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23 dicembre 2011

Ironia della vita

Notte tra mercoledì e giovedì. Già da tre giorni stavo poco bene, causa freddo e bacilli presi al matrimonio di domenica e mi aspettavo qualcosa di più di tosse e raffreddore e mal di gola.
Mi sveglio tremando dal freddo, nonostante il piumone rinforzato da coperta extra e Apollo di fianco nella versione scalda letto. Imploro con la mia migliore voce da rospo una coperta, Apollo arriva anche con acqua e termometro. Ho male dappertutto, la testa rimbomba, mi sento un macigno al posto dei polmoni, non riesco a scaldarmi: già immagino il responso del termometro, almeno 38°, forse anche 39°.
- Biiip!
37,1°.

37,1°???

Una misera linea di febbre mi fa questo effetto? Stiamo scherzando???
Appena mi capita sotto mano un termometro decente faccio il confronto con il mio: digitale sarà anche meglio, ma io mi fido poco.


Scene da un matrimonio - 8/7

Quando si dice "le sorprese non finiscono mai"! In quel di settembre arriva l'annuncio della comare di Apollo, "mi sposo!" - a dicembre. 2011.
Dopo esserci passata in prima persona, davvero non so come abbiano fatto a organizzare tutto in meno di tre mesi, io sarei letteralmente impazzita.
Per l'occasione mi sono presa un vestito carinissimo, 45neuri da Acca&Emme, che conferma il detto sacrosanto "se bella vuoi apparire, un po' devi soffrire": senza maniche, senza spalline, di raso lungo fino ai piedi. Va bene che è sintetico, ma non tiene certo caldo, non al 17 dicembre. Per fortuna non manco di risorse e mi sono attrezzata: coprispalle di lana, scialle di acrilico misto mohair (morbidissimo e caldissimo), calze termiche. Ho avuto freddo solo fuori dalla chiesa e solo perché dentro faceva caldissimo. Purtroppo le mie precauzioni non sono bastate a tenere lontani i tanti bacilli che giravano, madre della sposa e testimone con la tonsillite in primis: e con i confetti mi sono portata a casa pure i bacilli. Ho resistito tre giorni, cercando in tutti i modi di sopprimere il malanno: ma vuoi la stanchezza, vuoi l'ambiente di lavoro non proprio congeniale, ieri notte mi sono svegliata con la febbre.
Oggi sto già meglio ma me ne resto a letto: con il vassoio da colazione il pc sta comodissimo, quindi posso recuperare tutto quello che non ho scritto fin'ora.

Le foto dell'evento sono ancora nella scheda di memoria, che è nella macchina fotografica, che è nello zaino di Apollo...

29 giugno 2010

Eredità

I parenti del ramo materno sono noti per essere dei testardi, stoici e cocciuti senza pari. Capostipite delle capetoste è il nonno, la cui parola è legge: per fare un esempio recente, qualche giorno fa mi arriva un sms della cugina, che mi avvisa che il 10 luglio è prevista la consueta riunione del parentado. "Mi raccomando - scrive - conferma subito perché il nonno è già al telefono che prenota il ristorante".
Tante volte mi sono chiesta come faccia mia nonna a sopportare tale dispotico marito: oggi l'ho capito, lei è peggio.
È tornata ieri dall'ospedale, dopo un breve ricovero per quello che pensavo essere un semplice intervento di rimozione di un nodulo al seno - questo è quello che mi ha detto mamy. Il gioco dello struzzo non le è andato liscio come al solito, visto che una degenza, seppur breve, non si può nascondere. Stamattina ho avuto triste conferma che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: mammina non mi ha raccontato *tutto*, e avrei gradito essere più preparata alla visita post-operatoria.
La nonna sta bene, l'unico segno dell'operazione è il drenaggio che si porta a spasso in una borsa appesa al braccio: è il retroscena che fa incavolare.
Perché nonostante viviamo in un'epoca di controlli medici, pubblicità progresso, prevenzione in tutte le salse, nonostante la nonna abbia una figlia medico e un'altra biologa, si è tenuta il nodulo per cinque anni senza dire una parola. Il problema è stato scoperto perché un pomeriggio ha detto al nonno che non poteva alzare il braccio, e con la grazia tipica della famiglia (ramo materno del ramo materno, a quanto pare) è sbottata che si è tenuta in silenzio un tumore per cinque anni. Delle scene di mamma e zia ho saputo solo oggi, perché io credevo che il nodulo fosse stato trovato durante una visita di routine.
Mentre la nonna raccontava, io sentivo gli occhi spalancarmisi per lo stupore: e lei a spiegarmi che aveva semplicemente fatto come sua mamma, la mia bisnonna.
E vai di altarino in altarino: io ero convinta che la bisnonna fosse morta a causa di una fetta di focaccia che le aveva bloccato l'esofago stretto. Avevo 12 anni, ma ero abbastanza grande da capire cosa fosse la morte e la malattia: mi dispiace aver scoperto la verità perché mi divertiva sapere che la nonna era morta per un peccato di gola, sarebbe stato proprio nel suo stile. Sempre indipendente, testarda, furba, tanto che studiando la poesia di Ungaretti "La madre" era con il suo volto che ne immaginavo la protagonista.
Pare invece che anche la bisnonna avesse convissuto per anni con un tumore, senza dire nulla: erano altri tempi e lei era una donna dell'altro secolo, la posso capire. Ma la nonna no! Non capisco davvero il senso di tenersi per sé qualcosa di cui non si ha colpa, di cui non ci si dovrebbe vergognare, che se risolto per tempo è tutto guadagnato.
La nonna ha detto che non voleva pesare su nessuno, così zitta e avanti sempre: eppure oggi, dimessa da nemmeno 24 ore, era già autosufficiente. Non ha senso pensare ai "se", ma è comunque inevitabile.
Ora non so bene cosa aspettarmi, di sicuro farò una bella chiacchierata con mamy sgridandola come si deve. E mi farò spiegare una volta per tutte come ci si controlla il seno, perché col cavolo che aspetto il check-up annuale dalla ginecologa.

22 aprile 2010

2010 Odissea nell'ospizio

A casa dei nonni, in sala da pranzo, c'è una panca che corre lungo due lati della stanza, attorno al tavolo: il posto sul lato breve, a capotavola, è quello del nonno, e guai a chi lo tocca. Nell'angolino a destra, negli anni della mia infanzia, stava il terrore di tutti noi cuginetti: la formaggera. Una scatola tupper*ware che poteva contenere una torta nuziale, ma che al suo interno celava forme puzzolenti quanto temibili, che per le nari di un fanciullo erano peggio della gora dell'eterno fetore. Ora mi sorge il dubbio che tale nefasta collocazione fosse stata scelta appositamente per scoraggiare sconfinamenti nello spazio vitale del nonno: il progenitore è infatti più riservato del terzo segreto di Fatima, più intoccabile della Regina Elisabetta.
Con gli anni, la mefitica formaggera ha ceduto il posto alle medicine: prima un paio di scatole, poi sempre più, fino a riempirne una scatola da scarpe.
Di tanto in tanto mamy passa a farne una cernita, a controllare le scadenze e a rifornire le scorte: su ogni confezione scrive posologia, orari di assunzione, se a stomaco pieno, lontano dai pasti, con triplo salto carpiato. Le istruzioni vengono poi trascritte su un papiro lungo come la prima cantica del Purgatorio, giusto per sicurezza.
Questa scatola delle medicine è diventata l'emblema della vecchiaia: tanti acciacchi da sistemare, tanti malanni da curare, troppi rimedi per tenerli a mente tutti. Mi vedevo, tra almeno una cinquantina d'anni, con la mia scatola da scarpe-succursale di farmacia, a consultare con la lente d'ingrandimento la lista dei medicamenti e la sveglia-promemoria per non saltare la presa della pastiglia.
Mi sbagliavo: tale momento è arrivato fin troppo presto. Non ho la scatola da medicine, ma ci sono vicina:

  • al mattino, appena sveglia, pastiglia per la tiroide
  • dopo colazione tocca a quella per la Gran Bastarda
  • passata almeno mezz'ora è il turno del fosforo-tiramisù - con i miei malanni non del tutti passati sono uno straccio
  • a pranzo, a stomaco vuoto, i fermenti lattici per riequilibrare la flora batterica buona decimata dagli antibiotici
  • nel primo pomeriggio è di nuovo il turno del ricostituente,di altro genere, con aminoacidi, vitamine, ferro e magnesio
  • prima di cena, ancora fermenti lattici
  • all'ora della nanna, le gocce di valeriana per dormire e soprattutto evitare i miei incubi in 3D
  • alla stessa ora, l'antifungino locale
 Aggiungo che di notte soffro di bruxismo, quindi per evitare di trovarmi con un mal di testa fotonico e i denti consumati prima dei 40 anni devo portare un'apposito bite. Che assomiglia in modo inquietante a una dentiera.

20 aprile 2010

Voja de far ben sàltame indosso.../2

È incredibile come certe magagne di scarsa entità possano essere fastidiose e debilitanti al punto da impedire il normale prosieguo della propria vita.
D'accordo che 'sta maledetta roba me la trascino da un mese, per cui il mio povero organismo non solo si è trovato a fronteggiare da solo il mefitico fungo in questione, ma è stato anche costretto a farlo con le truppe decimate dal fuoco amico (=cura sbagliata, che anziché neutralizzare la causa del malanno ha distrutto le mie difese naturali). D'accordo che passare notti in bianco tra bagno e letto e impacchi freddi non giova. D'accordo che il divano produce assuefazione. Ma sono un catorcio che nemmeno dopo una trasfusione di sangue intero, svenuta in direttissima...!
Mi sveglio alla mattina con la radio, nel coma profondo penso "un'altra canzone, solo una", e riprendo coscienza un'ora dopo, saltando in tronco le tristissime reclàn tipiche delle radio locali - non che mi dispiaccia, fanno davvero pietà (serve mica una copy? perché sono disponibile). Solo Vasco Rossi è capace di farmi schizzare dal calduccio delle coperte, non perché mi dia una carica particolare, ma perché lo odio dal profondo - de gustibus.
Mi trascino fino al bagno con gli occhi impelagati di sonno, dopodiché cominciano i tentativi di infilarmi la vestaglia, innumerevoli perché sono talmente cotta da non riuscire a centrare le maniche al primo colpo.
Scendo le scale pregando di non inciampare nei miei stessi piedi, alzo le tapparelle appendendomi alla cinghia e sfruttando la forza di gravità, dato che i miei muscoli sono in grado di reggere a malapena la tazza del tè.
In cucina raggiungo l'agognata sedia, non prima di aver piazzato la tazza da tè nel microonde. Poi mi accorgo che non ho preso la bustina di tè, mi rialzo e mi risiedo. Poi vedo che manca il cucchiaino, idem. E lo zucchero. E magari qualcosa con cui riempire lo stomaco.
Nel frattempo la sedia è diventata scomodissima, nonostante i tre cuscini che dovrebbero proteggere le mie terga infiammate.
Con un po' di zuccheri in corpo, riesco a salire le scale e vestirmi.
Ho una pila di magliette da stirare, in bella vista, ma che finisce puntualmente ignorata.
Ho le finestre invase dalle formiche, nonostante abbia spruzzato la schiuma che promette almeno tre settimane di efficacia - dopo due giorni le maledette erano già lì a zampettare.
Qualcuna sconfina in sala, ma mi limito a pestarla se le capito a portata di piede, altrimenti la ignoro.
La casa è linda solo grazie all'ospite di venerdì sera, che devo ringraziare anche per la montagna di couscous che mi ha permesso di vivere di rendita per tre giorni.
La mia povera tesi langue, non riesco a star seduta su una sedia per più di dieci minuti e il divano non concilia la concentrazione.
Ovviamente sono stata risparmiata dai miei soliti disturbi nel finesettimana: ho tirato un bel sospiro di sollievo, pensando che il peggio fosse passato, e che finalmente avrei potuto riprendere il solito tran-tràn. Illusa! Da ieri sono ricominciate le rogne, che vanno ad aggiungersi alla spossatezza generale.
Ho due esami da preparare, una tesi che è appena iniziata e che dovrei completare per settembre, una casa da mandare avanti e un'invasione di formiche da debellare.
Ci sono cose che non hanno prezzo, neanche con Master*card. E la salute è una di queste.

16 marzo 2010

(Evitare di)Leggere il foglietto illustrativo

I bugiardini dei medicinali dovrebbero essere vietati per terrorismo psicologico: riportano una serie di effetti collaterali o complicazioni che nemmeno il Barone di Münchausen riuscirebbe a inventare.
Per il piccolo disturbo cui accennavo ieri, mamy mi ha prescritto un forte antibiotico: aspettando che si cuocesse la minestrina (dieta leggera), mi sono letta il foglietto illustrativo e non sapevo se mettermi a ridere o a piangere.
Cito e commento:
Il nome del suo medicinale è XXX (grazie, se non me l'aveste scritto non ci sarei mai arrivata).
Queste sono compresse bianche rivestite con linea di divisione su un lato e con un "4" segnato sull'altro. (Quando una virgola cambia tutto: pare che sia la linea di divisione a rivestire un lato della compressa. Comunque grazie per la descrizione, non si sa mai che in un momento di follia prenda tutte le medicine a disposizione, le scarti dai rispettivi blister e le metta tutte insieme nel vaso della marmellata).
XXX è usato per trattare [...] inalazione di antrace. (!)
Se lei ha un'età pari o superiore ai 5 anni (sic: perché un bimbo di 5 anni si mette a leggere il bugiardino, ma soprattutto capisce quel che c'è scritto).
Se rientra in uno di questi casi (riferito alle controindicazioni, ndr) e non ha ancora parlato con il suo medico o il suo farmacista (spaccio di antibiotici?).
Faccia attenzione con XXX [...] se è disidratato (se comincia ad avvertire la sete beva grandi quantità di acqua) (geniale!); se beve/mangia grandi quantità di latticini (lol) [...].
Effetti indesiderati (passim):

  • desiderio di farsi male ( -.- )
  • singhiozzo (certo, se inghiotti male una pastiglia capita)
  • vampate di calore, svenimento (menopausa precoce?)
  • insonnia, [...], insicurezza , [...], ansia, incubi, [..], depressione o allucinazioni (ho già i miei problemi, ci manca solo l'antibiotico)
Si ricordi: questo trattamento è per lei. Solo un medico può prescriverlo (quando si dice essere coerenti, vedi sopra). Non lo dia mai ad altri. (allora esistono gli spacciatori di antibiotici!)

In fondo alla lista dovrebbero aggiungere "Se avverte un senso di costrizione al petto, battito accelerato, respiro affannoso e non ha ancora assunto il medicinale, la causa è da imputarsi alla lettura di questo foglietto illustrativo".

15 marzo 2010

Diario di tesi - Giorno 1

Apollo lo sa fin troppo bene, sono una maniaca dell'organizzazione: giovedì scorso, nonostante la casa che sembrava sul punto di crollarmi sulla testa, ho deciso che oggi avrei iniziato "ufficialmente" le ricerche per la tesi.
Avevo programmato una giornata in biblioteca, per consultare il catalogo di una mostra degli anni '70 che costituirà il punto di partenza, nonché il nucleo delle mie ricerche: ne avrei anche approfittato per chiedere lumi sulla consultazione dei vecchi quotidiani e delle riviste dell'epoca di suddetta mostra. Ieri pomeriggio avevo pronti quaderno, penna e orari dei mezzi pubblici - andare in biblioteca in auto è un suicidio, oltre che una grande perdita di tempo. Pazzesco, non avrei mai pensato di poter affermare che i mezzi pubblici possono essere più pratici, economici e veloci dell'auto! Chiusa parentesi.
Evidentemente la settimana della sfiga non era ancora finita: verso ora di cena inizio a percepire le avvisaglie della mia croce personale, la cistite*. Prendo subito una delle mie pastigliozze che nel giro di mezz'ora fa il suo dovere.
Alle undici mi metto in pigiama, pronta a ficcarmi sotto il piumone, ma devo tornare in bagno: non faccio in tempo a sedermi sul letto che mi ritrovo con la sensazione di aver bevuto litri di acqua e l'impellente necessità di innaffiare il giardino. Dopo un quarto d'ora di andirivieni dal bagno, riesco a stendermi e spegnere la luce: dormire è un'impresa, ma in qualche modo il sonno arriva, condito da incubi in 3-D.
Alle due e mezza mi sveglio e passo i successivi venti minuti tra letto e bagno: tra un viaggio e l'altro prendo la bustona di antibiotico specifico, che preferisco assumere solo in casi gravi, e questo senza dubbio lo era.
Dopo le tre ero conciata peggio che peggio, mamy è in vacanza a Roma, con cellulare ovviamente spento, quindi mi risolvo a fare l'esperienza della guardia medica: da piccola mi immaginavo tale figura come un carabiniere in alta uniforme, sempre sull'attenti, con in mano, al posto del fucile di ordinanza, una valigetta da dottore.
Scopro che il numero da chiamare è un centralino automatico - non c'è niente di meglio che trovarsi in lacrime, piegati in due dal male, e dover pensare a quale maledetto tasto pigiare. Riesco nell'intento di mettermi in collegamento con la sede di Vicenza: dopo un minuto di attesa la vocina registrata mi riferisce che l'operatore non è al momento raggiungibile. Se durante le sfighe della scorsa settimana avevo lasciato qualche santo in paradiso, l'ho tirato giù stanotte.
Premo nuovamente il tasto "chiama", e subito mi risponde un essere umano: troppo bello per essere vero, ero stata ovviamente deviata al numero sbagliato - sempre ospedale, ma non guardia medica. Ritenta, sarai più fortunata.
Ri-richiamo, ma stavolta mi faccio furba: col cavolo che chiedo di Vicenza, mi auto-dirotto verso un ospedale della provincia. Subito mi risponde un uomo dalla voce gentile, che mi conferma che quanto avevo assunto era corretto e che potevo tranquillamente prendere un altro pastigliozzo per calmare il dolore. Ringrazio e auguro buonanotte: mi resta il dubbio del perché la telefonata fosse registrata e perché il dottore mi abbia chiesto nome, indirizzo e numero di telefono. Come se certa gente trovasse divertente telefonare in ospedale alle tre di notte per fare scherzi idioti.
Scendo per la medicina, rifaccio un altro paio di viaggi letto-bagno nonostante il dottore mi avesse intimato di evitare altra plin-plìn, e finalmente ritorno nel mondo dei sogni degli incubi.
Nuova sveglia alle cinque e mezza, ma per fortuna il dolore era quasi sparito: di andare in biblio dopo una notte praticamente in bianco non se ne parlava nemmeno, e senza alcun senso di colpa me ne sono rimasta a letto fino a tardi.
Sarei ancora sotto le coperte se non fosse per il nonno, che mi ha chiesto di procurargli il modulo per il 730 e che dalle undici di stamattina ha chiamato sei volte: non ho osato rispondere, per lui sono stata in biblioteca e non avevo il telefono con me. Farò la finta tonta, chiamandolo tra un'oretta, esibendomi in una delle mie migliori interpretazioni da Oscar: con il nonno non si scherza su certe cose, è quello che si lamenta che al supermercato trova solo una confezione di dentifricio, quando a casa ne ha altre sei.



*Cistite: patologia delle vie urinarie (si sente che ho la mamma medico?), causata per lo più dalla presenza di batteri nell'uretra o nella vescica, che provoca plin-plìn che pare fuoco, necessità di plin-plìn anche se non ne hai una sola goccia in corpo, e contorno di dolori vari al basso ventre. Nei casi peggiori, si aggiungono brividi e difficoltà a camminare per il dolore. Una goduria, no?

19 giugno 2009

Fattore S

...ovvero, quando la chiami1, arriva sempre! (La sfiga, chi sennò?)
Ieri sono arrivati i risultati degli esami del sangue: ovviamente è tutto a posto - quindi l'orticaria non ha una causa organica spiegabile e/o rintracciabile via esami fisici. Il verdetto della dermatologa arriverà lunedì, ma temo che sarà come dice mamy: non si sa perché ce l'ho e me la dovrò tenere finché resta. Ya-huu!
Dicevo: tutto a posto, tranne un unico valore, la tiroide.
Anni fa, a causa di un ipotiroidismo2 balengo3 sono stata costretta a prendere Eutirox per tipo 4 anni, una compressa ogni mattina appena sveglia. Dopo un tot era diventata un'abitudine, un automatismo: credo di essermi dimenticata la pastiglietta solo un paio di volte. Per fortuna la medicina non ha effetti collaterali - o almeno su di me non li ho sentiti: effetti positivi ce ne sono stati, anche se non lampanti (speravo in uno sprint anfetaminico, invece è stato molto graduale, ma c'è pur sempre stato).
Ad un certo punto, la mia endocrinologa mi ha fatto sospendere pian piano il farmaco per vedere se la tiroide nel frattempo sarebbe tornata a funzionare normalmente: e così è stato.
Peccato che non avessi messo in conto l'effetto dipendenza del gesto mattutino: i primi giorni senza pastiglietta non mi sembrava vero, mi sentivo come se mi mancasse qualcosa, come se avessi dimenticato un fattore essenziale (come quando esci di casa e ti chiedi se hai chiuso il gas).
Dopo un po' ho fatto l'abitudine pure a questo, anche perché la cosa bella era che stavo bene.
In quel periodo ero in collegio: avevamo una cucina in comune per colazione e pranzo (la cena si faceva insieme in refettorio) e capitava spesso di trovarsi con altre compagne a dividere il caffè o la torta della mamma. Una mattina trovo Gaia, con una pochette vicino alla sua tovaglietta: da lì tira fuori, come un mago dal cilindro, un blister arancione che conoscevo bene - Eutirox! L'ho guardato come un ex-fumatore un pacchetto di sigarette, giuro: ho preso paura tanto desiderio avevo di ficcarmi in bocca una sola pastiglietta, anche mezza...cose da pazzi!
E poi ci si chiede perché è così difficile smettere di fumare: non è tanto la dipendenza dalla nicotina, quanto dalla gestualità del fumo, come fosse un rito.
(Mamma mia, che divagata...mi sa che frequento troppo una certa cattiva compagnia... :-P )

Tornando ad oggi, mamy ha chiamato la mia endocrinologa, che a sentire i valori della mia capricciosissima tiroide per fortuna mi ha prescritto solo un integratore che dovrebbe stimolare l'assorbimento dello iodio - che contribuisce a far funzionare la suddetta ghiandola. Quindi niente Eutirox, e niente pericolo di ricadere nel vizio XD

PS: tempo fa, la stessa dottoressa endocrinologa mi ha spiegato quanto sia sbagliato assumere il tanto reclamizzato sale iodato: per chi ha la tiroide che funziona, rischia di fare solo danni, quindi attenzione! (Ci sono anche pareri contrastanti, ma sinceramente credo sia meglio lasciare le cose come sono piuttosto che cercare un beneficio non garantito con il rischio di fare guai)

1 Punto numero uno
2 Ipotiroidismo: la tiroide funziona poco, con effetto bradipo, zero energia, zero voglia, tanta fame
3 Balengo: non c'era nessuna causa che lo spiegasse, per fortuna direi, visto che sennò sarebbero stati cazzi

17 giugno 2009

Buon sangue non mente

Lunedì mattina sono andata in ospedale per fare il prelievo di sangue prescrittomi dalla dermatologa per indagare l'origine della mia orticaria: tra esami per fegato, tiroide ed allergeni alimentari, mi hanno tolto 5 provettoni. Non so come ho fatto a non svenire.
Tra i presenti scommetto non ci sia nessuno che non veda l'ora di andare a farsi togliere un po' di sangue: io lo odio per due motivi in più.
Uno: anni fa ho avuto problemi di ipotiroidismo, quindi ogni 2-3 mesi ero a farmi prelevare il mio prezioso sangue per il controllo periodico degli ormoni tiroidei. Ho subito così tanti prelievi che vedere gli aghi ha iniziato a farmi impressione - una volta ero così sadica che mi divertivo a guardare l'infermiera di turno infilzarmi il braccio.
Due: mi tocca andare in ospedale, dove se arrivi all'alba delle 7 e mezza di mattina ti trovi minimo 50 persone davanti.
Fino a qualche anno fa, a 5 minuti da casa mia c'era un centro medico privato, dove gli esami del sangue erano convenzionati con l'ULSS, quindi si pagava solo il ticket come in ospedale. Oltre alla vicinanza con casa, c'era anche il vantaggio di trovarsi in fila con al massimo 5 persone, nei giorni più affollati. Ora questo centro non fa più le analisi: ci sarebbero un paio di alternative, sempre convenzionate, ma entrambe hanno problemi di parcheggio e l'autobus non è affatto comodo. Quindi mi tocca l'ospedale.
Lunedì, aramta di santa pazienza e di libro (Twilight in lingua originale, così faccio esercizio di inglese), prendo il mio numero e mi siedo: potevo scegliere tra due poltroncine vuote, ho preso quella in prima fila - sono abbonata Rai, io XD
Mi metto a rispondere a un messaggino di un'amica e non faccio in tempo a inviarlo che il signore di fianco mi chiede che numero avessi: lui aveva preso un numero anche per suo fratello, che non era venuto, quindi l'avrebbe ceduto a me volentieri. Credo di essere rimasta pietrificata lì: non capita tutti i giorni di incontrare persone gentili e di ricevere favori così, gratis et amore dei. Insomma, siamo abituati che alla cassa del supermercato ti trovi con in mano una sola cosa e hai davanti una signora col carrello stracolmo: se le chiedi di passare avanti rischi di finire sgozzato con i rasoi esposti in cassa...
Così anziché aspettare la mia buona mezz'ora, mi son trovata nel giro di 5 minuti col braccio pronto per essere bucato: e dieci minuti dopo ero al bar con la zia, che lavora in ospedale, a fare colazione con brioche e caffè. Ah, che oro!
Grazie, signore gentile!!!

4 giugno 2009

Sgrat-sgrat...

Fermo restando che le zanzare sono delle stronze bastarde succhiasangue e che ne farei volentieri a meno, stavolta non è colpa loro se mi gratto all'impazzata.
I ponfi sono iniziati qualche giorno fa, proprio quando ho iniziato ad assumere i flaconcini di fosforo per aiutarmi nello studio, e oggi ho avuto conferma che sono proprio loro i responsabili: prima di mettermi sui libri me ne sono scolata uno, in sublinguale per velocizzare l'entrata in circolo, e in 3 secondi mi sono ritrovata con un braccio rosso da far spavento.
La legge di Murphy colpisce ancora: quando finalmente trovo un prodotto che davvero funziona per la mia concentrazione che di solito va a flipper, sono intollerante.
Per fortuna l'esame è mercoledì: resisterò altri 3 giorni senza l'elisir di lungo studio?