15 febbraio 2011

Burlesque (film)

Ieri sera, anziché festeggiare San Vale, Apollo e io siamo andati al cinema a vedere Burlesque, cortesemente offerto da The magic number.


Il burlesque è "un genere di spettacolo parodistico nato nella seconda metà dell'Ottocento nell'Inghilterra Vittoriana ed importato successivamente negli Stati Uniti, dove riscosse grande successo" (fonte) e che sta diventando molto trendy anche qui da noi. Casalinghe disperate alla riscossa.
La trama è la solita, trita e ritrita: a tenere il gioco sono una Christina Aguilera in versione liscia e un po' troppo innocentina, una Cher appena uscita dalla formaldeide e uno splendido Stanley Tucci, semplicemente adorabile. Musica à-go-go, sculettamenti degni di Shakira, qualche battuta ad effetto e le due ore di film passano senza annoiare. Evidentemente è un bel pacchetto promozionale per le protagoniste e per lanciare definitivamente il genere urbis et orbi, ma ciò non toglie che si possa e si debba pretendere qualcosa di più.
Inizio: panoramica su uno sperduto paesino dell'Iowa che sembra appena uscito da un set dei vecchi film western, con gli edifici allineati lungo un'unica strada percorsa solo dalle yucche. Zoom su un bar scalcagnato il cui titolare è un bastardo insolvente che maltratta le dipendenti: una madre single sempre a corto di soldi e la giovane ragazza che sogna di andare via da quel nulla ai confini dell'universo. Due minuti dopo la sognatrice è su un pullman per Los Angeles. Qui non può che trovare - al primo colpo, lo si tenga presente - un appartamento insolitamente ben tenuto, ci si sarebbe aspettati il solito cliché del tugurio con mezza finestra vista muro. La nostra ha un po' di risparmi, dove li mette? In banca? No, figuriamoci: li infila nel primo posto in cui un ladro andrebbe a cercarli, la vasca dell'acqua del wc. Non ci stupiamo quando un bel giorno Christina torna a casa e la trova sottosopra, tutte le sue cose rivoltate e i soldi spariti.
Primo giorno nella città degli angeli, cerca lavoro ma non lo trova. Arriva la sera, sta ancora passeggiando quando viene colpita da un'insegna rosso ciliegia. Eccola inquadrata mentre esce da una nuvola di vapore con lo sguardo incantato sulla scritta "Burlesque qualcosa". Mi sa tanto che gli sceneggiatori erano ancora in sciopero, con i registi a dar loro man forte.
Lei entra, sborsa venti dollari per vedere lo spettacolo e resta incantata: ecco quello che voglio fare! Va dalla titolare, impegnatissima dietro le quinte - ah, sì, perché nessuno si preoccupa di fermare un'estranea che si aggira per i camerini. Cher la manda a quel paese, lei se ne va con le pive nel sacco ma non perde l'occasione per rispondere a una ballerina con uno sfottò - è a Los Angeles da meno di 24 ore e si è già fatta una nemica.
Sapiamo già che la sognatrice riuscirà a farsi assumere come cameriera dal barista belloccio, già vampiro cattivo in Tuailait (anche se secondo me sarebbe stato perfetto come Edward). Sappiamo anche che una delle ballerine improvvisamente sarà indisposta lasciando Cher e Stanley nella cacca: tra tutte le ballerine professiniste di Los Angeles non ne trovano una che gli comodi, e chi ti pigliano? Ecco.
La fiera dei luoghi comuni prosegue, perché non ho ancora detto che il locale di Cher sta rischiando il fallimento, cosa poco credibile dato che è sempre pieno, ma vabbè. Chi mai salverà la situazione? Una certa ragazzina venuta dall'Iowa, non l'avrei mai immaginato.
Prima avevo accennato al furto nell'appartamento di Christina: è appena tornata dal lavoro, è notte fonda, non sa da chi andare. Ma certo, c'è il barista che sembra tanto gentile. Saranno passati dieci giorni dall'arrivo nella metropoli e, fatalità, non c'è più nessun appartamento disponibile: il barista, con sommo dispiacere, le affitta il divano.
Non facciamoci mancare il triangolo, barista/cameriera/fidanzata-del-barista-momentaneamente-a-Nuova-York, ché sennò è troppo facile.
Manca ancora la chicca, l'apice del film, il momento senza il quale nulla avrebbe senso.
È tardi, il locale ha chiuso, non c'è nessuno: Cher sta uscendo, stanca morta, con una pila di vestiti da rammendare. Viene intercettata dal tecnico audio che le dice che ha pronta la base del nuovo pezzo, ha forse tempo per provarla? Cher all'inizio si nega, poi sale sul palco e canta. Tecnico incantato, cantante ispirata, ultima nota sospesa nel silenzio. Cher scende dal palco e prende nuovamente i vestiti da rammendare. A me è venuta in mente la classica scena di Love me Licia e seguiti vari, con i presunti musicisti che toh, non hanno niente da fare e si trovano in sala prove, abbozzano una canzone e se ne vanno. Inchino.
Gran bel film: dovete solo ricordarvi di spegnere il cervello.

Qui la versione di Apollo.

1 responsi:

katiu ha detto...

Sbaglio o ultimamente tanti film molto pubblicizzati hanno in realtà una trama un po' banalotta??

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