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6 febbraio 2012

Redux

Una volta l'anno mi capita, come a tutti, di compiere gli anni: venerdì, per l'appunto, tra i numerosi auguri ricevuti via faccialibro, mi trovo un "Buon compleanno, pittrice" da parte della moglie (artista) del mio vecchio (nel senso di passato) maestro di pittura.
Nell'ordine:

  1. sono stata felice che mi abbia fatto gli auguri, perché non è questa grande frequentatrice di faccialibro
  2. mi sono sentita in colpa perché proprio non meritavo l'appellativo "pittrice" (detto poi da lei è anche peggio che riceverlo da chicchessia)
  3. ho messo in moto le rotelle della mia testolina matta, che gira che ti rigira hanno causato, sempre nell'ordine:
  1. una crisi di coscienza
  2. una voglia irresistibile di colori e pennelli
  3. la ricerca di avanzi di tela a casa dei miei
  4. la messa in ordine del reparto "colori&pennelli" nell'attuale Antro
  5. svariate imprecazioni perché all'appello mancavano i colori a olio
  6. la deviazione nella casa delle feste per recuperare detti colori
  7. la stesura a gessetto delle idee partorite durante la scorsa notte, insonne
  8. la ripresa di un dipinto lasciato abbozzato qualche secolo fa
Quindi oggi a casa mia si respira aria nuova. Di olio di lino e trementina.

21 aprile 2011

7/52 - Io non cerco, trovo

Citazione attribuita a Picasso, che in realtà sembra avesse usato altre parole: il significato non cambia.

7/52 - Io non cerco, trovo

Su 8 foto fin'ora pubblicate (la 2/52 ha un bis) 4 sono in bianco e nero: mi è sempre piaciuto, forse anche più del colore. Mi piacciono i contrasti, le luci bianchissime e le ombre nere. Ma soprattutto mi ricorda di quell'anno passato in camera oscura dal nonno, con lui che sbraitava ordini e non voleva lasciarmi imparare - perché per imparare bisogna tentare e a volte pure sbagliare.
Quando sarò ricca e famosa, ma anche solo ricca, avrò una casa con una camera oscura tutta per me: e riderò dei ricordi di quella allestita nella cantina dei nonni, nel sottoscala angusto, con i sacchi della spazzatura alle finestre.

E anche questo si aggiunge alla dose di nostalgia di ieri, quando ho frugato nel mio archivio dell'Accademia: disegni, incisioni, foto... Qualche volta ho l'impressione di essermi smarrita, di aver preso una strada che mi ha portata lontano da quello che mi piaceva fare. Non che la storia dell'arte, e il copywriting e tutti gli annessi e connessi, non mi piacciano. Solo che mi manca da morire l'inchiostro sotto le unghie, i vestiti sporchi di colori a olio e il gusto di diluente che ti si appiccica alla gola.
Potessi trovare un lavoro che unisca pittura, fotografia, incisione e computer grafica e scrittura, ci metterei la firma per la vita.

17 febbraio 2010

Zio Giorgione e la zuppa di bottoni

Da piccola, uno dei miei libri preferiti era quello che raccontava la storia della zuppa di bottoni: Paperina va a trovare l'avarissimo zio Paperone, che vive in una fattoria prodiga di verdure, tutte nascoste per non essere spartite con nessuno. Lo zio vorrebbe mandare via a calci la nipote, ma lei lo convince di essere in grado di fare una zuppa con un solo bottone: lo mette in un paiolo enorme pieno d'acqua, accende il fuoco e rimesta. Intanto parla tra sé e sé, come sovrappensiero: quela volta ci ho messo una carota, che bontà! E lo zio corre a riesumare un paio di carote. Certo che una cipolla darebbe quel nonsoché - e lo zio recupera anche quella. E di accenno in accenno, vien fuori una zuppa di verdure che basta a saziare l'intero villaggio.

Oggi sono stata a vedere la mostra su Giorgione, a Castelfranco Veneto: il mio interesse principale era vedere dal vero il fregio della cosiddetta Casa di Giorgione, che ospita l'espozione, dato che parte dell'affresco riproduce tutti gli strumenti dei pittori dell'epoca e per me ha un grande fascino.
Del buon Giorgione, noto come Zorzi, si sa ben poco: che è esistito pare accertato dalla corrispondenza di Isabella d'Este, nota collezionista d'arte del tempo, con il suo emissario a Venezia, e da altre testimonianze. Che fosse pittore lo si sa grazie alle stesse fonti, dato che della sua produzione praticamente nulla è certo al 100%: tanto che il suo catalogo subisce delle variazioni non indifferenti, a seconda dei critici e delle mode. I suoi capolavori si contano sulle dita di due mani, a cominciare dalla stranota Tempesta: seguono la Pala di Castelfranco, I tre filosofi, Le tre età, La vecchia, La Laura, Mosé e i carboni ardenti, Il giudizio di Salomone, Saturno in esilio, nonché qualche ritratto di incerta attribuzione. Anche il citato fregio delle arti lascia qualche dubbio, ma per lo più è considerato autografo.
L'allestimento è molto piacevole: al pianterreno si segue un percorso che introduce al periodo storico in cui ha lavorato l'artista, con un'interessante ricostruzione del fregio, che mette in vetrina gli oggetti dipinti al piano superiore. Al primo piano, una stanza introduce all'ambiente veneziano, con incisioni e disegni di varie epoche riguardanti i lavori perduti dell'artista, in particolare gli affreschi del Fondaco dei Tedeschi: emozionante è stato vedere, purtroppo sotto teca, le prime edizioni delle Vite vasariane e di altre opere che hanno inaugurato la moderna critica d'arte.
Finalmente si arriva al sodo, nella sala del fregio, purtroppo mezzo nascosto dall'allestimento: qui trovano posto sei delle nove opere citate qui sopra, correlate da incisioni di Dürer e altri del suo calibro, che è sempre un piacere vedere, ma che sembrano più un riempitivo. Tutto il resto del piano, e il piano superiore, espongono opere di incerta attribuzione, che oscillano tra Tiziano, Sebastiano del Piombo, Vincenzo Catena; c'è anche un Perugino e una Leda della scuola di Leonardo, tanto per gradire.
Speravo di poter vedere dal vero La vecchia, che si trova al Venezia come La Tempesta, ma che non è stata prestata - vabbè, già vista alle Gallerie n-volte, ma sarebbe stata un gran bel pezzo; ma soprattutto contavo su La Laura e I tre filosofi, custoditi a Vienna, che avrebbero fatto la loro meravogliosa figura. Chissà per quali oscuri intrighi da curatori di museo questi dipinti sono rimasti al loro posto: la mostra perde così parecchi punti, dato che sono tra le opere a mio parere più significative del buon Zorzi.
Ecco perché mi è ventua in mente la storia di Zio PaperoneGiorgione e la zuppa di bottoni: come allestire una mostra che promette mari e monti con un niente.

Se fosse per me, bandirei le audiogiude: tutti intruppati con 'sto telefono davanti al quadro, ascoltando una spiegazione lenta e dettagliata, senza accorgersi che si sta monopolizzando l'opera. Riuscirò mai a entrare in un museo deserto?

9 luglio 2009

Primi pasticci

Espongo al pubblico ludibrio i lavori che ho fatto la scorsa settimana ;-)
Non siate troppo severi nei commenti: non ho nessuna velleità artistoide, e non sono molto soddisfatta - ma quale artista lo è mai???
Comunque, un primo passo nel capire il "mio" modo di dipingere l'ho fatto: adesso sarà da vedere cosa ne uscirà :-)

La Sibilla Delfica, da Michelangelo

La Maddalena penitente, da Georges de la Tour

Letto sfatto, da foto realizzata da me

22 giugno 2009

Esperimenti sconvolgenti

L'esperimento pranoterapeuta si è concluso: quattro sedute nel giro di una settimana, e via, come nuova!
Scherzi a parte, non ho idea se quello che è emerso nell'ultima settimana sia frutto di ragionamenti ormai maturi e pronti per essere colti, o se effettivamente la terapia abbia avuto il suo peso - ma glielo concedo, se non altro per non pensare di aver buttato via un po' di soldini. La cosa più difficile è proprio questa, valutare se e cosa abbia fatto: insomma, c'è 'sto tizio che per un'ora ti passa le mani intorno alla testa e al corpo, con contatti minimi, e le sensazioni che provi non le sai proprio definire, non capisci se sia suggestione o se effettivamente "qualcosa" si stia muovendo.
In ogni caso, alla terza seduta sono scoppiata in un pianto dirotto: anzi, è più corretto dire che le lacrime hanno iniziato a scendere di propria iniziativa, senza nulla che io potessi fare per controllarle - cosa che tra l'altro non era nelle mie intenzioni, per una volta che mi sblocco, mi lascio pure andare, e l'ho fatto pure senza ritegno.
I motivi delle lacrime sono diversi e non li voglio condividere perché 1. ci sto ancora riflettendo e 2. sono molto, molto personali.
Però di una cosa vi metto a parte: ho ricominciato a dipingere. Dopo 4 anni che non toccavo i miei adorati colori ad olio, ho ripreso un dipinto lasciato allo stato di abbozzo, una vita fa. Adesso nella casa di campagna dove andavo a studiare, ho impiantato il mio atelier personale, con tanto di reperto storico...avevo un prozio (prete) che aveva la passione della pittura e della fotografia (che sia genetico?) e tramite una zia ho ereditato il suo cavalletto e la cassetta dei colori. La cosa incredibile è che i colori avranno 50 anni, ma sono ancora buoni! Non li ho ancora toccati, però: mi sembrerebbe un sacrilegio farlo ora.
Perché?
Le cose stanno così: in 5 anni di Accademia non sono riuscita a trovare il mio "stile", un modo di dipingere che fosse davvero mio. L'ultimo anno poi mi sono data alla fotografia, quindi la pittura si è arenata. E non sono affatto brava, lo ammetto senza troppi patemi: nei ritratti sono negata, in anatomia artistica ho penato per 5 anni (pure masochista sono: il corso dura 4 anni, io sono andata a lezione anche nell'anno di tesi...). Però sono convinta che il mio non esser brava sia motivato dal fatto che cerco di essere "altro da me": ho in mente Caravaggio, Michelangelo, Tintoretto, mentre quello che esce dalle mie mani è una ciofeca. Sento che tutto quello che ho cercato di produrre è stata una forzatura nei miei stessi confronti: forzatura dovuta, dato che da qualche parte dovevo pur cominciare, ma resta un falso, un non-io.
Così ho deciso che farò come "nonno" Duchamp, che non sapeva a quale movimento artistico aderire e li ha provati tutti: dipingerò il più possibile, qualsiasi cosa mi colpisca o mi piaccia, prendendo spunto da opere d'arte dei grandi Maestri o dalle mie foto. E lo farò non per copiare pedissequamente il Maestro, ma cercherò di far emergere me.
Il primo dipinto è ormai finito: e cosa poteva essere se non la Sibilla delfica di Michelangelo, altrimenti nota come Pizia? :D

1 aprile 2009

Ta-daaaa!

La primavera mi ha messo voglia di novità, di colori, di luce, di giochi: e via, un nuovo blog, tutto a colori!
Devo ancora sistemare i dettagli, ma questo è il template che mi piaceva di più :-)

Ancora novità...e qui c'è parecchio da lavorare :-P

8 aprile 2008

Questione di dettagli

Ieri avevo appuntamento alle Gallerie dell'Accademia, per la visita alla mostra di Tiziano, con il prof di Storia dell'Arte Moderna e il corso della Specialistica. Arrivo di corsa dall'esame di inglese (stendiamo un velo pietoso - così imparo a fare la sborona sul blog! ...però devo dire che all'orale mi hanno pure fatto i complimenti, tiè), supero la biglietteria, dato che del prof non c'è nemmeno l'ombra, giro l'angolo sperando che si siano spostati verso l'ingresso, ma è tutto sbarrato. Torno sui miei passi e trovo un gruppetto sparuto di colleghe, anche loro in attesa. L'appuntamento era qui, alla biglietteria, vero? Confermano. Passano i minuti, cavolo, non è dal prof fare ritardo. Chiamiamo il dipartimento, poi le Gallerie. Il prof è già entrato da mezz'ora. Scopriamo che abbiamo sbagliato lato del museo - personalmente mi sono sentita una cacchina, ma in fondo c'è di peggio.
"L'ultimo Tiziano e la sensualità della pittura": eh, bé, se non c'è il sesso nessuno ti si fila, no? E dove sarebbe 'sta sensualità, me lo spieghino lorsignori curatori, perché io non la vedo. Forse un quel seno mezzo coperto della Maddalena, o nella tragica scena di violenza di Lucrezia, o forse nel languido corpo della ninfa. Lasciamo parlare Tiziano, per favore.
Opere dagli anni '60 del Cinquecento in poi: minimo minimo Tiziano aveva 70 anni, e a quell'età, al suo tempo, erano in pochi ad arrivarci. Vecchio, con i reumatismi - a Venezia l'umidità non perdona - oserei immaginare anche con molto meno di dieci decimi di vista: alle sue spalle, una signora bottega ben collaudata. Quanto è di mano sua e quanto è stato rifatto, non si sa. Solo il Vasari allora esaltava il genio creatore, la mentalità dell'artista che fa tutto da sé ancora non c'era.
Oggi dici "Tiziano" e pare che sia una garanzia di qualità eccelsa. Io lo prenderei con le pinze, perché la mia testa la so usare da sola. Vogliamo parlare della Maddalena di Capodimonte? In particolare della sua mano sinistra, con quel pollice che è tutto tranne un dito? O della ninfa che poveretta ha la schiena rotta in tre, un braccio degno di Mister Fantastic e una coscia che nemmeno Rembrandt osava così tanto. Eppure, sono tutti lì in adorazione.
Generazione tivvù: prendi quello che vedi per vero e il cervello lo rivendi come nuovo.