19 ottobre 2014

Cose tristi

Sono ancora viva, ma se scrivo dopo tanto tempo è perché qualcuno non lo è più. Scrivo qui, piuttosto che su facebook, come hanno fatto in tanti, perché era un lettore abituale dell'Antro nonché pungente commentatore.
Cotton se n'è andato la notte di giovedì scorso, da solo, come se già andarsene per sempre non sia abbastanza doloroso. Aveva poco più di 40 anni.
Io l'ho conosciuto sulle pagine di Wikipedia, in occasione di un lavoro stressante e massiccio di correzione e riscrittura di voci di opere d'arte, tutte con il titolo errato e in evidentissima violazione di copyright. Di quella volta ricordo la sua pacatezza, che talvolta andava a smorzare la mia incavolatura.
Ho avuto modo di conoscerlo dal vivo, in occasione di Festambiente a Vicenza, quando Wikimedia aveva uno stand, e in quelle due giornate trascorse alla facoltà di Economia a Venezia, per parlare del progetto.
I ricordi della real life sono offuscati, restano a galla la sua risata gioviale e le sue sigarette mefitiche.
Ho ricevuto la notizia venerdì,  da Demart, in un modo così assurdo che non sono riuscita a rendermi conto della cosa fino a oggi, quasi, nonostante le telefonate di altri amici wikipediani a conferma che quella chat surreale diceva il vero. Surreale perché il messenger di FB per cellu ha uno strano modo di mostrare i messaggi e l'ultimo che mi aveva lasciato Demart, qualche settimana fa, era "sto ancora ridendo". E di seguito "hai saputo?". No, cosa? "Cotton è morto". Ecco, grazie cari sviluppatori dell'app, per aver contribuito involontariamente a un dialogo degno di Ionesco.
Solo oggi, leggendo i messaggi al Bar wikipediano e nella talk di Cotton, comincio a rendermi conto che è vero. E sono triste e arrabbiata, come credo lo siamo tutti.
Nell'ultimo periodo wikipediano non mi trovavo più d'accordo con lui come una volta, tendevo anzi a evitare le discussioni con lui,  per non parlare di qualche commento qui nell'Antro che mi aveva fatto girare le scatole. Ma restava comunque la stima per una persona impegnata e appassionata, che ha dedicato tempo e fatiche a un progetto che ancora porta la sua impronta e, mi auguro, sempre la porterà.
Sono ancora combattuta all'idea di andare a funerale, domani. Un po' perché avrei qualche remora a lasciare Apelle per il secondo pomeriggio di seguito ai nonni, ma soprattutto perché vorrei ricordare Cotton vivo, ricordare le risate e non le lacrime. Vorrei ritrovare i miei amici, che non vedo da tanto tempo, per un motivo più allegro, perché trovarsi ai funerali lo fanno i vecchi. E con loro vorrei ridere e parlare di cose belle. Sarebbe bello fossero così, i funerali, un po'come in America, con gli amici e i parenti del defunto che parlano e si consolano e magari scherzano e ricordano le cose belle. La messa, i canti,  i riti...li trovo così tristi e vuoti.
Non andrò,  domani, ma per Cotton lavorerò un po ' a Wikipedia, come quando lo facevamo in squadra, da patroller e admin.
Arrivederci, Cotton, e grazie di tutto il pesce.

22 aprile 2014

Telegramma

Sono viva - stop - Apelle cresce bene - stop - Il corso di Web Designer & Developer sta volgendo al termine e promette grandi soddisfazioni - stop - Sito nuovo in costruzione - stop - Salumi&Baci a tutti gli oracolanti - stop stop.

19 febbraio 2014

A volte ritornano

Ogni tanto torno ad aggiornare queste pagine - l'ultima volta è stato pure un mezzo scherzo (mi è anche andata male, speravo di ricevere davvero la lana, ma niente). Già normalmente il tempo a mia disposizione è minimo, ma ultimamente si è dimezzato e, come se non bastasse, Apelle ha mire di diventare il più giovane hacker della storia.
Da un mese ho iniziato un corso di web design, finanziato dalla provincia (quindi mi pagano pure per farlo), che mi piace tantissimo ma che mi impegna tutti i pomeriggi - praticamente vado via dopo pranzo e arrivo per ora di cena. Di conseguenza quando sono a casa non faccio altro che caricare lavatrici e asciugatrici, e cucinare, giocando con Apelle nel frattempo. La sera è uguale a divano+tv, per la serie "spegniamo il cervello per un po'".
Ogni tanto riesco a leggere e, molto raramente, mi metto al pc. Ringrazio il cielo (e mamma e suocera :-P ) che non devo stirare, ci mancherebbe solo quello. Non mi sto lamentando, anzi sono molto contenta di questa scelta. Per fortuna ho trovato appoggio in famiglia, perché senza le nonne non potrei frequentare le lezioni. Mi dispiace solo non avere tempo di fare esercizio a casa, fosse anche solo navigare alla ricerca di siti interessanti. Il colmo è che a scuola non abbiamo la connessione -.-'' quindi non posso nemmeno approfittare delle pause (e il mio contratto telefonico non permette di usare lo smarsfon come modem per un pc).

Prima o poi arriverò a farmi un sito tutto mio, non mancherò di mettere un link. Conoscendomi, temo sarà nel post successivo a questo.
Au revoir!

18 novembre 2013

Mai dire Maibosci

Interrompo la mia latitanza per rendervi partecipi di una sorpresa che ho da poco ricevuto: seguo un blog da diverso tempo, anche se non mi ricordo né come l'ho trovato né perché, in fondo, continuo a seguirlo. La titolare è simpatica, ma forse mi colpiscono maggiormente le sue sfighe, che affronta con un discreto savoire-faire e che per un banale ma comunque efficace "mal comune mezzo gaudio" riesce sempre a farmi sorridere.

Ora, questa persona davvero ammodo nei giorni scorsi si è trovata imparpigliata nella realizzazione di un berrettino, di quelli che vanno tanto di moda e che la sottoscritta già faceva da eoni: il mio occhio clinico e la mia innata gentilezza mi hanno portata a suggerirle come migliorare il suo lavoro e lei, per ringraziarmi, ha spontaneamente scelto di destinare alla sottoscritta un kit omaggio per realizzare i suddetti cappellini.

Non potevo non esimermi dal ringraziarla pubblicamente: trovate tutta la storia qui, mi raccomando leggete fino in fondo.

A presto (spero)

14 agosto 2013

W la mamma!

Lo porti in grembo per nove mesi. Combatti contro le nausee mattutine (e pomeridiane e serali). Trascorri gli ultimi quattro mesi alla ricerca di posizioni comode per dormire, cercando di placare un mal di schiena che neanche lo yoga scaccia.
Partorisci, maledicendo la Bibbia, l'evoluzione, tuo marito, l'ostetrica e tutto il mondo.
Arrivano le ragadi, gli ingorghi, gli zampilli di latte in stile fontane del Bellagio.
Consumi le pantofole e scavi un solco in corridoio a forza di fare avanti e indietro per calmare le colichette.
Diventi nottambula e per combattere il sonno cerchi di escogitare metodi per farlo dormire.
Cerchi di ricordare le canzoncine che cantavi all'asilo per calmarlo, inventi ninne nanne con i cori da stadio, racconti storie prendendo spunto dalla tua vita.
Ti trasformi in latteria ambulante, culla, palestrina, passeggino.
Lo intrattieni con qualsiasi cosa ti capiti per le mani, da una bottiglia di shampoo alle chiavi della macchina (e non ti lamenti se il telecomando coperto di bava non apre più le porte).
Te lo porti ovunque, dalla cucina al bagno.
Rinunci al parrucchiere e preferisci un taglio a zero manutenzione.
Ti svegli all'alba e vai a dormire con le galline.
Mangi se lui ha mangiato, dormi se lui dorme.
I film li vedi a puntate e il cinema è un lontano ricordo.
Diventi esperta di facce buffe per farlo ridere. Lo consoli quando piange. Sopporti i suoi morsi perché sta mettendo i denti.
Non dormi una notte intera da quando è nato.
Non hai più tempo per te (qualche volta ti chiedi se esista ancora un "te").
Rivoluzioni la tua casa e la tua vita.
E la sua prima parola di senso compiuto qual è?

PAPÀ.

10 luglio 2013

10 cose che odio dell'estate

Pendo spunto da Nuvolette e Katiu, sono secoli che non mi attacco a un meme :-)

  1. Il caldo afoso: l'umidità che ti si appiccica giorno e notte e che senti anche senza muovere un muscolo, non la sopporto proprio. Rimpiango ancora i 46°C della Valle della Morte, secchi ma secchi che non si formava la condensa nemmeno sui bicchieri di bibita ghiacciata.
  2. Le zanzare: altra banalità, ma ho il sangue dolce e finisco per essere presa di mira dalle maledette. Di cospargermi di Autan e simili non ci penso nemmeno, ho già il mio daffare con l'appiccicaticcio dell'afa, ci manca solo quello. Quest'anno poi le odio anche di più, perché mi divorano il pupo.
  3. I cibi caldi: adoro insalata di riso e pasta fredda, ma bisogna cucinarle, quindi aspetto che le prepari la mamma o la suocera :-P Con il caldo mi passa la voglia di stare ai fornelli e pure di mangiare: mi tengo in forze con frullati à-gogo.
  4. Il lampione di fronte casa: all'angolo del parcheggio del mio condominio sta un lampione che, non si sa perché, è più luminoso di quelli lungo la strada - forse per il bar lì vicino? Fatto sta che me lo trovo sparato in casa, con particolare fastidio per la camera da letto, visto che mi illumina a giorno il cuscino, rendendo impossibile prendere sonno. Se voglio dormire, devo abbassare la tapparella e dire addio all'aria fresca della sera, l'unica che entra in casa a dare sollievo.
  5. Le finestre aperte: nel senso che se vuoi rinfrescare la casa devi aprire le finestre, ma così non puoi uscire di casa - sarebbe come servire i tuoi preziosi su un piatto d'argento al primo ladruncolo che passa. E se vuoi uscire devi chiudere tutto, trovando la casa come un forno al tuo ritorno. E per colpa del lampione di cui sopra non puoi dormire con la finestra aperta.
  6. I peli superflui: li odio sempre, ma in particolar modo con la bella stagione, che non concede il lusso di sgarrare. Niente ceretta per colpa dei miei capillari delicatissimi, quindi vai di lamette. Ogni due giorni. 
  7. Il mare: fa caldo anche là e il vento che ogni tanto soffia non arreca alcun sollievo. Non mi piace fare il bagno e odio la sabbia. Per i capillari delicati di cui sopra non posso nemmeno prendere il sole sulle gambe. L'ultima vacanza al mare che ho fatto, nel 2008 (!) l'ho trascorsa praticamente sotto l'ombrellone, a leggere. Posso farlo anche a casa mia, gratis.
  8. La piscina: anche peggio del mare, fa più caldo perché non c'è vento, è strapiena di gente, non mi piace fare il bagno, devo stare all'ombra e mi tocca pure spendere soldi.
  9. L'aria condizionata a palla: a casa mia ogni tanto la accendo, ma giusto quel poco che basta per respirare. Non tollero gli eccessi, come in treno o in certi negozi, alla faccia del risparmio energetico. E del torcicollo.
  10. Le vacanze: non è tanto il fatto di andarci, quanto il dover scegliere dove. Decidi tra mare o montagna (negli ultimi anni ho vinto io, quindi mi sa che la prossima volta tocca il mare), poi cerca una zona, e, incubo degli incubi, spulcia i siti di case in affitto o B&B per trovare un alloggio libero e a poco prezzo. Apollo si diverte un sacco, se fosse per me invece prenoterei il primo posto economico che trovo.
La odio proprio l'estate, vero?

01 luglio 2013

Oh bella ciao

Fin da piccola la canzone del titolo mi ha sempre fatto venire un magone che metà bastava. Certo, il testo non è dei più allegri, trattando di oppressione, guerra e morte. Ma a quattro-cinque anni il Partigiano è assimilabile al Parmigiano, quello da grattugiare sulla pasta, e il resto delle parole rimane, appunto, solo parole.
Anche la melodia vuole la sua parte, avvicinandosi a ritmi da marcia funebre più che a un inno per la libertà.
Lasciatemi anche mettere in dubbio la sanità mentale delle mie amichette più grandi prima, e delle maestre elementari poi, che pretendevano di insegnare a noi più piccini un canto così lugubre. D'accordo, è Storia e pure recente, ma c'è modo e modo.
Eppure non è tutto qui, non mi spiegavo la mia malinconia dilaniante solo per testo o musica, doveva esserci dell'altro. Avevo ragione, ma l'ho scoperto a vent'anni.
Un bel giorno ero a casa della nonna, che teneva mio cugino di pochi mesi per la zia; voleva farlo addormentare e lo ninnava avanti e indietro per la sala canticchiando con voce sommessa e un po' cupa proprio "Oh bella ciao". Subito ho fatto due più due e ho chiesto conferma alla nonna, "la cantavi anche con me?", "Certo!" è stata la risposta.
Allora ho capito il perché del mio struggimento! Io neonata volevo la mamma e invece mi trovavo con la nonna - che mi intratteneva pure con un canto funereo.
Per fortuna sono arrivati i Modena City Ramblers a riabilitare la canzone nella mia memoria traumatizzata, e se pure adesso la ascolto volentieri, certamente non la farò subire ad Apelle.
A lui canto (e conto) gli elefanti: effetto narcolettico assicurato! (Anche per la mamma, ahimè)

Un elefante si dondolava
Sopra il filo di una ragnatela
E ritenendo la cosa interessante
Andò a chiamare un altro elefante...