Stamattina è toccato l'"Ogtt con minicarico". No, non mi hanno fatta esplodere - anche se poco ci mancava.
Trattasi di un esame del sangue che serve a diagnosticare il diabete gestazionale. E pur essendo un esame richiesto per la gravidanza, è facoltativo quindi a carico della paziente (sempre meno paziente).
Ti fanno presentare in ospedale alle 7 in punto, a digiuno dalla mezzanotte. Non puoi nemmeno bere acqua - il perché sarà chiaro anche troppo presto.
Appena espletate le formalità burocratiche, si parte con il primo prelievo. Quindi ti fanno accomodare nella saletta dedicata, insieme ad altre 3 o 4 signore che devono sottoporsi al test alla tortura.
L'infermiera responsabile spiega l'iter delle successive due ore: prima ci tocca ingurgitare un bibitone di glucosio, poi dobbiamo aspettare una e due ore per i successivi due prelievi.
"Bevete con calma, ma non metteteci più di dieci minuti".
Eh? Dieci minuti per bere un bicchiere di sciroppo? Cosa mai saràurghbleah!!!
Zucchero liquido concentrato, ecco cos'è. Dolce, ma così dolce che fai fatica a inghiottirlo. Per aiutarti hai solo un bicchiere e mezzo di acqua, non di più sennò sballi la diluizione. Denso, che ti impasta la lingua e se ti si ferma in gola tossisci come un gatto che si è mangiato una palla di pelo. Vorresti buttarlo giù d'un fiato ma è impossibile.
Immaginate 5 donne col pancione, in piedi di fronte a un tavolino con dei bicchieri in fila, come a un happy hour che sa di disinfettante e antibiotico, a fare smorfie disgustate e a sostenersi moralmente a vicenda. Se almeno il barman fosse stato belloccio...invece ci è toccata l'infermiera che sprizza gioia da tutti i pori e che chiama tutti "cara/caro". Almeno era simpatica.
Terminata l'impresa titanica, ti fanno accomodare su delle poltrone con tanto di poggiapiedi, comode per carità anche se scricchiolanti.
"Mi raccomando, se avvertite disturbi, nausea, mal di testa, qualsiasi cosa, chiamatemi!"
Evito di mettere in dubbio il suo avvertimento, visto che già prima mi era andata male. Pensavo, siamo incinte, a digiuno, un po' di malessere ci sta anche.
Mi sbagliavo, di nuovo - e a farne le spese sono stata io. Nel giro di dieci minuti, mi pareva di essere in giostra: giragiragira la testa! E, oh! quante belle lucine...
Scusi infermiera non mi sento molto bene. Così dalla poltrona sono finita in barella, pregando e scongiurando che non fosse come quella volta che sono andata a donare il sangue e, svenuta subito dopo, ho rischiato di essere tenuta in osservazione forzata per tutto il giorno.
Il secondo prelievo l'ho subìto bella distesa, con il pupo che faceva le capriole - si vede che lo zucchero l'ha esagitato.
Dopo un'ora e mezza dall'assunzione dell'intruglio micidiale, la testa era tornata stabile sulle spalle, le pareti erano perpendicolari e il pavimento in bolla. Sono tornata a sedermi sulla poltronissima.
Per l'ultimo prelievo della mattina ho chiesto se andava bene lo stesso braccio dei precedenti, il sinistro - sennò ho il destro bello fresco, fa lo stesso - dico a Cara.
Noo, tranquilla lo facciamo qui.
Mi fido, e per la terza volta la cosa mi sbaglio: Cara non usa la stessa vena (poverina, è un po' tartassata) ma prende quella di fianco. Che uno pensa "interno gomito è sempre interno gomito", e invece no! Al centro c'è pelle, ai lati è muscolo. Non sono una delicata, ma mi ha fatto un male cane.
Sulle mie gambe ormai stabili me ne sono andata verso il centro per un paio di commissioni. Parcheggiata la macchina, incontro la mia amica Tuz, cui mi accodo per un caffè. Lo stomaco brontola, ma improvvisamente non ho voglia di brioche.
Chiedo un macchiato, Tuz fa per passarmi lo zucchero e io declino l'offerta.
Per la prima volta in vita mia ho bevuto un caffè amaro, con gusto e soddisfazione.
Siete tutti avvisati, chi osasse offrirmi un dolce nelle prossime 48 ore rischia il linciaggio.
5 settembre 2012
Mamma mia! - 2: gli esami non finiscono mai
2 agosto 2012
T.F.A. - ovvero: Ti Freghiamo Ancora
Lunedì sono partita per l'avventura del test di ammissione al T.F.A.: per chi non lo sapesse, trattasi dell'ennesima buffonata invenzione del Ministero della Pubblica Distruzione per tamponare la drammatica situazione degli insegnanti precari. Dopo una selezione che prevede tre prove, con conteggio di punti derivati da media universitaria, voto di laurea, anni di insegnamento, si potrà far parte di quei 10 o poco più fortunati che dovranno sborsare 2500 neuri per un anno di corso, con tirocinio incluso. E poi finalmente siamo di ruolo! See, col cavolo, ma intanto è una speranza in più.
Dunque lunedì prendo il treno delle sei, per arrivare puntuale all'appello delle otto, dopo una notte passata a fare le capriole nel letto, con Apollo che mi faceva l'eco - forse la pizza ci è rimasta sullo stomaco.
Avessi saputo che per le formalità burocratiche erano previste due ore, me la sarei presa con comodo, come in tanti hanno fatto.
Anzi, avessi saputo che
- arrivo alle otto
- inizio alle dieci
- consegna non prima delle 12.30
mi sarei attrezzata meglio.
Non ho idea di quanti disperati fossimo, sparpagliati tra le varie aule, ma almeno 300 sì. Per 10 posti 10.
Il test è stato il classico terno al lotto - in questi giorni se ne sono sentite di cotte e di crude, in particolare per filosofia, con domande sbagliate o prese dall'enciclopedia più specialistica in materia, nelle note e piè di pagina.
"Becero nozionismo", l'ho sentito definire - e mai parole sono state più azzeccate. Perché come fai a ricordarti la collocazione museale di ogni opera d'arte che studi? Capisco le più importanti, ma tutte tutte è impossibile oltre che inutile.
Durante la prova, fortunatamente si poteva uscire - sorvegliati speciali con tutor al seguito. Anziché andare alla toilette come tutti, me ne sono rimasta per un po' al sole, visto che in aula si congelava e che la mia schiena protestava di brutto. Le sedie universitarie sono l'apice della scomodità, ottime per non addormentarti durante le lezioni, ma non l'ideale per una signora in stato interessante.
Non è mancato il classico rompiballe, che ogni 3x2 doveva alzare la mano e importunare tutti con le sue domande insulse. L'avrei buttato nel canale.
Il giorno seguente, online c'erano già le risposte esatte: da un rapido conto, sono al limite tra l'essere passata e la bocciatura.
Speravo che il verdetto fosse meno in bilico, magari con l'ago pendente verso il "no". Non ho la forza di rimettermi a studiare per la prova scritta, che sarà tra meno di un mese, di sabato, nel giorno del matrimonio del mio fratellino americano.
E poi se anche questa andasse bene, ci sarebbe l'orale. E poi il conto dei punti. E se anche alla fine passassi per puro culo miracolo, ci sarebbe l'obbligo di frequenza.
Ma me lo dite come posso frequentare con un neonato al seguito?
8 giugno 2010
Il professor Jekyll e il signor Hyde
La prima volta che mi è capitato di incontrare il professor B. è stato un paio di anni fa: avevo intenzione di sostenere il suo esame da non frequentante, dato che le lezioni si svolgevano il sabato mattina e che comunque la presenza era facoltativa.
Avevo preso appuntamento con lui presso il suo ufficio: non so per quali motivi non riceveva gli studenti in facoltà. Al mio arrivo mi sono trovata intimorita dall'antico palazzo veneziano dove il professore lavorava, sede di un'importante istituzione nazionale: pavimenti alla veneziana lucidati a specchio, lampadari di Murano probabilmente risalenti a un paio di secoli fa, dipinti alle pareti e personale vestito elegantemente.
Una signorina cortese mi annuncia al professore, che viene ad accogliermi sulla porta del suo studio: entrata, mi aiuta a togliere la mantella, che appende con cura all'attaccapanni, quindi mi scosta la sedia e mi fa accomodare. Trascorro una piacevole mezz'ora, in cui il professor B. si prodiga per fornirmi il materiale necessario alla preparazione dell'esame, ma anche mi intrattiene con chiacchiere interessate al mio percorso universitario attuale e precedente.
Al termine del colloquio, mi aiuta ad indossare la mantella, mi stringe la mano con cortesia e cordialmente mi saluta.
Uscita dal palazzo, ero convinta di essere reduce da un salto temporale nel secolo scorso, quando le buone maniere non erano un optional.
Per vari motivi, ho rimandato l'esame fino all'ultimo: anche quest'anno non potevo seguire il corso, così ho approfittato di un viaggio a Venezia per un colloquio con il mio relatore in coincidenza con l'orario di lezione del professor B. Mi sono presentata in anticipo rispetto all'inizio della lezione, onde non rubare tempo allo svolgimento del corso: trovo l'assistente, cui spiego il motivo della mia visita, che mi avverte che il professore sarebbe arrivato un po' in ritardo. Cortesemente, mi spiega a grandi linee l'argomento dell'esame e le modalità di preparazione: nel frattempo il docente telefona, per avvisare che era per strada, e l'assistente gli accenna della mia presenza.
Neanche cinque minuti dopo, il professore entra in aula tutto trafelato, mi travolge quasi col suo passo marziale, dopodiché mi si piazza davanti e mi accusa:
- Così tu non vuoi seguire il corso.
- Professore, a dire al verità non è che non voglia, ma purtroppo non posso.
- Perché purtroppo? Non dispiacerti! (acido come uno yogurt andato a male)
- Perché credo che le lezioni siano parte integrante di un esame, e se possibile cerco sempre di seguirle. (intendendo: chi non va a lezione è sempre penalizzato)
Non faccio in tempo a terminare la frase, che il prof mi schiaffa sul banco la bibliografia e la traccia per la tesina, mi chiede se mi sarei fermata e al mio diniego mi congeda bruscamente.
Esco frastornata, chiedendomi se quello con cui avevo appena avuto a che fare fosse il gemello cattivo del signore gentile che avevo conosciuto un anno e mezzo prima.
Oggi è finalmente arrivato il giorno dell'esame: sinceramente, non me ne poteva fregare di meno, dato che è uno di quei corsi stupidamente obbligatori, al posto dei quali avrei preferito fare, per ciascuno, altri tre esami di storia dell'arte.
Avrei dovuto studiare due libri, che invece mi sono limitata a leggere attentamente all'inizio, per poi sfogliarli in velocità e senza molta convinzione, giusto perché dovevo. La tesina era pronta da un mesetto, ormai me l'ero dimenticata e non mi sono sprecata a ripassarla troppo. Un diciotto con calcio nel sedere mi sarebbe andato più che bene: della media ormai non me ne frega niente, voglio solo finire 'sta maledetta università.
Arrivo in anticipo e trovo l'assistente, sempre gentile e cortese. Dopo un po' arriva anche Lui, che osservo con terrore per cogliere segni di squilibrio e prepararmi al peggio: deposta la borsa, esce a fare l'appello - non così lungo dato che eravamo in tre più uno che aveva solo bisogno di scambiare due parole con il docente.
Con un sorriso, il professor B. chiede a noi esaminandi di poter conferire con lo studente, trovando anche il tempo di rivolgere una battuta scherzosa a due ragazze in attesa di un altro esame.
Al mio turno, il prof mi accoglie sulla porta dell'aula, mi stringe la mano, mi chiede se preferisco essere chiamata "Anna" o "Letizia" o entrambi, si scusa per essersi dimenticato la mia tesina in ufficio e mi chiede se per caso ne avessi una copia a portata di mano.
L'esame in sé è stato una chiacchierata così piacevole che mancavano solo il tè e i biscottini, con battute e commenti scherzosi: la materia è stata affrontata nel modo che mi piace di più, ovvero partendo sì dai testi, per poi ragionare su quanto studiato e riportare le tesi in un contesto concreto, con critiche e proposte.
Alla fine mi sono beccata un 30, con tanti complimenti perché so ragionare bene e non mi limito a ripetere a pappagallo quanto studiato. (Mi sono tutta ringalluzzita, non per il voto ma per il commento: sono orgogliosa della mia testolina matta)
Registrato il voto, il professore mi scorta all'uscita, mi porge la mano e mi saluta con calore.
Forse dovrei fare un confronto con le date in cui l'ho incontrato e il calendario lunare...
22 marzo 2010
Voja de far ben sàltame indosso...
...ché mi me sposto!
Una parziale giustificazione alla mia voglia di fare (zero) la si trova nella sfigan che mi ha colpito nelle scorse settimane: dalla casa alla salute, ora ci si è messo pure il cellulare. Colpa mia, forse, che non sono stata attenta al maledetto cavo del caricabatterie, in cui mi sono impigliata facendo volare il telefono dall'altra parte della sala, in un'esplosione di pezzi: danni visibili non ce ne sono, il che è preoccupante visto che il cellulare ora sta acceso solo se attaccato alla corrente. Quella volta (un anno e mezzo fa, ndr.) con Apollo abbiamo preso due scaipefon della nota compagnia "The magic number": spendo la metà rispetto al "prima", ma sono legata alla tecnologia UMTS - non chiedetemi cosa sia, nemmeno voglio saperlo. Tra me e Apollo abbiamo due vecchi cellulari, spero non troppo vecchi per essere compatibili con la mia schedina ricaricabile: domani porterò il rottame a esaminare, non vorrei mi chiedessero un botto di soldi (che non ho) per un cellulare che avevo intenzione di cambiare ad agosto, scaduto il contratto.
(Scusate la divagata)
Stamattina, a metà tra sonno e veglia, sono stata colta dal panico: è già il 22 marzo, Pasqua è sempre più vicina e io non ho ancora controllato le date degli appelli dei miei due prossimi esami. Con il cuore in gola per il terrore che le scadenze fossero troppo vicine, controllo il sito della facoltà e vengo accolta da una splendida sorpresa: da quest'anno niente sessione pasquale, tutti a maggio-giugno! Yeee! :-|
E poi sono io che non ho voglia di fare...
14 febbraio 2010
Il giorno del giudizio - 3: il resoconto
Non c'è male peggiore di un appello d'esame orale alle tre di pomeriggio: di solito gli iscritti non sono mai i soliti quattro gatti, ed è ovvio che il tempo non è sufficiente a far fuori tutti i presenti - soprattutto se il prof è uno di quelli che ti tiene dentro un'ora. Ho visto docenti arrivare con tutta la loro santa calma e, trovandosi dinnanzi uno stuolo di studenti in attesa, esclamare: Ma siete così tanti?!? Come se non avesse in mano la lista d'appello. Ho visto docenti fissare appelli alle cinque del pomeriggio, per tre corsi distinti, tutti insieme appassionatamente: almeno cento persone, di cui 95 mandate a casa seduta stante per ritornare il giorno seguente. E la maggioranza di questi 95 prodi, 24 ore dopo, ancora in attesa perché il docente è in ritardo e soprattutto non rispetta la lista, tirar giù tutti i santi del paradiso, e i peccatori del purgatorio.
Fin dai primi esami in Acca ho sempre preferito essere la prima: non tollero l'ansia dell'attesa. Per questo allo scoccare della mezzanotte del giorno previsto per l'apertura delle iscrizioni ero qui, davanti al mio amato pc, ansiosa di iscrivermi all'Esame: ho poi scoperto che gli altri compagni di sventura se la sono presa molto più comoda, ma è sempre meglio non rischiare.
Odio gli appelli pomeridiani anche perché c'è tutta una mattina da far passare, con l'ansia che monta e i ripassini dell'ultimo secondo, sempre sulle montagne russe del sotutto/nonsoniente. Mercoledì è stato un inferno, saltellavo per casa come un'ossessa, sbirciando ogni due secondi appunti, libri, immagini. Per fortuna Apollo mi ha accomapgnata in auto, non avrei retto il viaggio infernale autolinea sostitutiva + treno che sarei stata costretta a intraprendere. Ovviamente, dopo tre giorni di sole splendido, non poteva che piovere, il che ha reso ancora più arduo il tragitto fino all'università, tra ombrello e zaino carico di libri all'inverosimile - perché non si sa mai.
Apollo mi ha sopportata nei miei schizzi di informazioni sussurrate frettolosamente, nelle urla represse per un dettaglio che non ricordavo, nell'amorevole stritolargli un braccio per l'ansia.
Sorvolerò sul solito ritardo dei docenti, e sulle loro amorevoli chiacchiere dei propri stramaledetti cavoli: con solo mezz'ora di ritardo, sono riuscita a sedermi sulla sedia più scomoda del mondo.
Davanti a me, l'anticristo* sfoglia con noncuranza un Art Dossier per la prova d'ingresso: il riconoscimento. Se sai il titolo dell'opera che ti viene mostrata, bene, sennò arrivederci alla prossima volta. Tremavo, no, peggio, ero paralizzata dal terrore. E poi un sorriso ha iniziato ad allargarmisi sulle labbra quando Egli si è soffermato su un dipinto particolare, quello che là, in attesa, speravo mi fosse chiesto: Le nozze di Cana di Veronese.
Da qui è iniziata una chiacchierata in tutto relax, con qualche momento di mia personale défaillance, e soprattutto tanto stupore nel ritrovarmi composta e compassata: peccato che Egli debba sempre mettesi in mostra, con domande che partono da un punto fermo, ma non sai dove ti porteranno, e soprattutto se la meta cui tu stai pensando è la stessa cui vuole giungere Colui Che Sa.
Da un inizio con posa calcolatamente rilassata e ben disposta - mi era capitato di leggere che tenere le mani posate in grembo, delicatamente intrecciate, a palmo in su, è segno di tranquillità- e un ghigno che voleva simulare un sorriso benevolo, alla fine ero comodamente appoggiata alla cattedra, gomiti ben piantati, mani che sottolineavano con nonchalanche i concetti principali, neanche stessi chiacchierando con un amico al bar. E davvero il mio rimpianto è che con certe persone non si possa parlare con la stessa scioltezza che si ha con i propri pari, non dico solo per il ruolo ufficiale, ma per la loro posizione di Dei del Sapere, irraggiungibili e intangibili.
Per colpa di alcuni vuoti che la marea di informazioni incamerate non è riuscita a colmare in tempo utile, la mia performance non è stata perfetta: ma siccome mi aspettavo una Caporetto, il 29 è valso come una Lode.
Peccato solo per il tempo infame, che ci ha impedito di annaffiare debitamente il successo con un buon vinello e le immancabili frìtoe: di ritorno la tappa in pasticceria è stata d'obbligo.
E per una notte ho dormito come un angioletto.
*ebbene, ho scoperto che non di Dyo si tratta, bensì del suo antagonista, grazie all'accurata descrizione presente in Giorgione, Art Dossier, a cura di Augusto Gentili, pag 28: bel giovane dell'espressione (...) arrogante, a volte ipocritamente benevola o compiacente; spesso con lunghi capelli ricciuti o abboccolati (...).
11 febbraio 2010
Veni, vidi, vici
9 febbraio 2010
Il giorno del giudizio - 2
Domani saprò se so o non so.
Domani sarà la chiave di volta di questi anni universitari di specialistica.
Domani è il giorno che aspetto da un bel po', e che allo stesso tempo temo ancora di più.
Domani porterò un thermos di camomilla.
Corretta Valium.
29 gennaio 2010
Il giorno del giudizio
La data dell'ESAME* (tutto maiuscolo perché solo l'iniziale non basta) è sempre più vicina, e io sono sempre più nevrastenica.
Vivo sulle montagne russe dell'autostima: dalle manie di onnipotenza (so tutto!) alla paranoia da nota trascurata (non so niente!).
Le mie notti sono farcite da incubi di treni persi, date d'esame sbagliate e/o spostate, persone che mi mettono i bastoni tra le ruote solo per il fatto di esistere: aggiungo anche i risvegli tanto improvvisi quanto immotivati, causa di tachicardia da infarto. Ho preso l'abitudine, al mattino, di prepararmi la caffettiera da sei, che mi faccio fuori in due tornate.
Nello scomparto dei medicinali ho una scorta di fosforo che mi basta fino alla laurea e so che avrei già tentato la strada della toro rosso se non sapessi che creerebbe interferenze alla mia tiroide già balenga di suo.
Mercoledì e giovedì ho trascorso ore intense in biblioteca: mi chiedo come mai qui a casa sbadiglio ogni tre per due, mentre là procedo a carrarmato anche senza ricarica energetica - sì lo so che non fa bene saltare lo spuntino e soprattutto il pasto, ma è andata così, e tanto meglio. Ovviamente, tornata a casa ero completamente rintronata, con attacchi di logorrea che hanno spinto Apollo molto vicino a darmi una padellata in testa.
Ficco nel mio povero cervello fritto ogni nozione possibile, ignara delle sue lamentele e delle pietose implorazioni da sovraccarico di RAM, come quando torni da una vacanza e devi far stare in valigia tutto quello che già avevi fatto fatica a comprimere all'andata, con le aggiunte dei classici souvenir del ritorno.
A sera, la testa mi si riempie di bizzarri fuochi d'artificio, che esplodono date, nomi, titoli, immagini, su uno sfondo che di tanto in tanto proietta l'immancabile "se solo avessi iniziato n-tempo prima a studiare...", con la voce della nonna che ribatte perentoria "se ce l'hanno fatta gli altri, perché non dovresti farcela anche tu?".
Mangio per inerzia - sia lode eterna al microonde e al suo inventore - bevo solo thè per scaldarmi, mi ricordo di innaffiare l'avocado perché mi fa compagnia in bella vista sul tavolo (è cresciuto un sacco, metterò le foto, prometto: l'ho chiamato Wally e gli parlo sempre, evidente sintomo di squilibrio mentale).
Già alle otto di sera bramo l'oblio del sonno e il caldo abbraccio del piumone, pur tremando all'idea di cosa potrei sognare nelle ore successive.
Sono così presa dallo studio che ogni tanto mi dimentico che mercoledì è il mio compleanno: per stavolta niente festa, e non dico nulla su un eventuale dopo-esame, tanto per scaramanzia.**
*Trattasi di Storia dell'Arte Moderna, che per gli addetti ai lavori corrisponde al periodo che va dal 1400 circa al 1700 circa: e per la sottoscritta equivale a sapere tutto di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Jacopo Bassano, Lorenzo Lotto, Giorgione, Bellini (padre e figli) - ho dimenticato qualcuno? Argh.
**Ma se lo passo...se lo passo...non ci voglio nemmeno pensare. Come anche non voglio pensare all'alternativa del "signorina, ci vediamo la prossima volta": in entrambi i casi, è meglio se evitate Venezia e Vicenza il 10 febbraio.
20 gennaio 2010
Turista per caso
In vista dell'esame di Dyo dovrò recarmi in visita a gran parte delle chiese veneziane, per poter fruire dal vivo le opere d'arte di Tiziano e soci: concordo sulle motivazioni della richiesta imposizione e non ne discuto.
Studiando a Venezia da n-tempo, qualcosa già conosco, per fortuna: nonostante le mie gite passate, però, mi mancano ancora una trentina di chiese.
Ringrazio il mio passo veneziano degno di un maratoneta, ringrazio la mia memoria visiva che mi rende più facile e veloce la visita, ringrazio pure l'amica di mamy che mi ha girato la tessera-abbonamento per le chiese del circuito Chorus.
Parentesi: che si debba pagare per entrare in una chiesa non lo trovo giusto. E' anche vero però che tenere un edificio aperto al pubblico ha i suoi costi: luce, riscaldamento, personale di custodia. Certo è che in Vaticano non fanno la fame.Chiusa parentesi.
Arrivo al cuore del problema: ho compilato un itinerario, in 2 giornate, che va a coprire tutte le chiese che devo visitare e che evita giri inutili. Non ho però considerato l'orario di apertura delle suddette chiese.
Il bello del Chorus è che le chiese afferenti hanno tutte lo stesso orario, continuato, 10-17. Il brutto è che non tutte le chiese ne fanno parte e che ognuna ha orari diversi. C'è quella aperta solo la mattina, quella solo al pomeriggio, quella che fa orari assurdi tipo 7.30-11.30 e 15-18: ma soprattutto non esiste un sito unico dove trovare gli orari.
Ho l'impressione che un paio di chiese le vedrò solo virtualmente, e che sarò pure costretta a farmi un giro in vaporetto extra - per fortuna ho la tessera studente, pago 1 euro a corsa ;-)
Venezia è una città d'arte, e non solo: è un museo da cima a fondo, ogni angolo è degno di essere visto, conosciuto e fotografato. Trovo davvero assurdo e controproducente che edifici che fanno riferimento a un'unica dirigenza (leggi: diocesi) rendano così difficili le visite da un semplice punto di vista organizzativo. Sarebbe sufficiente che si mettessero d'accordo per un orario comune, o che al massimo questo fosse ripartito a zone: nel sestriere X aprono la mattina, nel sestriere Y il pomeriggio.
(Che poi una volta le chiese erano sempre aperte!)
17 giugno 2009
Buon sangue non mente
Lunedì mattina sono andata in ospedale per fare il prelievo di sangue prescrittomi dalla dermatologa per indagare l'origine della mia orticaria: tra esami per fegato, tiroide ed allergeni alimentari, mi hanno tolto 5 provettoni. Non so come ho fatto a non svenire.
Tra i presenti scommetto non ci sia nessuno che non veda l'ora di andare a farsi togliere un po' di sangue: io lo odio per due motivi in più.
Uno: anni fa ho avuto problemi di ipotiroidismo, quindi ogni 2-3 mesi ero a farmi prelevare il mio prezioso sangue per il controllo periodico degli ormoni tiroidei. Ho subito così tanti prelievi che vedere gli aghi ha iniziato a farmi impressione - una volta ero così sadica che mi divertivo a guardare l'infermiera di turno infilzarmi il braccio.
Due: mi tocca andare in ospedale, dove se arrivi all'alba delle 7 e mezza di mattina ti trovi minimo 50 persone davanti.
Fino a qualche anno fa, a 5 minuti da casa mia c'era un centro medico privato, dove gli esami del sangue erano convenzionati con l'ULSS, quindi si pagava solo il ticket come in ospedale. Oltre alla vicinanza con casa, c'era anche il vantaggio di trovarsi in fila con al massimo 5 persone, nei giorni più affollati. Ora questo centro non fa più le analisi: ci sarebbero un paio di alternative, sempre convenzionate, ma entrambe hanno problemi di parcheggio e l'autobus non è affatto comodo. Quindi mi tocca l'ospedale.
Lunedì, aramta di santa pazienza e di libro (Twilight in lingua originale, così faccio esercizio di inglese), prendo il mio numero e mi siedo: potevo scegliere tra due poltroncine vuote, ho preso quella in prima fila - sono abbonata Rai, io XD
Mi metto a rispondere a un messaggino di un'amica e non faccio in tempo a inviarlo che il signore di fianco mi chiede che numero avessi: lui aveva preso un numero anche per suo fratello, che non era venuto, quindi l'avrebbe ceduto a me volentieri. Credo di essere rimasta pietrificata lì: non capita tutti i giorni di incontrare persone gentili e di ricevere favori così, gratis et amore dei. Insomma, siamo abituati che alla cassa del supermercato ti trovi con in mano una sola cosa e hai davanti una signora col carrello stracolmo: se le chiedi di passare avanti rischi di finire sgozzato con i rasoi esposti in cassa...
Così anziché aspettare la mia buona mezz'ora, mi son trovata nel giro di 5 minuti col braccio pronto per essere bucato: e dieci minuti dopo ero al bar con la zia, che lavora in ospedale, a fare colazione con brioche e caffè. Ah, che oro!
Grazie, signore gentile!!!
16 giugno 2009
Gaudeamus igitur!!!
Dalla professoressa con cui ho sostenuto l'esame scritto la settimana scorsa:
Gentile Anna Letizia,
mi fa piacere che Le posso dare 30/30 per la prova del 10 giugno.
10 giugno 2009
And the winner is...
Oggi pomeriggio sarò a Venezia per un esame - il primo da settembre scorso, l'unico per questa sessione, purtroppo, ma direi che è un buon inizio.
Siccome ho studiato tanto e mi sento tanto brava, mi merito un premio: un libro, non serve nemmeno dirlo, no?
Sicuramente sarà "La regina dei castelli di carta", il terzo della serie "Millennium" di Larsson. Non so come ho fatto a resistere così tanto da quando ho terminato il secondo episodio: di solito, se una serie mi prende, sono capace di comprarla tutta, in un colpo solo. Sarà che le mie finanze scarseggiano assai...
Però ci sarebbe anche un altro libro che mi attira, "Un nuovo battito", di Jodi Picoult, una scrittrice che adoro: e devo aggiungere anche "Diciannove minuti", che ho scoperto essermi persa lo scorso anno (ma dove cavolo ero???).
E siamo a quota tre.
Ma non finisce mica qui: dopo l'ultimo libro di Faletti, "Pochi inutili nascondigli", avevo (quasi) deciso di non acquistare più i suoi romanzi data l'enorme delusione di questa raccolta di racconti. Poco fa, spinta dalla curiosità, sono andata a sbirciare i commenti degli anobiani sul suo ultimo lavoro, "Io sono Dio", e devo dire che mi hanno incuriosita. Che fare? Mettermi in lista in biblio e aspettare tempi biblici, o mettere il romanzo nella lista dei desideri e aspettare la prossima mancia?
Nel frattempo questa lista si sta allungando sempre più, nonostante di tanto in tanto depenni qualche volume che non mi attira più.
La soluzione ideale sarebbe sfruttare la gratta che non si è ancora risolta (ebbene, continuo ad avere eruzioni cutanee anche senza il mio adorato fosforo) per farmi "ricoverare" una decina di giorni a Comano, amena località nei pressi di Trento con acque termali ideali per problemi di pelle, e riempire la valigia di libri: un bagnetto alle terme la mattina, e poi tutto il giorno svaccata su una sdraio o su una panchina del parco a leggere...la mia vacanza ideale! (anche senza il bagnetto termale)
29 maggio 2009
Nessuna nuova, buona nuova?
Dopo lo scorso fine settimana passato a prendere il sole in montagna, mi sono rinchiusa tra le quattro mura della casetta di Heidi per studiare.
Prima i pensieri cattivi: ho studiato come una pazza, nonostante la fatica a concentrarmi, il caldo (ma non troppo), il libro scritto praticamente senza punteggiatura - e trattandosi di storia, non è il massimo.
Non appena osavo sgarrare di 5 minuti con l'ansiolitico, via di crisi di pianto, che neanche le cascate del Niagara...
Alla sera ero talmente cotta che nemmeno avevo la forza di uscire: era già tanto svaccarmi sul divano di Apollo per vedere Grey's Anathomy.
E oggi la decisione: l'unico appello dell'esame sarà mercoledì, niente bis in luglio. Mi manca ancora metà libro da schematizzare e poi devo ripassare tutto. Tenuto conto del mio stato pietoso, ho dato forfait. E se io do forfait, sono davvero presa con le bombe.
Adesso i pensieri positivi: dopo mesi che non studiavo, tranne quella breve pausa primaverile con l'amico Tintoretto, più per gioco che per reale studio, dopo le crisi pre e post Pasqua, con la ripresa delle medicine, insomma, con tutto 'sto casino, mi son rimessa a frequentare e a studiare. E studiare tanto davvero. E fare programmi, che per il momento son saltati, ma almeno non sono più nel panico paralizzante di qualche tempo fa.
E allora pazienza se a settembre mi troverò con un paio di esami in più rispetto a quanto avevo programmato: l'importante è essere uscita dal blob in cui sono stata imprigionata, per troppo tempo.
3 settembre 2008
Veni, vidi, vici.

...e ho detto tutto.
(Questa auto-incensazione è del tutto lecita e me la godrò con somma gioia: dati gli ultimi mesi, me la merito eccome!)
2 settembre 2008
Gli esami non finiscono mai
Domani è il gran giorno: alle due di pomeriggio sarò a Venezia per sostenere l'esame di Storia Sociale dell'Arte. Ho seguito il corso, ho studiato gli appunti e le dispense, ma il panico c'è, eccome!
Il mio amico Sognatore di Nuvole mi ha dedicato un "In bocca al lupo" speciale, su Flickr: io mi sento tanto come quel tenero coniglio nella foto, e la tentazione di scappare lontano a tutta velocità è molto forte.
Tenete le dita incorciate per me :-)
3 aprile 2008
Du iu spic inglisc?
Ho passato gli ultimi tre giorni a ripassare per l'esame di inglese di domani. Dato che sono mancata a due lezioni su cinque, dovrò fare, oltre al brano e al breve colloquio, anche una parte di grammatica, ma non mi spaventa troppo.
Stamattina, prima della lezione di Storia dell'Incisione, del Disegno e della Grafica in Età Moderna (è un solo corso, eh!), ho spiato il brano che un mio compagno ha preparato per l'orale: sembrava fatto con un traduttore on-line (very bastard inside, of course! +indiavolato+ ).
Non mi è mai capitato di essere così tranquilla alla vigilia di un esame: sarà che ho visto che il livello medio dei miei compagni non è da Oxford, e che in quanto a vocabolario e comprensione non ho da preoccuparmi. Quello che potrebbe fregarmi sono gli articoli e qualche svista di ortografia.
Riguardo la prova orale, ho avuto conferma che non me la cavo niente male. Ieri mattina, infatti, andando a lezione a San Basilio, ho incrociato due turisti che mi hanno chiesto - in inglese - da dove si sarebbero potuti imbarcare per la Grecia e dove potevano prendere il biglietto. Sono riuscita a dire, senza nessun tentennamento, che anch'io ero stata in Grecia col traghetto qualche anno fa, che però l'avevo preso da un'altra parte del porto, che i biglietti li avevo acquistati in agenzia e che non sapevo dove potessero prenderli o dove trovare informazioni, e che mi dispiaceva di non poter essere d'aiuto. 30 e lode! B-)

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