È finita.
Sono più o meno ubriaca, di un buon Tocai rosso del Conte Piovene e sto divinamente. Ora.
Perché oggi pomeriggio verso le tre e mezza non stavo tanto bene. Ma è meglio cominciare dal principio.
Mattinata proficuamente trascorsa da Giorgio il parrucchiere pazzo, che mi ha domato la folta chioma acconciata all'uopo. Pranzo al volo, trucco e vestito, e via verso Venezia.
Arrivo sul luogo del delitto con mezz'ora di anticipo, con famiglia mia e di Apollo al seguito, condita da zia e cugini; a sorpresa, più o meno annunciata ma non garantita, un collega Wikipediano che scopro seduta stante essere niente po' po' di meno che docente nella mia facoltà (bacio accademico garantito).
Una campanella annuncia il mio turno, entro, consegno la tesi (lilla, in pendant con l'abito) e mi accomodo. Ero tranquillissima, l'emozione era dovuta unicamente al fatto di dover parlare di fronte a tante persone: il presidente di commissione è stato carinissimo e cortese, alcuni commissari non mi hanno cagata di striscio e il mio terrore, l'uomo che mi ha tolto il saluto per motivi solo a lui noti, ha cazzeggiato col cellulare per tutto il tempo, per concludere con stretta di mano e sorriso.
Il mio relatore era più preoccupato di fare bella figura lui, lo stronzo. Per fortuna ho avuto una bella soddisfazione dalla correlatrice esterna, una squisitezza impeccabile, che mi incoraggiava con lo sguardo e che pur potendo mettermi in difficoltà non l'ha fatto, e un'altra soddisfazione la devo al sosia di Babbo Natale (già citato in questo blog con nome e cognome ma non vorrei rischiare troppo) che dall'alto del suo sapere onnisciente mi sorrideva compiaciuto.
La mazzata è arrivata dalla correlatrice d'ufficio, che non si è presentata e codarda bastarda ha lasciato una missiva al presidente di commissione, criticando aspramente il mio lavoro per scelte che alla fine non sono dipese da me (1000 e passa note su 130 pagine di scritto sono effettivamente un'esagerazione, ma sua maestà Papillon non mi permetteva di scrivere una virgola senza la relativa citazione).
Con 4 miseri punti me ne sono uscita da quella facoltà di vecchi bacchettoni, senza rimpianti ma anche senza soddisfazioni - per ora.
Adesso resta l'amarezza per non essermi potuta difendere, perché non avrei potuto controbattere in alcun modo alle accuse mosse dalla stronza. Rabbia perché chi avrebbe dovuto difendermi sono sicura che non ha mosso un dito, forse perché era troppo impegnato a pensare come pararsi il culo. Avvilimento perché quel deficiente non mi ha mai capita né ha mai fatto il minimo sforzo per ascoltarmi e darmi retta, etichettandomi fin dall'inizio come una stupida quando stupida proprio non lo sono e per questo penalizzandomi lungo tutto il mio percorso.
Adesso mi lascerò cullare dall'ebbrezza del Tocai del Conte, dormirò il sonno del giusto e domani finalmente gioirò.
Buonanotte cari oracolanti: libiamo i lieti calici e lasciamoci alle spalle ciò che è stato. Domani è un altro giorno.
5 novembre 2010
Diario di tesi - il grande giorno/2
31 ottobre 2010
Diario di tesi - il Nirvana
Il grande giorno si sta avvicinando e iniziano le domande di rito: cosa vorresti per regalo? Per fortuna con i miei parenti siamo abbastanza sciolti da poterci permettere tale spudoratezza, che, non so per quale oscuro motivo, cinque anni fa non c'è stata, con il risultato di ritrovarmi con l'immancabile penna simil-preziosa (che è troppo scivolosa e mi sfugge di mano, con l'aggravante di essere anche troppo sottile e quindi ancor più difficile da impugnare) e l'altrettanto classica agenda. Ora vorrei capire perché alle lauree si regalino le agende. Avrebbero senso *durante* gli anni universitari, per segnare gli orari dei corsi e gli esami e i ricevimenti dei professori. Certo, potrebbero essere un augurio di una prospera quanto impegnata vita lavorativa - grazie. Peccato che il criterio di scelta rispecchi i gusti del donatore e non del ricevente, con picchi di pacchianeria mista a kitsch più unici che rari. Ci sono le agende formato tesi (così non ti dimentichi di esserti laureato?) con copertina in vera-finta-pelle color cacchetta. Ci sono quelle con i fogli intercambiabili formato cartolina, che non si sa per quale oscuro motivo sono contenute in una custodia grande il triplo, con tanto di manico così non te la perdi: queste hanno anche i fogli extra in puro idioma locale anglicizzato "Notes", "Goals", "Memo", "Diary", "Planner", puntualmente lasciati intonsi. Al giorno d'oggi, con i super-cellulari che fanno anche le patatine fritte, oserei affermare che le agende cartacee sono decisamente demodè.
Altro tipico dono, la borsa di pelle: ora sei dottore, devi avere la borsa di pelle. Che già di suo pesa una tonnellata, se provi a metterci dentro il minimo indispensabile finisce che ti viene la scoliosi - e se poi vuoi fare lo sborone e ci infili pure l'agenda e la penna "perché me le hanno regalate, tanto vale che le usi", puoi anche farti l'abbonamento dal chiropratico.
Evidentemente parenti e affini mettono in stand-by la fantasia, se mai l'hanno avuta, e si incaponiscono a regalare l'ovvio. Qualche anno fa si laureava la figlia di una coppia di amici dei miei: mamy mi chiede cosa regalarle, al che io sfodero le mie idee più brillanti, sottolineando all'inverosimile di evitare a tutti i costi l'agenda. Cosa prende mamy? Ecco.
Dicevo della domanda che - per fortuna - mi sento porre alquanto spesso: "cosa vorresti per regalo?" Eh, bella lì.
Scartiamo agenda e penna (lasciando uno spiraglio all'ipotesi assai remota che qualcuno mi regali la stilografica dei miei sogni: maneggevole, leggera, scorrevole nello scrivere, a punta fine), cosa resta?
Macchina fotografica: reflex digitale, c'è. Reflex a rullino, c'è. Obiettivi, ci sono. Mi farebbe comodo una digitale compatta, di quelle da tenere in borsetta, ma vivo anche senza.
Computer: c'è.
Stampante e scanner, c'è.
Hard disk esterno, c'è (500 giga di cui 300 ancora liberi).
Memorie usb, ci sono.
Cellulare: il mio non farà le patatine fritte, ma telefonate e messaggi sì, quindi son a posto.
Tv: ne faccio volentieri a meno.
Valigeria: il trolley da bagaglio a mano l'ho ricevuto 5 anni fa, quelli grandi li ha mamy e nessuno in famiglia viaggia così tanto da richiedere una valigiona tutta per me.
"E allora di cosa hai bisogno???" - Di niente, rispondo serafica. Ho raggiunto il Nirvana.
28 ottobre 2010
Diario di tesi - don't worry be happy (?)
Stamattina squilla il cellulare, numero di Venezia: inizio a sudare freddo. È la segreteria, prime parole "non si preoccupi".
Tesoro, se cominci così mi preoccupo eccome.
La signora voleva conferma di un esame, che le risultava come secondo modulo e aveva il dubbio che il primo non fosse stato registrato: spiego che così era previsto dal mefitico piano di studi e lei dice che va bene. Ma so che non finisce qui, sarebbe troppo bello per essere vero. Infatti un esame sostenuto a giugno non risulta ancora registrato, il docente è stato avvisato, pure in dipartimento sanno che se si presenta devono braccarlo e fargli compilare il registro.
- Certo che se lei potesse scrivergli...
Io??? Cioè, dico, tocca a me ricordare al prof che deve fare il suo lavoro? Pare di sì. Continuo a rimpiangere i vecchi registri cartacei: scripta manent.
27 ottobre 2010
Diario di tesi - remember the time
Più si avvicina il giorno X, più la memoria torna indietro alla mia prima laurea, cinque anni fa.
Era un caldo 12 luglio, non torrido perché il giorno prima aveva piovuto e l'aria si era rinfrescata; io ero tranquilla e decisamente rassegnata ad aspettare ore prima della discussione, dato che in Accademia non si usava un orario prestabilito, ma si andava "a sentimento" (quello del Capo, il mio prof di pittura). Avevo avvisato amici e parenti serpenti di non chiedermi mai quando sarebbe stato il mio turno, ma ho parlato per i muri. Per fortuna mio nonno non c'era, altrimenti avrebbe dato di matto XD
Prima della discussione ho vissuto il mio momento di gloria, con l'analisi del mio percorso artistico dei cinque anni trascorsi, di fronte alle mie opere conclusive: mi sono commossa alle parole del Capo, giuro. Poi tutti in aula per quella che mia cugina ha definito una chiacchierata tra vecchi amici: se andavate avanti così, ha detto, vi avrei portato thè e pasticcini.
E finalmente il momento che tutti aspettavano: la proclamazione...dell'esame di mio fratello, sostenuto un'infinità di volte e superato perché il professore era stufo di vederlo. :-|
Tutti in cortile quindi per la goliardia: sapevo che la mia amica Anna aveva chiesto il vestito ad Amel, maestra di danza orientale, e tremavo al pensiero che fosse quello turchese. Tale abito era custodito nell'armadio dei costumi di Amel ed era cosa buona ci rimanesse, in eterno. Di un azzurro intenso tendente al blu, voile impalpabile per la gonna, luccicanti lustrini per fusciacca e top. Sul tutto spiccavano due cuoricini fuxia, cuciti al centro del seno -.-' Ringrazio la mia amica e maestra per avermi risparmiato tale umiliazione e per aver fornito un negligé di pizzo bianco con liseuse in voile e un paio di scarpe a lustrini, tacco a spillo da 12 centimetri :D Con la testa riempita di bigodini mi accingo a leggere il papiro, quando Apollo tira fuori dallo zaino una bottiglia di Anima Nera. Credo di essere una delle poche laureate che faceva apposta a sbagliare a leggere per poter bere. E mia cugina come si incavolava perché le toglievo tutto il divertimento!
Avreste dovuto vedermi, in giro per Venezia di bianco vestita, sotto la candela dell'ora di pranzo, con stretta al seno la bozza di Anima Nera, ormai svuotata per metà, neanche temessi che me l'avrebbero rubata.
Al viaggio di ritorno in treno ero praticamente in stato comatoso e più di qualcuno mi si è avvicinato per sincerarsi che respirassi ancora: il profumo di liquirizia che mi aleggiava attorno era la giusta conferma che stavo solo dormendo della grossa.
Dopo aver passato la serata abbracciata alla tazza del bagno, solo al sentire l'odore di liquirizia mi sentivo male. Ho impiegato tre anni per riuscire solo ad annusare l'Anima Nera, e qualche mese di più per ricominciare a gustarmela: spero che quest'anno i miei amici siano clementi, giusto per non dover buttar via quelle due bottiglie che ho in casa :-P
19 ottobre 2010
18 ottobre 2010
Diario di tesi - dimmi quando quando quandoooo...
Manca una settimana alla sessione di tesi e il calendario non è ancora stato pubblicato. Ringrazio la segreteria per la sollecitudine e la comprensione dimostrate nei confronti di noi poveri laureandi: che cosa sarà mai una discussione di laurea in fondo? Una formalità, tanto il voto è già deciso. Peccato sia una formalità cui vorranno partecipare parenti e amici, che magari hanno anche una vita da organizzare - ormai mi sono rassegnata al fatto che noi studenti siamo ritenuti non avere una vita, durante gli anni universitari. Magari vogliamo metterci un rinfresco? (anzi, un riscaldo, visto il tempo che fa) Magari vogliamo metterci pure il papiro, che sarà spudoratamente riciclato come da mie precise istruzioni, ma un minimo per le fotocopie ci vuole. Magari ci starebbe pure una festa con gli amici, che stavolta si farà in pizzeria perché la casa delle feste è temporaneamente inagibile e sinceramente io sono fin troppo fusa per organizzare qualcosa di più di una pizza.
E io mi ritrovo nel limbo dell'attesa, con nessuna voglia di ripassare le mie sudate carte, con tante grazie anche alla cistite - a volte ritornano, e il cerchio si chiude.
11 ottobre 2010
Diario di tesi - errata corrige
Lo sapevo che non avrei dovuto scrivere "definitiva" nel post precedente, perché la stampa *definitiva* non lo è stata. Ieri pomeriggio mi sono messa a sfogliare il mio malloppo così per sicurezza, sai mai che abbia fatto come Michelangelo e le sue Cappelle...
Per fortuna questa volta ho ascoltato la vocina del mio buonsenso, perché una pagina sì e l'altra pure c'era un errore. Cazzate, neh, ma il prof è pignolo ed è meglio non attirarsi l'ira del relatore a X giorni dalla discussione.
Ieri ho consumato l'evidenziatore (viola) per segnare gli errori, e stamattina mi sono dedicata alle correzioni: ne ho approfittato per salvare anche la versione per la direttrice del museo, con ringraziamento apposito, e quella per me, con ringraziamenti balenghi assolutamente immancabili nella mia copia.
Se dyo vuole, tra un'ora sarò di nuovo in copisteria - ma stavolta cambio, me ne hanno consigliata una che parrebbe avere un po' più di fantasia in fatto di colori ;-)
8 ottobre 2010
Diario di tesi - la stampa definitiva
Le due copie per la segreteria sono pronte: a quella per la commissione e per la sottoscritta ci penserò la settimana prossima, anche perché devo trovare la copisteria giusta, quella di oggi pomeriggio mancava di fantasia -.-
Due revisioni fa, chiedo al relatore come rilegare la tesi: mi consiglia di stare sull'economico, vanno benissimo gli anelli, tipo dispensa. Al che gli rispondo che almeno quella per la commissione la volevo presentabile e che volevo sapere se ci fosse un colore predefinito. Lui mi dice di evitare il verde. E il marmorizzato, non lo può tollerare, per il resto posso scegliere il colore che più mi aggrada. Ridendo controbatto che è meglio che io mi astenga dal mio colore preferito, non sarebbe il caso. Lui risponde:
- Oh, non si preoccupi, se la vuole fare viola faccia pure, non sa quante tesi viola e rosa ho!
O_o
...peccato che la suddetta copisteria non si discosti dai soliti blu-rosso-nero (ovviamente hanno anche il verde e il marmorizzato, ma nemmeno li considero).
Ora spengo tutto e mi butto a letto: per le prossime 48 ore non esisterò per nessuno.
7 ottobre 2010
Diario di tesi - corso di informatica per segreterie universitarie
Sarò breve: chiunque si occupu dei servizi informatizzati delle università è un incompetente che non ha idea di cosa significhino le parole che capisce anche mia nonna, "user friendly".
L'ultima chicca di una infinita serie: il frontespizio della tesi preformattato. Semplicemente ingestibile.
Un enorme file .rtf che non si può modificare. E che ha pure il baco, dato che ogni volta che apro il file .odt derivato Openoffice mi va in crash. Ne verrò a capo, questo è poco ma sicuro, e per ogni minuto che perderò a causa dell'incompetenza di questa gente metterò in conto altrettanti decibel di sfuriata a chi di dovere. In caso "Chi di dovere" fosse un indirizzo e-mail, i decibel si trasformeranno in Gb. Ecco.
5 ottobre 2010
Diario di tesi - la prima stampa completa
Fa impressione. E tanta.
Ho scritto tutto.
Incrociate le dita per me, e chissà che il prof vada in tilt e sia clemente :D
4 ottobre 2010
Diario di tesi - Malanni, manoscritti e microfilm
Che sono stressata non serve ribadirlo ma per fortuna sono agli sgoccioli: dalla consegna della tesi in poi sarà una passeggiata. Già pregusto quell'intera giornata che trascorrerò sotto il piumone a leggere, o anche solo a dormire, per ricaricare le batterie che sto esaurendo - mi sembra di avere una spia rossa in fronte che urla pietà. Sono ridotta in condizioni così pietose che mi è bastato un colpo di freddo preso chissà dove, tra sabato e domenica della scorsa settimana, per prendermi un'infreddatura con i controca**i. Prima fu il raseghìn, quella specie di carta vetrata che ti raspa la gola ogni volta che deglutisci; poi furono i problemi idraulici ai dotti nasali; infine una tosse che mi fa sembrare una tubercolotica terminale. Mamy mi ha imbottita di medicine che per fortuna sembrano fare il loro dovere.
Come ampiamente descritto nel post precedente, domani pomeriggio è in programma LA SCADENZA: come se non bastasse colui-che-mi-crede-Wonderwoman, ci si mettono pure le biblioteche a remarmi contro. Avrei dovuto consultare almeno quattro libri, tutti presenti nella stessa biblioteca veneziana, che ovviamente di lunedì è chiusa. Mi sono accontentata di integrare i miei scritti con i due volumi che ho trovato a Vicenza, e visto che ancora non ho finito di scrivere, dovrà accontentarsi anche il prof.
A metà mattina, mi accorgo che ai miei appunti manca una particolare pagina degli Habiti antichi et moderni di Cesare Vecellio, testo del 1590 che non mi ero ancora azzardata a consultare sia per le innumerevoli citazioni pescate qua e là in bibliografia, ma soprattutto per il sacro timore di sfogliare un tomo del '500. Essendo tale pagina indispensabile, mi sono decisa a concedermi il lusso del manoscritto - ok, è un libro a stampa, ma così fa più figo :-P
Faccio la richiesta, torno in sala riservata e aspetto con ansia la bibliotecaria che mi avrebbe portato il mio tessoroo. Sento chiamare il mio nome, ma nelle mani della signora non c'è nulla. Sto per svenire, perché a Vicenza non c'è un'altra copia del testo e io non ho certo tempo di andare a zonzo a cercarlo. Per fortuna scopro che il libro è consultabile, ma su microfilm, e già inizio a sentire i primi sintomi di nausea.
Memore dell'esperienza precedente, ho cercato di concentrarmi sui margini del visore e pare che la tecnica abbia funzionato, nonostante sia stata costretta a far scorrere avanti e indietro il microfilm un paio di volte per cercare pagine che credevo di aver saltato e che invece erano effettivamente mancanti.
A casa per l'ora di pranzo, mi sono concessa un riposino e poi mi sono fiondata sul pc: ora mi sento completamente fusa, tanto che non ho ancora deciso se proseguire il lavoro dopo cena (cena? quale cena?) o riprendere domani. Sicuramente chiuderò qui questo post, perché sento che tra poco potrei iniziare a svarionare.
1 ottobre 2010
Diario di tesi - Wonderwoman!
Mercoledì revisione, cominciata in grande stile con il pranzo interrotto sul più bello. Me ne stavo appollaiata sui gradini che portano alla mansarda - che viene aperta solo se ci sono docenti presenti - rimembrando i bei tempi dell'Accademia e i pranzi del venerdì al "Pùnaro". Con le mie compagne di corso, solitarie presenze nella nuova sede non ancora frequentata, avevamo eletto a nostro luogo di chiacchiere e cibarie la scala che portava a un piano misterioso, con porta antifiamma perennemente sbarrata e quindi mai utilizzata. In sei comari sembravamo altrettante galline sul "punàro" (parola dialettale che indica la scala del pollaio); il professore di Architettura, altro disgraziato docente che teneva lezione di venerdì, sorrideva sempre al vederci appollaiate con i nostri panini in mano e un giorno ci diede l'incarico di inventare un nome per il nostro ritrovo. A Venezia ci sono i Bàcari, quindi per concordanza d'accento l'abbiamo chiamato, appunto, Pùnaro.
Dunque mercoledì mi trovavo appollaiata su un surrogato del caro Pùnaro, a mangiare una fetta di pizza e a spettegolare con le compagne di disgrazia, quando arriva il prof, evidentemente in anticipo, che ci richiama all'ordine sostenendo che così "non è decoroso". Ero troppo affamata e stanca e raffreddata per dirgli dove mettersi il suo decoro.
Al mio turno di colloquio ricevo le bozze corrette e consegno le nuove; mi ritrovo anche con compiti urgenti da svolgere, tipo scrivere l'introduzione per oggi (venerdì mattina, ndr) e, marginalmente, consultare un libro.
Ora di arrivare in stazione, prendere il treno e tornare a casa, si son fatte le sei e mezza; con in più il raffreddore ero cotta, quindi di mettermi al pc non ne avevo nessuna voglia.
Ieri mattina gironzolo per la rete in cerca di suggerimenti per come impostare l'introduzione alla tesi - avevo già capito che raccontare la storia del prof dell'Accademia incontrato in treno che mi suggerisce l'argomento di tesi non sarebbe stato decoroso. Per ora di pranzo me l'ero sbrigata, così ho dedicato il pomeriggio alla correzione del capitolo appena ritirato, che con le sue 38 pagine e 500 note non ho ancora portato a termine (kispios, fino a poco tempo fa avrei scritto "finito", sto prendendo i modi loquaci del relatore, omg!!!).
Oggi, prima di partire per il colloquio, controllo il materiale e lo stampo, poi mi dirigo in università. Consegno le due versioni dell'introduzione, una semplice, la seconda integrata con riferimenti bibliografici perché non si sa mai, e mi sento chiedere se sono stata a controllare il libro tal dei tali.
Ora: mercoledì pomeriggio la biblioteca era chiusa; giovedì ho lavorato all'introduzione; venerdì mattina non c'era tempo.
Oh, e oggi ha rincarato la dose: per martedì devo completare e correggere tutta la tesi, perché la vuole controllare dalla prima all'ultima pagina.
Chi sono io? BABBO NATALE, EH???
Perché ho il giratempo e le mie giornate durano 72 ore. Perché quella volta alla Cresima mi è stato donato non lo Spirito Santo ma direttamente il Dono dell'Ubiquità. Perché ho il teletrasporto. Perché le biblioteche per me aprono anche di notte e non ho bisogno di dormire, mi basta farmi un po' di aria col ventaglio e sto a posto.
Tu e le tue note per ogni virgola, e quando son poche e quando son troppe. Tu e la tua bibliografia infinita, che ogni volta ce n'è una nuova. Tu e le tue norme redazionali del kispios, che seguo alla lettera ma non va bene comunque. Tu e le risposte vaghe con la precisazione vitale quando è ormai troppo tardi. Tu e il tuo cadere dalle nuvole per una questione che non sono stata io a tralasciare ma tu a non voler sentire - ed è comunque colpa mia. Tu che sminuisci la mia intelligenza, la mia competenza e la mia capacità di presentare un lavoro decoroso, soprattutto se ti ho appena ribadito che vengo da studi di Belle Arti e devo solo mettere in ordine quattro schifosissime foto. Tu che hai il terrore che in sede di discussione faccia fare brutta figura a te, insignificante uomo insicuro e con la coda di paglia.
Dammi il mio voto, dammi il mio pezzo di carta, e poi sparisci perché ti farò diventare i capelli bianchi.
22 settembre 2010
Diario di tesi - comunicazione di servizio
Gentili Signori Oracolanti,
Sua Soavità la Pizia mi ha ordinato cortesemente chiesto di avvisare lorsignori che la titolare dell'Antro sarà in altre faccende affaccendata per un tempo non ben definito.
La Divina è presa da non so che affare, ma dev'essere veramente importante perché è completamente schizzata, come quella volta che ho sventuratamente messo le foglie di Erythroxylum al posto del consueto alloro per i suoi suffumigi. Come facevo a saperlo che erano un regalo da parte del suo collega di Cuzco, e che quei strani disegni sul pacchetto non erano decorazioni ma un avviso del contenuto? Questa volta però io non ho nulla a che vedere con i suoi nervi a fior di pelle, la logorrea, le improvvise crisi di panico (sentiste come urla), e, cosa che mi spaventa ancora di più, certi momenti di assoluta pace, che io, pur ignorante, so essere disperazione nera.
La Signora se ne sta tutto il giorno nella stanza più profonda dell'antro, sommersa da tomi e pergamene, scagliando di tanto in tanto maledizioni a un Re di un paese che mi è ignoto, tale Latore.
Io le preparo i pasti, che lei non degna di uno sguardo: lo so che non sono brava nemmeno un decimo di Sua Perfezione e che purtroppo riesco ad ammannire solo cibi precotti, ma oggi ho fatto la bruschetta, come ho imparato dal signor Apollo, spiandolo nelle sue visite quaggiù.
Sono preoccupata anche perché le visioni, consuetamente provocate dai fumi dello Χασμα, ora le appaiono anche nel sonno: vane sono state le mie preghiere a Morfeo affinché alleviasse i sogni della mia Signora.
Ma sono al suo servizio da tanto tempo che mi pare di conoscerla come me stessa, e so che anche questa volta sarà vittoriosa. Mi auguro che il prossimo week-end, che trascorrerà con le menadi a danzare sulle note orientali, le sia di giovamento.
Spero di non aver osato troppo nel confidarmi con voi: la Signora è molto esigente in fatto di educazione, e mi ha già minacciata che mi avrebbe mandata a lezione dalle sue amiche Megera, Tisifone e Aletto, che sembra amino la vecchia disciplina greca.
Vi porgo i miei più sinceri saluti e auguro alla Divina di tornare presto ai suoi Oracoli.
15 settembre 2010
Diario di tesi - la casa che rende folli/2
Dopo una proficua mattinata in biblioteca, raggiungo la mia amica Ele per il nostro panino da Lele (ai Tolentini, micro-osteria all'angolo: panini ottimi e prezzi idem): concludiamo in gloria con una fetta di Sacher da Tonolo, forse la migliore pasticceria di Venezia. E ridendo e scherzando si è avvicinato il momento della verità: riuscirà la nostra eroina a consegnare la domanda di laurea?
Mi appropinquo alla copisteria dirimpetto la segreteria per fotocopiare il libretto: nelle scartoffie e nel sito non era specificato se escludere o meno le pagine in bianco, così, come insegnano i latini, melius est abundare, ne porconare contra secretariam.
Come al mio solito, sono in largo anticipo sulla tabella di marcia, quindi ne approfitto per incipriarmi il naso. Da brava mi dirigo al tabellone con le ubicazioni dei locali dell'edificio e inquadro una toilette al primo piano - strano che non ce ne sia una al pianterreno, ma i veneziani sono una razza a parte.
Salgo le scale e mi aspetto di trovare il classico cartello-freccia: nada. Da lontano scorgo un'altra tabella logistica, che mi propone la toilette al primo piano ammezzato. Va bene, prendo l'ascensore così lo trovo subito: tempus fugit, per restare in tema di latinorum. Sbarco su un pianerottolo grande così, che indica la toilette oltre la porta frangifuoco. Chiusa.
Mi rassegno a scendere le scale, augurandomi di trovare un'alternativa. Credevo di essere al primo piano ammezzato, quindi se la matematica non è un'opinione avrei dovuto fare tre rampe di scale per trovarmi al pianterreno: magia!, sono scesa solo di mezzo piano. Ancora scendo, e stavolta chiedo al signore del banco informazioni, che mi indirizza oltre il corridoio vicino all'entrata: mettere un cartello pareva brutto?
Espletate le mie necessità fisiologiche, torno nell'atrio, dove ho inteso esserci la segreteria di lettere. Due tabelloni numerici indicano il turno di prenotazione, ma non si aggiornano in sincrono: intuisco che corrispondono a due segreterie distinte, ma quali? Per scoprirlo, devo avvicinarmi alla porta, cui è affisso un misero cartello in font 22 che specifica la facoltà di riferimento.
Non faccio in tempo a sedermi, sistemare le scartoffie, accendere l'mp3 e ascoltarmi la mia scoperta musicale del giorno (MidLife Crisis, dei Faith No More, la adoro), che magicamente arriva il mio turno.
Entro nell'antro della Sibilla Veneziana, porgo i documenti, ricevo indietro le fotocopie extra del librutto - che hanno fatto sorridere la segretaria, pure simpatica, incredibbile! - e la ricevuta timbrata e firmata.
Chiedo conferma per gli esami sballati e la signorina mi assicura che è tutto a posto.
Incredula, le chiedo con due occhi da cane speranzoso: "Allora mi posso laureare?"
-Adesso dipende tutto da te! -risponde la santa donna.
Le avrei dato un bacio in fronte.
Quando sono uscita, mi sembrava di camminare su una nuvola.
Ora mi manca solo il punto 3: domani maratona-studio con trip di caffeina-fosforo-vitamine e ovetto sbattuto come me lo faceva la mamma ;-)
14 settembre 2010
Diario di tesi: scadenze
- Oggi dovrei essere al museo a fare le foto che non ho potuto fare la volta scorsa.
- Domani dovrei consegnare la domanda di laurea, in un orario assurdo, senza la possibilità di vedere se ci siano altri orari disponibili, a meno che non rinunci alla mia prenotazione.*
- Venerdì al massimo dovrei consegnare un nuovo capitolo al relatore.
Non ce la farò mai ad arrivare al punto 3.
*Funziona così: per la mia facoltà non c'è l'accesso libero alla segreteria. Devi andare sul sito, cliccare sull'apposito link e scegliere un orario tra quelli liberi: che è ottimo per evitare di perdere tempo in code chilometriche. Una volta prenotato l'appuntamento non puoi più accedere alla tabella orari, immagino per evitare che gli studenti furbi si prenotino più appuntamenti per poi non presentarsi: solo che non è il massimo dell'intelligenza, perché se per caso volessi cambiare orario non puoi consultare la tabella, quindi devi rinunciare alla tua priorità col rischio di trovarti o un orario peggiore, o, se hai una scadenza, oltre il tempo massimo. Quando si tratta di user friendly le università non le batte nessuno.
10 settembre 2010
Diario di tesi - la casa che rende folli
Nei primi anni di permanenza a Ca' Foscari ho avuto modo di apprezzare la segreteria on-line: all'Accademia era *tutto* cartaceo, roba da far avverare un racconto di Buzzati che ci vedeva sommersi dalle scartoffie. A inizio anno si dovevano presentare le preferenze per i corsi cosiddetti complementari; a fine anno si doveva far firmare a ciascun docente un modulo per l'ammissione all'esame; la prenotazione per l'appello avveniva il giorno stesso dell'esame, tramite apposito modulo scritto (per lo più un foglio volante strappato da un album per gli schizzi, com'è giusto che sia in una scuola d'arte ;-) )
L'ateneo foscarino si presentava invece con un sito decentemente gestito e una sezione di segreteria fenomenale: con un clic finivi nella tua pagina per la registrazione all'appello; un menù a tendina mostrava gli esami compresi nel piano di studi, indicando quali fossero disponibili per la sessione più vicina e in quale data la lista d'iscrizione sarebbe stata aperta. Con un altro clic si potevano scegliere esami non compresi nel piano di studi. Facile, semplice, veloce.
Poi un bel giorno hanno deciso di fare i fighi, ed è cominciato il disastro: lasciamo perdere il periodo di nulla intercorso tra la vecchia e la nuova versione del sito, anche perché è meglio dello sbrodolo che c'è ora.
Apri la pagina della segreteria: tra i mille link a sinistra non capisci quale sia quello utile all'iscrizione agli esami. Dopo n-giri qua e là, finalmente capisci: e ti ritrovi in una pagina che *dovrebbe* elencare le materie previste nell'appello più vicino, tra quelle nel tuo piano di studi. Ma non è così, perché nonostante tu abbia cinque esami sostenibili nella prossima sessione, il sito ti dice che non ci sono appelli disponibili.
Cominci a tirar giù i Santi del Paradiso, in ordine alfabetico, tanto è solo l'inizio.
"Clicca qui per esami non compresi nel piano di studi"
"Inserisci le prime tre lettere dell'insegnamento"
Fatto? Bbbbene!
"Non ci sono insegnamenti disponibili"
(E prosegui con l'ordine alfabetico dei Santi)
Ora hai due possibilità: inoltrarti nei meandri del sito della facoltà alla ricerca del titolo corretto della materia e/o della data di apertura delle iscrizioni (perché questi geni non inseriscono un appello prima di tot giorni dall'apertura delle iscrizioni), o scrivere al docente di turno, pregandolo di inserirti nella lista. Siccome i professori, si sa, hanno meglio da fare che star dietro a noi studenti per queste quisquilie, ti rimbocchi le maniche, invochi un altro paio di Santi giusto per gradire e ricominci l'Odissea.
Dopo 30-60 minuti durante i quali sei arrivato a dialogare con santo Zotico di Costantinopoli, riesci a iscriverti all'esame. Vi risparmio il caso in cui, dopo il suddetto tempo, scopri che la lista verrà aperta il giorno dopo, perché sarai costretto a ripetere tutto daccapo.
Vi risparmio anche le rimostranze dei docenti quando riveli che sei iscritto all'appello per l'esame da sei crediti, quando invece il tuo piano di studi ne prevede quattro, e tu a spiegare che il malefico sito non prevede esami da quattro crediti. Ora che l'esame è sostenuto e che il voto è sul libretto, il problema è del professore, e te ne vai a farti uno spritz.
Credevi di essere a posto? Ti sbagliavi! Perché arriva il giorno in cui devi presentare la domanda di laurea e scopri che il tuo piano di studi presenta 5 esami extra, che sono il doppione di quelli già registrati, ma con i crediti sballati. E magari scopri anche che in un eccesso di zelo, nel correggere quegli esami tripli che avevi segnalato nove mesi prima, la segretaria, sotto gli effetti del caldo di agosto, con in corpo un mohito di troppo, ha cancellato pure un esame che risultava sostenuto e superato (30/30) fino a tre giorni fa, lasciando invece il suo doppelgänger in bianco.
E che san Zotico non si lamenti di essere invocato invano!
la pergamena deve essere consegnata in tempo!
L'Oracolo veneziano altrimenti noto come call-center avrà detto la verità?
Sarà sufficiente presentare il libretto per avere il visto dalla segreteria?
O altre peregrinazioni si presenteranno alla porta della nostra fanciulla?
Avremo un lieto intermezzo o un bagno di sangue?
Restate sintonizzati su Tele Delfi!
7 settembre 2010
Diario di tesi - ta-na-na-nàaa ta-na-nàaa!
Io sono buona e gentile ed educata e perbene, quindi non scriverò del panico sopraggiunto nel momento in cui, annunciatami alla cortese signora del museo, mi sono sentita rispondere che la direttrice era fuori. Non racconterò dell'orrore nello scoprire dalla bocca della segretaria che sull'agenda della direttrice non era segnato nessun appuntamento col mio nome. Anzi, ringrazierò della solerzia con cui Lei è arrivata tra mille impegni, per Me.
Non descriverò nemmeno lo stato pietoso in cui versava la sala del magazzino ove si trovano le sei casse dal contenuto misterioso, né delle suppellettili che ornavano tali casse, tra cui un crocifisso ligneo del '500. La polvere è noiosa, sporca e nera: lasciamola nel dimenticatoio che l'ha preservata fino ad oggi. Perché quello che conta è che sono riuscita, questa volta sì
Perdonate se sarò fedele al motto di Delfi, l'Oracolo non rivela e non nasconde, parla per cenni: sono gelosa del mio tessorooo, e fino a discussione avvenuta non rivelerò se non l'essenziale. Per oggi, accontentatevi di questo ;-)
Diario di tesi - il giorno che aspettavo
Con rischi indicibili e traversie innumerevoli...no, è un'altra storia.
Con dispendio immane del mio credito telefonico, dopo essermi avvicinata il più possibile alla perdita della pazienza e della speranza, dopo aver maledetto chi mi aveva proposto la tesi per poi negarsi ripetutamente nel momento del bisogno, quando meno me l'aspettavo sono riuscita nell'impresa: un appuntamento con l'impegnatissima direttrice del Museo, fissato da lei pirsonalmente di pirsona (cit.). Per oggi pomeriggio.
Armata di macchina fotografica, metro, carta e penna, con cugina aiutante, scenderò come Indiana Jones nei magazzini del Museo e vedrò con i miei occhi, per la prima e forse unica volta il principale soggetto della mia tesi.
È tempo di controllare l'attrezzatura, preparare lo zaino e soprattutto recuperare l'ombrello...altri aggiornamenti seguiranno :-)
12 agosto 2010
Se (Diario di tesi?)
Se la concentrazione è profonda come una piscina gonfiabile per bambini...
Se la voglia di fare rasenta il seminterrato...
Se il solo pensiero di prendere in mano le fotocopie per la tesi
provoca conati di vomito...
Se si trovano innumerevoli scuse per non chiudere il browser...
Se il sonno fa capolino insistentemente
nonostante le otto ore dormite senza interruzioni di sorta...
Se le vacanze iniziano ufficialmente domani
ma la testa è già avanti di un giorno...
Per favore, qualcuno mi punti una pistola alla tempia
e mi minacci di combinare qualcosa!!!
Non sono pigra, ho solo bisogno di incentivi.
28 luglio 2010
Diario di tesi: la lagna
No, perché sua maestà mi fa le pare perché le note a piè di pagina sono un ottimo strumento e lo si deve usare perché ha tutti i vantaggi di word.
E poi pretende che gli stampi gli elaborati,che corregge a mano: ma non ha mai sentito parlare dei commenti? Altro utilissimo strumento che ha tutti i vantaggi di word, cazzaruola!
Perché
- resta tutto sullo stesso file e non serve smazzarsi pagina per pagina per riportare le correzioni.
- non sarei costretta a decifrare la sua grafia orrenda che pare quella di un medico.

