta alla strada principale è di cemento, completamente liscio: i signori che vi transitano hanno la fortuna di possedere un 4x4, così non devono fare la fatica di pulire la strada. Che puntualmente si trasforma in una lastra di ghiaccio, dato che codesti signori nemmeno ci spargono il sale - porta male, no?
Per fortuna ho riempito la dispensa e il congelatore - mica mi chiamo Pizia per niente: per gli spostamenti sulle lunghe distanze posso contare su Apollo, per quelli a breve raggio mi arrangio sulle mie gambe. E la mia macchina si muoverà solo col disgelo - sempre che non decida di arrischiarmi risalendo il colle, lungo la strada del bosco. Mal che vada, incapperò nel lupo cattivo.

Racconto di Natale

17 dicembre 2009 |

Un anno e due giorni fa sbarravo le finestre sul mondo esterno, per un mese e mezzo: ho ricordi molto vaghi di quei 45 giorni, l'unico punto fermo è il mio letto pieno di coperte, e la sottoscritta sotto.
Natale...Natale...so che l'abbiamo festeggiato qui, con i soliti parenti; di Capodanno qualche fotogramma in più ce l'ho, ancora qui, con gli amici del calcio e la nevicata di mezzanotte. Tutto il resto è nebbia (cit.)

Quest'anno è invece anche troppo pieno: una casa da mandare avanti, con tutte le preoccupazioni del caso (spesa, cucina, pulizie, lavatrici, riscaldamento), gli esami in avvicinamento, tonnellate di libri da leggere, la coperta comunitaria,  amici vecchi e nuovi e ritrovati, il country, qualche pensierino sulla danza del ventre (che se non fosse per il problema soldini non ci penserei due volte: a proposito, qualcuna è interessata a una gonna da flamenco, doppia ruota, crépe di seta nera, fatta a mano?)

Ecco, quindi se per caso dovessi sparire per un po', è perché ho troppo di tutto per la testa.

Trasloco!

15 dicembre 2009 |

L'inverno è arrivato con il suo gelo: la brina copre i campi e il freddo avvolge nella sua morsa casetta mia.
Qui i lavori sono stati fatto al contrario: prima l'estetica, poi la funzionalità. Via al pavimento rinnovato (che sarebbe costato di meno rifarlo, con tanto di riscaldamento a pavimento), alle tinte interne ed esterne, al porfido attorno al perimetro. Intanto la caldaia a gasolio è rimasta finché non è definitivamente defunta, a 3 giorni dal Natale dello scorso anno; i vetri sono sottili come una velina (per fortuna i serramenti tengono botta); manca una recinzione che delimiti la proprietà e scoraggi eventuali intrusioni (vabbé, questa è un optional).
Il vero problema sono i vetri, manca poco di trovarci la brina all'interno: la stanza dove dormo ha una finestra grandicella, ma non ricordavo che gli anni scorsi fosse così fredda. Anche tenendo la tapparella abbassata tutto il giorno per isolare il vetro un po' di più dall'esterno, con il termosifone che va dodici ore, la temperatura non sale oltre i 15 gradi.
La Pizia è un animale a sangue freddo: necessita di calore e non disdegna affatto caminetti, stufe e le mitiche termocoperte. Con un piumone e un piagiama di pile dormo come un sasso: i problemi sopraggiungono nel momento del passaggio da vestiti a pigiama e viceversa.
Un esperimento rapido ed efficace ha dimostrato che la stanza attigua alla mia, forse perché più piccola, è anche più calda - 17,5 gradi, le Hawaii in confronto! E così, dato che il mio letto è l'unico con una rete a doghe, mentre le altre presentano diversi gradi di sfondamento, ho spostato letto matrimoniale, comò e cassettone nella cameretta attigua.
Piena come un uovo, sembra l'angolo di un rigattiere che non sa più dove mettere i mobili: ma a me piace. Ed è calda, oh!

Idiosincrasie

14 dicembre 2009 |

Da quando il mio Maestro mi disse "non puoi amare Van Gogh e andare all'IperF*amila", ogni volta che mi trovavo a metterci piede mi sentivo un po' come Giuda, sia verso il Maestro che verso Vincent.
Checché se ne dica, i centri commerciali hanno una loro utilità: mettono insieme negozi disparati che se ti toccasse andarci uno per uno perderesti una giornata intera. D'altra parte sono un inno al consumismo che metà basta e puntualmente ne esco nauseata. A questo aggiungo il fatto che se devo recarmici da sola, vengo presa dall'ansia: sarà il luogo troppo grande, sarà la quantità infinita di prodotti esposti, saranno le corsie che sembrano un labirinto, io mi sento male. Mi avvinghio al carrello come fosse l'unica ancora di salvezza, procedo a testa bassa, orientandomi alla bell'e meglio tra gli scaffali, che per fortuna hanno un (dis)ordine costante nel tempo, prendo quello che mi serve più in fretta che posso, sperando di rientrare nei dieci pezzi da cassa rapida, e fuggo neanche fossi Bach.
Tempo fa ho scoperto un antidoto alla mia ansia da ipermercato (no, non è il valium): lettore mp3 a palla :D
Presenta diversi vantaggi: prima di tutto, crea una sorta di barriera tra me e il mondo esterno; poi esclude il vociare confuso degli altri clienti; e da ultimo, ma non per importanza, copre le musiche (orribili) e le pubblicità (orrende) che la radio-ipermercato propone. Mette anche a tacere il piccolo Giuda, che si rintana in un cantuccio zittito dal "siamo costretti a venire qua perché solo qui c'è X, Y e Z".
Da quando abito da sola, ci vado meno spesso (non che prima ci andassi chissà quanto): i prezzi sono solo un finto-ribassato, quindi cerco di arrangiarmi con il discount - che tra l'altro è sotto casa (peccato ci sia il bosco giusto un po' ripido, per tornare con la spesa mi servirebbe la fune da arrampicata).
Oggi purtroppo sono stata costretta ad andare : munita di mp3 e lista della spesa, per non farmi prendere la mano, mi avventuro nell'incubo peggiore, l'ipermercato-sotto-Natale. Non guardo le decorazioni, non faccio caso alle piramidi di panettoni e pandori e tutto ciò che una mente contorta riesce a partorire pur di farti spendere (il pandoro tiramisù, ma è mai possibile?!?).
Arrivo alla cassa sana e salva: sto per pagare e la musica nelle mie orecchie si ferma - batteria scarica? No, destino burlone: non appena riprendo in mano il carrello per uscire, odo lei, "Last Christmas". -.- 
Come diceva Lupin, "viaaaaaaaa!!!"

Piccoli avocado crescono

11 dicembre 2009 |

Il 3 agosto ho iniziato l'esperimento del seme di avocado.






Per la prima radichetta ho dovuto aspettare due mesi. 



In venti giorni è cresciuta un bel po': nel giro di un altro mese la radice principale si è riempita di altre radici, che hanno invaso il bicchiere.



E finalmente ieri è spuntato il primo germoglio!

La fabbrica di plastica - 2

|

Non c'è cosa peggiore che sforzarsi e impegnarsi per un obiettivo, che magari è una goccia nel mare, ma è già qualcosa, e trovare che c'è qualcuno che ti mette i pali tra le ruote. E non puoi farci niente.
Da un po' sto prendendo delle medicine, e devo prendere proprio queste:


Il barattolo a sinistra è quello standard: contiene 30 pastiglie, quella robina lì bianca davanti al righello. Il barattolino a destra è il campione ridotto per i medici, contiene 10 pastiglie.
Le 30 pastigliette coprono appena il fondo del vasetto grande: quello piccolo contiene tranquillamente le sue dieci più le trenta, e avanza ancora spazio.
Sarò tonta, ma non capisco il perché di tanto spreco: se la confezione è così grande perché è più evidente e il paziente non si dimentica la medicina, allora facciano un blister fosforescente!
O ancora meglio: il kit nontiscordardime, una scatoletta con apposito alloggiamento per una freccia tipo il dito della pubblicità della moka. Geniale, no?

Senza parole

09 dicembre 2009 |

Black Cat ha chiuso: la seguivo da un annetto e mi ero affezionata a lei. Madre di due bimbi meravigliosi, donna forte e straordinaria: una leonessa.
Chi ha avuto la fortuna di conoscerla lo sa: mi dispiace invece per chi non potrà farlo.
Chissà se gugolando passerà di qui, è assurdo ma un po' ci spero: perché non saprei in che altro modo mandarle il mio abbraccio virtuale.

Quattro quarti alle pere

|

La Quattro quarti è la prima torta che ho fatto, con la supervisione di mamy: tutta orgogliosa l'avevo portata dai nonni, che l'hanno elogiata nonostante la sua semplicità. Ricordo che l'avevo decorata con gli zuccherini, ma che forse per l'umidità del dolce non ancora raffreddato o per il caldo della stagione, si erano tutti sciolti. Forse l'avrò ripetuta un paio di volte, poi son passata a dolci più elaborati.
La settimana scorsa sono passata dal mio fruttivendolo di fiducia, che di solito mi dà frutta non del tutto matura, così la conservo più a lungo: stavolta mi ha fatto un brutto tiro, dandomi delle pere anche troppo mature. Non avevo nessuna voglia di farne indigestione, tantomeno di buttarle: da un po' avevo addocchiato una conserva di pere sotto spirito, ma queste erano davvero un po' troppo mature per rischiare, così ho optato per il dolce.
Quello con cioccolato e rum ormai mi ha stancata, volevo una torta "bianca": nelle mie innumerevoli ricette non ho trovato l'ispirazione, quella che avrei voluto fare era a casa di mamy e non potevo chiamare per farmela dettare, dato che era l'ora del coprifuoco. Ho optato allora per la Quattro quarti, soffice e delicata.
Gli ingredienti sono semplicissimi:

* 3 uova
* stesso peso di zucchero, burro, farina
* lievito qb, a seconda della quantità della farina

Le dosi sono per una teglia da 4 persone: eventualmente si può aumentare il numero delle uova.
Ho aggiunto anche un po' di grappa per profumare l'impasto: sopra ho disposto 3 pere a spicchi, ma sarebbe meglio usarne 4, per fare più strati di frutta.
In forno a 180°: per i primi venti minuti ho tenuto la teglia coperta con un foglio di alluminio, per evitare che le pere si bruciassero, dato che bastavano a comporre un unico strato - con più strati di frutta non serve. Ho proseguito la cottura per altri 20 minuti senza l'alluminio.



Il bello e il buono del dolce è che la pasta, lievitando, ha inglobato le pere, lasciandole morbide: sopra si è formata una crosticina croccante, è una delizia!

La custode di mia sorella

07 dicembre 2009 |

Ho acquistato il romanzo ormai 5 anni fa: l'ho divorato e adorato. E' una storia raccontata da ciascuno dei protagonisti: Kate all'età di 4 anni si ammala di leucemia e l'unica cura è un trapianto di midollo, ma genitori e fratello maggiore non sono compatibili. C'è una soluzione al limite della legalità: concepire un bambino in vitro, selezionando il codice genetico in modo che sia compatibile con quello di Kate. Nasce così Anna, la cui unica incombenza dovrebbe essere l'innocua donazione del cordone ombelicale. Quello che i medici non hanno previsto, però, è che la malattia di Kate sarebbe peggiorata: di anno in anno, Anna viene costretta per amore a subire prelievi di sangue o di midollo, con relative complicazioni.
All'inizio del racconto, Kate è nuovamente in pericolo di vita e necessita di un rene nuovo: ma Anna non ci sta e fa causa ai genitori per poter essere lei a decidere del proprio corpo. L'avvocato Campbell Alexander la sostiene in questa battaglia legale: sempre accomapgnato da Judge (Giudice), un cane guida particolare, ha un passato che emergerà poco alla volta durante il racconto.
In questo romanzo corale trovano posto sentimenti di ogni genere: il dramma di un genitore che viene costretto a sarcificare una figlia per salvare l'altra, il senso di inutilità di un fratello che non può contribuire in nessun modo, la scelta dura di una giovane vita che ancora ha tutto davanti a sé, il dolore di una ragazza che non ha mai vissuto. Voto: 10

Di rencente, è stata realizzata la trasposizione cinematografica, con due protagoniste d'eccezione: Cameron Diaz e la "Little Miss Sunshine" Abigail Breslin. Alla svampita di "Tutti pazzi per Mary" non avrei dato un centesimo: non la vedevo proprio nella parte della madre tosta e combattiva che avevo conosciuto nel romanzo. Che sorpresa invece vederla in un ruolo impegnato e impegnativo. Abigail-Anna è altrettanto brava, nonostante la sua giovane età.
Nel vedere un film tratto da un'opera letteraria è difficile non fare confronti: solitamente se ne esce insoddisfatti, anche se la ragione fa ben capire che è impossibile trovare ogni dettaglio di un romanzo in quasi due ore di pellicola.
In questo caso i cambiamenti sono stati parecchi, ma avevano un loro senso e non hanno tolto profondità e sentimento alla storia.
Fino a poco prima della fine: come snaturare il Senso del romanzo, in nome di cosa, poi?