17 febbraio 2008

Indipendenza...

Mi ricordo una scena di Mamma, ho perso l'aereo, dove Kevin salta sul letto e grida " VOGLIO ANDARE A VIVERE DA SOLO! VOGLIO ANDARE A VIVERE DA SOLO! VOGLIO ANDARE A VIVERE DA SOLO!". Ogni tanto Spesso mi sento come lui, e alla mia età credo sia più frustrante, perché so che se ne avessi la possibilità sarei già in un qualsiasi appartamento lontano da qui. Le scelte che ho fatto, però, mi costringono a prolungare la mia permanenza sotto il tetto domestico, ma tante volte è dura fare buon viso a cattiva sorte, anche per il mio carattereaccio.
Credo che i tre anni idilliaci passati a Venezia peggiorino ancor di più la situazione, perché ho avuto la possibilità di conoscere una certa indipendenza: seppure in collegio, avevo libertà di movimento e di orari, e i limiti imposti non erano così fastidiosi.
Qui a casa, per quanto possa essere libera di fare quello che voglio, mi sento comunque intralciata nelle piccole cose quotidiane.
Mio fratello ha l'hobby di saccheggiare il frigo, prendendo di mira i miei yogurt. Il pc, pur essendo nella mia soffitta, viene regolarmente visitato dal fratello o dal papy, col risultato che c'è sempre qualcosa fuori posto. Il router è collegato al portatile del sopracitato fratello: se decide di spegnere il pc, spesso scollega anche il modem, così io sono fregata.
Anche la tv che ho qui non è tutta per me, ma viene costantemente manomessa: a volte va, a volte no, e non c'è modo di sapere cosa è stato spostato, perché puntualmente qualcosa sparisce.
Il dvd non è utilizzabile, dato che il cavo che lo collegherebbe alla tv è nella casa delle feste, a fare la muffa. E guai a chi lo tocca, perché l'ha portato là il signorino Sotuttoio.
Spesso mi ritrovo a far colazione in camera mia, perché il tavolo è occupato dall'onnipresente fratello.
Il mio ex-divano è ora proprietà del cane Molly, quindi se voglio guardare la tv, o mi stringo sull'altro divano con mamy - che chissà perché riesce ad occuparlo tutto, e non è così grassa- o devo accontentarmi di una sedia, non certo il massimo della comodità.
E poi il mio Apollo si chiede perché diavolo me ne sto rintanata nella mia torre: perché è l'unico posto in cui posso restare da sola. In silenzio. Perché se voglio musica sono io a sceglierla. Se voglio silenzio, non c'è nessuno che fischia, borbotta o parla col cane. Se voglio leggere non c'è il cane che piange perché vuole uscire o rientrare. Se guardo la tv, non c'è qualcuno che commenta ogni singola battuta. Se sto studiando, sono ben distante dal telefono e da chi con poco tatto si mette a blaterare nella tromba delle scale.
Qui a casa sono un gatto inquieto, pronto a scattare per ogni movimento sospetto. I rari giorni trascorsi lontano da qui peggiorano soltanto la situazione, dato che la libertà di cui riesco a godere mi rende ancora più pesante il ritorno in famiglia.
In questi momenti vedo tutto nero, mi sento in trappola e senza via d'uscita. So che prima o poi avrò un castello tutto per me, e poco importa se sarà solo un monolocale.

1 responsi:

Marco ha detto...

E' vero che condividere lo spazio con altri significa in qualche modo limitare la propria libertà. Spesso però dimentichiamo che è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Non si è liberi senza limiti

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