2 aprile 2008

Convivenza

Quello attuale non è il mio primo soggiorno stabile a Venezia: quando ero ancora studente di Acca, ho avuto la possibilità di fermarmi qui da novembre a giugno, per tre anni, presso un collegio vicino san Barnaba.
Il primo anno è stato difficile, sia per i problemi legati alla scuola, con il Capo che mi faceva diventare matta, sia per gli intoppi incontrati nelle amicizie del collegio. Le ragazze con cui subito ero riuscita a legare si sono dimostrate, senza mezzi termini, delle stronze, e per un bel po' mi sono ritrovata da sola. Difficile crederlo, dato che eravamo in 60, ma la mia riservatezza non mi ha molto aiutata. Poi sono arrivate le Amiche della Bisca, con cui mi cimentavo a scala 40 fino a mezzanotte passata - peccato non aver mai giocato a soldi, anche con pochi centesimi di puntata ora sarei ricca :-P
Il secondo anno è stato il migliore, sia dal punto di vista delle amicizie che per il divertimento. Non posso dire la stessa cosa del terzo anno: atmosfera da signorina Rottermeier, sembrava che qualsiasi cosa potesse essere sottoposta alla Santa Inquisizione. Certo non avrei mai immaginato di rimpiangere il collegio, dopo le scene da melodramma che mi hanno vista protagonista: litigare con una suora è un'esperienza indimenticabile.
Il bello del collegio era l'essere in tante, anche se talvolta il numero si faceva sentire, soprattutto nelle cucine comuni o troppo affollate o in disordine. Era proprio in occasione dei pasti che ci si conosceva meglio, quando la tensione della giornata si allentava e ci si lasciava andare alle risate. Mi piaceva trovare compagnia a metà pomeriggio, per il tè delle cinque: insieme alle chiacchiere, ci si scambiavano pure i biscotti.
Se avevi bisogno di tranquillità, gli studioli sparsi per l'edificio diventavano delle oasi di pace, mentre se volevi distrarti dallo studio era sufficiente andare in cucina o nella sala del computer, o alle macchinette. Con la bella stagione, il cortile era spesso invaso dalle studenti - ma guai ad azzardare una canottiera troppo osé.
Gli orari non mi hanno mai pesato troppo, dato che stavo lì per studiare, non per fare la bellavita. Se pensavo a un appartamento, la prima cosa a venirmi in mente era il congelatore, dato che avevamo a disposizione solo un frigorifero, tante volte fin troppo piccolo. Oppure la possibilità di trovare un forno a microonde - sogni! Ma era bello poter fantasticare sulle piccole mancanze del collegio.
Qui non ho trovato né congelatore né microonde, e non c'è nemmeno la tv - non che ne senta la mancanza, anzi. Quello che mi manca è avere tante persone intorno, la varietà che qui, per forza di cose, non c'è. Il brutto è che se con una compagna di appartamento non c'è feeling, per non dire peggio, non puoi andare a cercare compagnia da un'altra parte, perché queste sono le quattro mura dove devi stare. Qui si tende ad espandersi come le amebe, lasciando ovunque brandelli di sé - pc, libri, tazze, innumerevoli barattoli di shampoo e compagnia bella. A spostare qualcosa per prendere lo spazio che ti spetta, ti senti un po' invadente - soprattutto se sei l'ultima arrivata.
Le mie coinquiline convivono da un bel po': prima di quest'anno avevano già diviso un appartamento e la loro amicizia è un ingranaggio che scorre bene, con i propri ritmi e le proprie abitudini. Per loro è spontaneo avere parte della spesa in comune, soprattutto per quelle cose che usano tutte, come il sale o lo zucchero. Quando si tratta invece di riso o burro, io vado un po' in crisi: mi riesce difficile quantificare quello che realmente consumo e mi mette a disagio "dipendere" da un'altra persona. Le mie esperienze non aiutano: o mi gestivo la mia piccola dispensa e la mia scatola del frigo, o c'è l'Onnipresente Fratello a fregarmi gli yogurt o i succhi di frutta.
Mi rendo conto che potrei farmi valere un po' di più, come per esempio i ripiani del bagno, dove sono riuscita a trovare posto solo per deodorante e dentifricio, in una giungla di sciampo-balsamo-lozione-crema-cotone-latte detergente-sapone-struccante-ecc. Credo di non osare chiedere per colpa di questa parentesi da guscio di tartaruga: cerco di stare sulle mie più del solito, mi ritrovo ad aver bisogno di silenzio e solitudine e ad evitare situazioni in cui devo espormi. Con il passare del tempo, però, mi faccio un po' più sicura: come ieri sera, quando ho "osato" tenere la luce accesa più della mia compagna di stanza, che era già sotto il piumone. Ho resistito un quarto d'ora, poi ho ceduto a una specie di rispetto per il riposo altrui. Ed erano appena le dieci passate...

2 responsi:

Ale ha detto...

La slava (senza offese, non ricordando da dove viene cito la sua etnia!) era già al buio sotto coperta alle 10pm????????????????

LaVeneziana ha detto...

No, alle nove e mezza...

Posta un commento