La data dell'ESAME* (tutto maiuscolo perché solo l'iniziale non basta) è sempre più vicina, e io sono sempre più nevrastenica.
Vivo sulle montagne russe dell'autostima: dalle manie di onnipotenza (so tutto!) alla paranoia da nota trascurata (non so niente!).
Le mie notti sono farcite da incubi di treni persi, date d'esame sbagliate e/o spostate, persone che mi mettono i bastoni tra le ruote solo per il fatto di esistere: aggiungo anche i risvegli tanto improvvisi quanto immotivati, causa di tachicardia da infarto. Ho preso l'abitudine, al mattino, di prepararmi la caffettiera da sei, che mi faccio fuori in due tornate.
Nello scomparto dei medicinali ho una scorta di fosforo che mi basta fino alla laurea e so che avrei già tentato la strada della toro rosso se non sapessi che creerebbe interferenze alla mia tiroide già balenga di suo.
Mercoledì e giovedì ho trascorso ore intense in biblioteca: mi chiedo come mai qui a casa sbadiglio ogni tre per due, mentre là procedo a carrarmato anche senza ricarica energetica - sì lo so che non fa bene saltare lo spuntino e soprattutto il pasto, ma è andata così, e tanto meglio. Ovviamente, tornata a casa ero completamente rintronata, con attacchi di logorrea che hanno spinto Apollo molto vicino a darmi una padellata in testa.
Ficco nel mio povero cervello fritto ogni nozione possibile, ignara delle sue lamentele e delle pietose implorazioni da sovraccarico di RAM, come quando torni da una vacanza e devi far stare in valigia tutto quello che già avevi fatto fatica a comprimere all'andata, con le aggiunte dei classici souvenir del ritorno.
A sera, la testa mi si riempie di bizzarri fuochi d'artificio, che esplodono date, nomi, titoli, immagini, su uno sfondo che di tanto in tanto proietta l'immancabile "se solo avessi iniziato n-tempo prima a studiare...", con la voce della nonna che ribatte perentoria "se ce l'hanno fatta gli altri, perché non dovresti farcela anche tu?".
Mangio per inerzia - sia lode eterna al microonde e al suo inventore - bevo solo thè per scaldarmi, mi ricordo di innaffiare l'avocado perché mi fa compagnia in bella vista sul tavolo (è cresciuto un sacco, metterò le foto, prometto: l'ho chiamato Wally e gli parlo sempre, evidente sintomo di squilibrio mentale).
Già alle otto di sera bramo l'oblio del sonno e il caldo abbraccio del piumone, pur tremando all'idea di cosa potrei sognare nelle ore successive.
Sono così presa dallo studio che ogni tanto mi dimentico che mercoledì è il mio compleanno: per stavolta niente festa, e non dico nulla su un eventuale dopo-esame, tanto per scaramanzia.**
*Trattasi di Storia dell'Arte Moderna, che per gli addetti ai lavori corrisponde al periodo che va dal 1400 circa al 1700 circa: e per la sottoscritta equivale a sapere tutto di Tiziano, Tintoretto, Veronese, Jacopo Bassano, Lorenzo Lotto, Giorgione, Bellini (padre e figli) - ho dimenticato qualcuno? Argh.
**Ma se lo passo...se lo passo...non ci voglio nemmeno pensare. Come anche non voglio pensare all'alternativa del "signorina, ci vediamo la prossima volta": in entrambi i casi, è meglio se evitate Venezia e Vicenza il 10 febbraio.
29 gennaio 2010
Il giorno del giudizio
24 gennaio 2010
Novèll chiusìn
Ieri sera ritrovo con gli amici per festeggiare l'acquisto dell'appartamento dei prossimi sposi, debitamente annaffiato con fiumi di spriz: per la cena, inizialmente si era proposta una pizza, poi, non so perché, qualcuno ha proposto un agriturismo. Apollo era entusiasta della scelta, memore di passate laute cene: avremmo pagato un po' più rispetto la pizzeria, ma ne sarebbe valsa la pena.
L'ultima visita di Apollo al locale risaliva a diversi anni fa: nel frattempo, l'agriturismo da bettola si è evoluto a ristorante.
Menù in mano, mi son sentita male: le mie misere finanze non mi consentono grandi spese, e già una pizza sarebbe stata un extra. La carne, di cui tra l'altro nemmeno vado matta, era già oltre le mie possibilità, quindi mi sono dirottata su primi: tanto per non prendere i soliti bigoli co l'arna*, ho scelto gli gnocchi di zucca con tartufo e gamberi, per la modica cifra di 8 euro.
Arrivano le prime portate e da dietro le mie spalle mi si cala innanzi un piatto enorme: nel giro di un attimo, l'entusiasmo per un bel piattone di gnocchi (diametro 35 cm) si è smorzato di colpo, come per una secchiata d'acqua gelida, nel notare che il fondo del piatto fondo aveva un diametro di 10 cm, stimati per eccesso. Dieci gnocchi di numero, con 5 mezzi gamberi, spolverati di pseudo-tartufo: dirimpetto a me, era seduto l'altro sfortunato che aveva avuto la mia stessa idea. Con un reciproco sguardo sconsolato, ci siamo dedicati alla miseria pagata a peso d'oro: almeno io l'ho fatto durare, dividendo ogni gnocco a metà e assaporandolo con le canoniche 33 masticate.
Pensavo, mi rifarò col dolce, invidiando i piatti altrettanto enormi dei miei commensali, soltanto un po' più colmi dei bigoli da me disdegnati.
Tra i dessert, nuovamente ho tralasciato il classico tiramisù per la crema catalana: ricordi di Barcellona, ma anche di un locale vicentino, mi portavano alla mente una ciotola a misura di cd, coperta di caramello fumante. Mi vedo presentare una coppetta formato caffè espresso, con un misero strato di caramello freddo, il che vuol dire che era stata preparata in precedenza: la mia perizia di cuoca mi ha portato alla conclusione che ciò che veniva spacciato per crema catalana non era altro che crème brulèe, dessert simile all'omologo spagnolo, ma diverso per composizione ed esecuzione. Ok, era buona, almeno quello: l'ho potuta degustare a piccoli bocconcini, solo per evitare di finirla in due cucchiaiate.
Con un groppo in gola per il mio stomaco riempito solo grazie al pane, per fortuna abbondante, e momentaneamente riscaldata da un buon vinello, decido di accodarmi con Apollo ai primi amici che lasciano la tavolata in direzione di altri svaghi notturni: in cassa ho ricevuto il colpo di grazia.
Pur non essendoci altri clienti in attesa del conto, non avendo voglia di fare la media per le bevande, sua maestà il direttore ci ha costretti a pagare alla romana: 18 euro per 10 gnocchi con 5 mezzi gamberi, 1 tazzina di crema-pseudo-catalana, neanche mezzo litro di vino della casa, e forse 3 bicchieri d'acqua.
Se questo non è un furto, io sono la regina Elisabetta.
Elisabetta Prima.
(E a cena con i miei amici non ci esco più fino al mio primo stipendio)
*Bigoli (pasta all'uovo tipo spaghetti, più grossi) con ragù di anitra, piatto tipico della zona, onnipresente nei menù di qualsivoglia locale.
22 gennaio 2010
Bamboccioni 2, la vendetta
In questo blog non si fa politica, a meno che non sia strettamente necessario: l'autrice è a-politica (e qualche volta vorrebbe essere pure apolide), da quando, a 18 anni, si è scontrata con la disillusione - che se a 30 anni la mandi giù con un'alka-seltzer, a 18 ti segna a vita o quasi.
Andata a votare con grandi speranze per un cambiamento epocale, mi sono ritrovata ad assistere alle solite litigate per la merendina, non-sono-più-tuo-amico, lo dico alla mamma. Sarà per questo che tutti i post etichettati politica sono abbinati a schifo.
Il mio contributo, nemmeno tanto piccolo, l'ho dato in Accademia, quando facevo parte del comitato studentesco: esperienza formativa non solo sul piano della conoscenza del (non)funzionamento universitario, ma anche della natura umana. Ho saltato cene per scrivere discorsi, ho sudato più che le solite 7 camicie andando alle assemblee anche fuori dall'anno accademico, in una Venezia di pieno luglio, quando l'unidità si appiccica ovunque, ma mi sono fatta anche 4 risate e mi son presa le mie soddisfazioni.
Qui ho imparato che non serve a niente dire "non mi va", è necessario proporre un'alternativa: così, in risposta a questo, provo a trovare qualche spunto per un (im)possibile miglioramento.
- prestiti agli studenti, rimborsabili a partire dal primo lavoro dopo la laurea, con tassi di interesse agevolati per i più meritevoli.
- affitti alla portata delle tasche di uno studente: i 350 euro per una camera doppia sono un furto, anche per Venezia. Agevolazioni per chi affitta in regola.
- tariffe luce-acqua-gas ridotte per chi studia.
- sconti sui libri di testo, o possibilità di scaricarli da internet a prezzo ridotto, o consentire la copia legale che vada oltre il 15% delle pagine totali. Inserirli nel catalogo dei siti come miolibrodotcom ecc, dove la stampa consta meno che in casa editrice. Oppure creare appositamente delle tessere-fedeltà che diano diritto a una riduzione ogni tot euro spesi (questo lo fa la mia libreria di fiducia, per esempio)
- costringere i docenti a fornire alle biblioteche universitarie almeno due copie di ogni testo, escludendone il prestito per tutta la durata del corso, per dare a tutti la possibilità di consultare la bibliografia, senza costringere alla corsa in magazzino per chi si accaparra per primo il libro.
- organizzare le lezioni in modo tale che frequentando i corsi si riesca a presentarsi al primo appello, in modo tale da non accumulare esami su esami.
A Ferrara, se non erro a matematica, funziona così: sarà il tipo di studio che lo consente, ma non credo sia così complicato adattarlo anche ad altri indirizzi.
Anche in Accademia riuscivo a sostenere tutti gli esami a giugno, lasciando a settembre al massimo un esame.
A ca' Foscari invece è un delirio: tra settembre e ottobre c'è forse un corso; va meglio a novembre-dicembre; a febbraio-marzo è il delirio, con millemila lezioni, ovviamente sovrapposte, ovviamente con programmi immensi, ovviamente con orari che rendono impossibile lo studio.
Se normalmente la maggioranza degli studenti di scuola superiore riesce a diplomarsi nei termini previsti, un perché ci sarà, no? Si chiama "organizzazione", e anche l'insegnamento universitario è un lavoro, dove si deve rispondere a un superiore - o mi confondo io? - gli stage obbligatori: per quanto ne so, è già tanto se si riceve un rimborso spese. Io ho avuto la fortuna di fare un tirocinio in biblio prima di riprendere gli studi, ma vedo che 200 ore di lavoro non pagato, che vanno a sovrapporsi a corsi ed esami, sono una gran perdita di tempo, anche perché nella maggior parte dei casi è semplice sfruttamento di manodopera gratuita, senza alcuna possibilità di uno sbocco futuro. Certo, i fortunelli ci sono e ne conosco un paio, ma giusto 2 o 3.
Quindi, o si aboliscono, o si sostituiscono con attività di ricerca legata al percorso di studi, magari in affiancamento a un dottorando-mentore con un guadagno di tempo e conoscenza per entrambi, magari in vista della tesi, o si fa in modo che vengano rimborsati, un po' come lo è il servizio civile. - Premi per studenti meritevoli, oltre le classiche borse di studio-sconti sulle tasse: ad esempio, per una tesi da 110 e lode, che l'università si prenda in carico la pubblicazione.
(Benvenuti nel Regno di Utopia.)
Gli anticipatori dei Bamboccioni
Prima che il papà dei bamboccioni si scagliasse contro di noi, nullafacenti scrocconi parassiti, c'era già chi poneva un limite alla giusta età di uno studente.
Per motivi universitari, ma anche per passione mia, frequento spesso e volentieri mostre, musei e chiese d'arte: esibendo il magico tesserino di Accademia/BeniCulturali, in posti tipo Uffizi, Gallerie dell'Accademia e musei statali, mi becco l'ingresso gratuito - e ringrazio.
Altrove mi devo accontentare della riduzione-studente, che si aggira intorno al 10-20% del biglietto intero - non sia mai che li mandiamo in fallimento! Certo, anche di questo sconto dobbiamo essere eternamente grati, dato che in diverse mostre la riduzione studenti non è nemmeno prevista.
Divagazione: io sono una studentessa, pago le tasse, non percepisco uno stipendio, ma lo studio è il mio lavoro. Quindi non capisco perché chi fa il servizio militare possa entrare gratis nei musei, pur non avendoci nulla a che fare (sì, servizio alla Patria, rispetto, valori...non lo nego) mentre chi ne ha la necessità per studio-come-lavoro non abbia lo stesso privilegio. Chiusa divagazione.
Oltrepassata la soglia degli enta mi sono accorta di un dettaglio, che fa la differenza: gli sconti per studenti sono validi solo fino al 29° anno di età.
Abbiamo una data di scadenza?
-Da consumarsi laurearsi preferibilmente entro il ...-
Al compimento del 30° anno entriamo in possesso di una somma di denaro che ci rende indipendenti e quindi non più bisognosi di sconti?
-Se è così, ditemelo, perché io non ho visto un centesimo-
Il nostro status cambia da un giorno all'altro?
-Ieri all'università, oggi nel limbo con gli ignavi, ad inseguire il bianco vessillo del magico pezzo di carta, che tanto non servirà a nulla-
Ci è vietato interrompere gli studi per ca**i nostri e poi riprenderli quando ci pare?
-Per la serie o adesso o mai più-
Dobbiamo scontare una qualche forma di punizione perché siamo degli scansafatiche che a 30 anni ancora sono all'università?
-Sì, siamo dei bamboccioni figli di papà scansafatiche ignoranti puzzoni che non sanno farsi il letto che non danno esami che non li passano perché non studiano che trovano comodo stare a casa con la mamma che fa tutto e non vogliono essere indipendenti-
Posso dirlo? 'Fanculo.
20 gennaio 2010
Turista per caso
In vista dell'esame di Dyo dovrò recarmi in visita a gran parte delle chiese veneziane, per poter fruire dal vivo le opere d'arte di Tiziano e soci: concordo sulle motivazioni della richiesta imposizione e non ne discuto.
Studiando a Venezia da n-tempo, qualcosa già conosco, per fortuna: nonostante le mie gite passate, però, mi mancano ancora una trentina di chiese.
Ringrazio il mio passo veneziano degno di un maratoneta, ringrazio la mia memoria visiva che mi rende più facile e veloce la visita, ringrazio pure l'amica di mamy che mi ha girato la tessera-abbonamento per le chiese del circuito Chorus.
Parentesi: che si debba pagare per entrare in una chiesa non lo trovo giusto. E' anche vero però che tenere un edificio aperto al pubblico ha i suoi costi: luce, riscaldamento, personale di custodia. Certo è che in Vaticano non fanno la fame.Chiusa parentesi.
Arrivo al cuore del problema: ho compilato un itinerario, in 2 giornate, che va a coprire tutte le chiese che devo visitare e che evita giri inutili. Non ho però considerato l'orario di apertura delle suddette chiese.
Il bello del Chorus è che le chiese afferenti hanno tutte lo stesso orario, continuato, 10-17. Il brutto è che non tutte le chiese ne fanno parte e che ognuna ha orari diversi. C'è quella aperta solo la mattina, quella solo al pomeriggio, quella che fa orari assurdi tipo 7.30-11.30 e 15-18: ma soprattutto non esiste un sito unico dove trovare gli orari.
Ho l'impressione che un paio di chiese le vedrò solo virtualmente, e che sarò pure costretta a farmi un giro in vaporetto extra - per fortuna ho la tessera studente, pago 1 euro a corsa ;-)
Venezia è una città d'arte, e non solo: è un museo da cima a fondo, ogni angolo è degno di essere visto, conosciuto e fotografato. Trovo davvero assurdo e controproducente che edifici che fanno riferimento a un'unica dirigenza (leggi: diocesi) rendano così difficili le visite da un semplice punto di vista organizzativo. Sarebbe sufficiente che si mettessero d'accordo per un orario comune, o che al massimo questo fosse ripartito a zone: nel sestriere X aprono la mattina, nel sestriere Y il pomeriggio.
(Che poi una volta le chiese erano sempre aperte!)
17 gennaio 2010
Bamboccione a chi?
Il papà dei bamboccioni, che a quanto ha detto il tiggì1 domenica sera a 30 anni non sapeva farsi il letto, secondo me aveva pure seri problemi in matematica.
Punto primo: a 18 anni un ragazzo è ancora alle superiori. Uscire di casa significa o che paparino paga (con che soldi?) o trovarsi un lavoro: questa possibilità non è così remota, ci sono molti studenti che arrotondano lavorando la sera o nei week-end. Ma appunto arrotondano. Lo stesso dicasi per uno studente universitario.
Per un lavoro part-time di 24 ore a settimana, serale e festivi compresi, 5 anni fa prendevo poco più di 500 euro.
Facciamo un paio di conti:
- affitto: se va bene, dai 200 ai 350 euro - condividendo l'appartamento con altri studenti/lavoratori.
- spese luce acqua gas: quando stavo a Venezia se non erro si aggiravano sui 100 euro a bimestre, facciamo 60 euro al mese per tenerci larghi.
- vitto: 100 euro al mese, andando al discount, scontrini alla mano -e ho speso poco nel mese "campione".
- telefono: non venitemi a dire che è un optional perché non ci crede nessuno. Io me la cavo con 10 euro al mese, con la tariffa giusta.
- trasporti: la benzina costa 1,30 euro al litro; l'autobus, corsa urbana, 1,10 euro; il treno, per 60 km, regionale, 3,85 euro. Per gli spostamenti in auto conto circa 50 euro; idem per l'autobus, contando solo un'andata e ritorno al giorno, e l'abbonamento costa poco di meno; di treno, per 60 km, ci si aggira sui 56,10 euro.
Totale: 410/560 euro al mese. Cui si devono aggiungere anche i costi fissi annuali, come il bollo dell'auto e l'assicurazione: per il primo ho pagato 109 euro, per la seconda di preciso non lo so, facciamo 300 euro ma sono pochi, ho visto alcuni preventivi che si aggirano sui 500).
All'elenco mancano:
- vestiti, e sappiamo tutti quanto può costare un paio di jeans. Io li trovo a 20 euro e sono ottimi, nello stesso posto compero magliette, maglioni e pigiami. Se sono 200 euro l'anno son comunque pochi.
- scarpe: qui si deve spendere un po' di più, perché non ha senso prenderne un paio a poco prezzo se ti dura giusto un km. Altri 200 euro, e ancora son pochi.
- capelli: o proponiamo un revival neo-hippie, o i nostri 30 euro l'anno ce li mettiamo. I maschietti son fortunati, perché possono anche usare la macchinetta, noi femminucce siamo costrette ad andare dal parrucchiere, che per taglio e messa in piega minimo minimo chiede 30 euro, appunto. Certo che se una ragazza ha un taglio medio-corto, il costo lievita perché deve recarsi più spesso a regolarlo.
- svago: o vogliamo metterci tutti in clausura? Cinema scontato (3,5-5,5 euro), pizza + bibita (se hai culo trovi il posto che fa conto tondo 10 euro), una birra (3 euro): 20 euro al mese? Ma chi ci crede?
- stiamo parlando di studenti lavoratori: mancano i libri! Per ogni esame, se ti va bene, son 30 euro che partono (quello che sto preparando ora richiede praticamente un mutuo: 300 euro di libri, e non tutti sono reperibili in biblioteca, o ci sono ma non vanno a prestito)
Riassumiamo: studente lavoratore part-time, solo di generi di prima necessità si brucia quasi tutto lo stipendio. Ah, ovviamente è necessario essere non fumatori per rientrare nel budget.
Ipotesi: lo studente lavoratore è così bravo da rientrare nella mensilità anche con gli extra.
Resta un problema, ma piccolo piccolo: il lavoro. Se ti va bene, vieni assunto con contratti di 3-6 mesi: un mio amico ha lavorato per quasi un anno con contratto rinnovato ogni 30 giorni. Praticamente sei alla continua ricerca di un lavoro e soprattutto non hai nessuna garanzia che allo scadere del contratto subentri un altro impiego. Questo significa sicurezza zero: spendi (quasi) tutto lo stipendio in un mese, per il mese successivo devi fare affidamento su un nuovo stipendio, e se non arriva? Puoi digiunare, puoi andare a piedi come Forrest Gump, puoi non frequentare le lezioni, puoi non telefonare, puoi andare a lavarti a casa dei tuoi, vivere senza riscaldamento e senza luce, ma l'affitto come diavolo lo paghi?
Chiedere un prestito? Con che garanzia? Solo il diavolo accetta in cambio l'anima, le banche non credo arrivino a tanto.
Morale: comunque mamy e papy una mano te la devono dare. L'indipendenza non è pensabile, nemmeno a 30 anni - a meno che tu non abbia iniziato a lavorare appena finito il liceo, quando tutti ti spingevano a proseguire gli studi. Saggia decisione, dico io: tra i miei amici, quelli che vivono da soli o con il/la compagno/a o hanno iniziato a lavorare a 18-20 anni, o hanno dietro genitori che li sponsorizzano, lavoro compreso.
Là fuori, Signor Bamboccione, ci sono migliaia di giovani che darebbero un braccio per poter andar fuori di casa, per poter avere uno straccio di lavoro: quindi ci faccia la cortesia, o fa' in modo che sia realmente possibile uscire di casa a 20 anni, o si limiti a parlare del tempo. Grazie.
13 gennaio 2010
Crème caramel
Annoiata dalla semplicità dei budini in busta, mi sono cimentata un paio di volte con una crème caramel interamente fatta con le mie manine: non è così difficile come può sembrare, certamente si impiega più tempo rispetto a quelle quasi pronte, ma dà grandi soddisfazioni.
Si porta a bollore mezzo litro di latte, in cui è stato messo un baccello di vaniglia.
Nel frattempo (i meno esperti possono procedere dopo aver bollito il latte) si prepara il caramello, che è la parte più difficile e delicata: si mettono circa 120 g di zucchero in un pentolino con un po' di acqua, in modo da ottenere una pappetta densa. L'ideale sarebbe un ponzonetto di rame, si può usare anche un pentolino antiaderente ma io, in assenza del primo, preferisco una pentola di acciaio, in modo che sia più facile distinguere il grado di caramellatura dello zucchero. All'inizio si può tenere una fiamma vivace, ma appena lo zucchero inizia a imbiondire è meglio abbassarla, onde evitare che lo zucchero bruci - ci vuole un attimo ed è tutto da buttare.
Mentre lo zucchero cuoce, è bene preparare un altro pentolino con mezzo bicchiere d'acqua, portarla a bollore e lasciarla sobbollire senza spegnere il fuoco.
Quando lo zucchero prende il colore tipico del caramello, un bruno ramato non troppo intenso, si spegne il fuoco e si ferma la cottura aggiungendo un po' dell'acqua bollente che abbiamo tenuta pronta.
A questo punto si versa il caramello negli stampini: vanno bene quelli di ceramica, ma che possano essere messi in forno, quelli in pirex, o di metallo, o di silicone. A me piacciono quelli di silicone perché tra tutti sono i più grandi che ho trovato: non c'è gusto a mangiare un budino in due cucchiaiate ;-)
Procediamo con la crema: si sbattono 5 uova (intere o solo il tuorlo) con 100 g di zucchero, quindi si aggiunge il latte, meglio se intiepidito per non far rapprendere le uova, e volendo un cucchiaio di rum. Si versa negli stampini, che verranno messi in una teglia più grande riempita d'acqua per la cottura a bagnomaria. L'acqua non deve superare i 2/3 degli stampini: durante la cottura è bene controllare che non ne sia evaporata, eventualmente se ne aggiunge altra.
In forno già caldo a 160° per un'ora circa: la crème caramel è buona fredda ma anche tiepida - io non sono riuscita a resistere che raffreddasse del tutto!
7 gennaio 2010
Dura*cell
Ci sono giorni in cui arrivo a sera finita: se fosse per fatiche fisiche sarebbe tollerabile, anzi, lo preferirei. Mi butterei a letto e non ci penserei più.
Se la fatica è mentale, però, mi sento stanca il doppio, esaurita: così stanca che mi metterei a piangere. Come oggi.
Ho rischiato di saltare il pranzo, non volevo saperne di andare in cucina; ora sto rimandando la cena. Ho studiato, certo, ma mi sono presa anche i miei momenti di svago tra uncinetto e internet.
Perciò non mi spiego perché adesso sono così k.o.
Vorrei essere una batteria a lunga durata :-P
(Allora cosa aspetti ad alzarti da quella benedetta sedia e prepararti una cena? Eh? Eh?)
Brothers
C'erano una volta le case di distribuzione cinematografiche italiane, che con le traduzioni dei titoli dei film facevano miracoli: nessuno si sarebbe filato La diligenza (Ombre rosse) o La setta dei poeti estinti (L'attimo fuggente).
Oggi abbiamo dei truffatori che ti fanno passare uno dei più splendidi film drammatici per una commedia demenziale, solo per la presenza di Jim Carrey (Se mi lasci ti cancello, che io mi ostino a chiamare Eternal sunshine), o dei pigroni che non hanno nessuna voglia di arrabattarsi a tradurre un titolo: meglio questi dei primi.
Eccoci quindi con un Brothers, Fratelli, che già nel titolo e nella locandina imbroglia, per non parlare del trailer: vai al cinema convinto di vedere un film drammatico sul triangolo tra marito-moglie-cognato. Ti aspetti una morte improvvisa, che dovrebbe rivelarsi fasulla dopo un bel pezzo; immagini un fratello scapestrato che mette la testa a posto per aiutare la cognata recente vedova e le sue figlie; spasimi per una storia d'amore combattuta tra il ricordo ancora fresco del marito appena deceduto e il desiderio per un uomo rivelatosi una sorpresa.
Trovi invece che il protagonista presunto morto è ancora vivo nel giro di due minuti; lo scapestrato resta tale, anche se un po' ci prova; la storia d'amore non esiste. Vieni oltretutto gettato di peso nell'inferno angosciante della guerra in Afghanistan, con le tragedie dei soldati prigionieri e le crudeltà dei loro aguzzini; devi fare i conti con un uomo reduce da un'esperienza che nessuno riuscirebbe a sopportare, che dà giustamente di matto fino ad arrivare ai limiti estremi della paranoia e della depressione.
In breve: volevi vedere un film sui rapporti contrastati tra consanguinei, e ne esci con un mattone sulla guerra e i suoi effetti sui soldati. Il peso sullo stomaco che ti ritrovi non è indifferente.
Tobey Maguire dimostra di non essere capace solamente di indossare la tutina da Spider-Man: i suoi occhi parlano al posto suo, dal gelo del marine tutto d'un pezzo, fedele alla Patria, alla pazzia della prigionia, alla gelosia folle e paranoica.
Jake Gyllenhaal è adorabile nei panni della pecora nera della famiglia: da uomo nero si trasforma in zio amoroso e cognato anche troppo premuroso.
Natalie Portman mi lascia perplessa: è fin troppo azzeccata nei panni della brava ragazza americana, madre e sposa di un marine, così dolce da far venire la carie, ma anche troppo perfetta per essere credibile.
La piccola Bailee Madison, già vista in Un ponte per Terabithia, è stupefacente per i suoi 10 anni: sul suo volto si dipingono un'infinità di sentimenti che solo gli attori più navigati riuscirebbero ad eguagliare. Il suo personaggio però ha delle sfumature che la rendono troppo adulta per la sua età.
Giudizio: toccante e sconvolgente, è un film duroche non lascia indifferenti. Non amo il genere guerra/propaganda politica, e preferirei esserne preparata alla visione: questo è stato una sorpresa sgradita, forse per la mia ignoranza, forse per aspettative deluse.
Obiettivamente, credo che la trama galleggi tra due temi importanti, la guerra e il tradimento, che si contendono lo spazio senza che nessuno esca vincitore.
4 gennaio 2010
Tiriamo le somme - 3
Inizio l'anno nuovo con una classifica dei miei personali Veglioni di Capodanno: dei 32 trascorsi ne ricordo poco più della metà, e non è detto sia un male.
Quelli dell'infanzia sono tutti ambientati a casa degli amici dei miei genitori, nonché vicini di casa, con parenti e amici vari, tutti con prole quasi coetanea al seguito. Caminetto, musica e pandoro: quella sì che era vita! Poi è arrivata l'età "da grandi" e qui sono inziati i problemi, come si vedrà nel seguente podio dei caponanni peggiori:
- Al terzo posto una festa scelta di ripiego, per evitare una cena che sarebbe stata oltremodo spiacevole, tanto da costringermi a un Ultimo Irripetibile: la discoteca. Mi cospargo il capo di cenere, mi nascondo dietro la lavagna con le orecchie da asino, mi inginocchio sui ceci. Demenza da millennio (1999-2000).
- Al secondo posto il Capodanno di seconda liceo, 1993-1994: festa a casa di una compagna di classe, con amici e amici di amici. Se fossi stata da sola, credo sarebbe filato tutto liscio, papy non ha mai brillato per acume. Peccato che mi fossi portata dietro un'amica, scortata dal padre - non si va in casa d'altri senza sapere chi siano: tale sveglio genitore, novello Sherlock Holmes, dedusse dai discorsi dei proprietari di casa che ci avrebbero lasciati a noi stessi, per andare ad un'altra festa. Il tempo di tornare a casa a riferire, e mamy chiama per avvisare che qualcuno sarebbe venuto a prelevarci alle undici: non sta bene che dei ragazzi stiano in casa da soli. Il motivo: "e se vi fate male con i petardi?" Mica eravamo nel deserto: e mai una bugia è parsa meno credibile.
- Si conquista il podio il Veglione 2005-2006, ambientato in quel di Veggiano, dalle parti di Comano-Trento. Posti meravigliosi, un borghetto da favola, una neve che qui ce la sognamo: unico neo, la compagnia. Un'asociale egoista che, a ora di pranzo, prepara le bistecche all'olio (cottura 2 minuti) mentre in tre eravamo impegnati con pastasciutta e puré (tempo stimato, 20 minuti): risultato, in 5 pranzano mentre noialtri sgobbiamo. Ma che soddisfazione vedere quegli stomaci sazi sbavare davanti alla mia pasta alla vodka!
Una tontolona che mette nei piatti salmone evidentemente avariato, mescolandolo con quello buono, e che butta 1 kg di pasta per otto persone, quando il menu prevedeva altre 4 portate, dolce escluso.
Quattro noiosi che restano in casa mentre gli altri son fuori a scoppiare petardi: di questi, due rientrano in casa appena finiti i botti, mentre Apollo e io restiamo fuori a goderci la neve e un cielo che così stellato l'avevamo visto solo a Corfù. Rientrati, troviamo la compagnia in pigiama: era l'una, tutti a nanna! Increduli, siamo rimasti alzati a farci le domande di trivial, poi la desolazione ha vinto e siamo andati a concederci l'oblio del sonno. Non ha giovato sapere che i miei amici si erano divertiti un mondo.
- Capodanno 2000-2001, Assisi: con diverse centinaia di giovani, in una palestra, ad ascoltare i frati che si avvicendavano in aneddoti di vita vissuta e preghiere. Fuori si sentivano i botti, noi eravamo nel più completo silenzio, scambiandoci gli auguri con una stretta di mano o uno sguardo. Irripetibile.
- 1997-1998: i due giorni più freddi della mia vita, in una casa in montagna riscaldata solo dal camino, con le moneghe nel letto. Tre coperte, tuta felpata, calzettoni di lana doppi, giacconi, e avevamo ancora freddo, non so come ho fatto a dormire, la notte del 30. Il giorno dopo la casa si è riempita di gente ed è cominciata la festa, praticamente un after: sarà stata la gente, sarà stata la compagnia, saranno state le risate, il freddo era solo un ricordo.
- 2002-2003: casa delle feste, assolutamente indimenticabile! Casetta mia era ancora del nonno: il riscaldamento andava col contagocce, non c'era la cucina, il bagno era infestato dagli scarafaggi (resistenti a qualsiasi veleno). Sono arrivata qui alle nove di mattina per accendere il caminetto e scaldare la stanza; durante la giornata gli amici si sono alternati per farmi compagnia e per darmi il cambio mentre tornavo a casa a farmi una doccia e togliermi la fuliggine dai capelli. Cena a base di carne ai ferri (o erano panini con il wurstel?) e zampone/lenticchie riscaldate sulla brace: il Thunderball di Ivo ha fatto il suo dovere, e a mezzanotte cantavo che era un piacere (non per gli altri). A un'ora X mi sono accomodata in poltrona, sprofondando in un sonno comatoso, per risvegliarmi nel bel mezzo di un cruciverbone assurdo come solo i miei amici riuscirebbero a concepire. Sparavo le risposte (esatte) a caso, anche se non era il turno della mia squadra: l'unica che ricordo è la definizione "La capitale del Madagascar", risposta "Impronunciabile" - l'ho azzeccata: campionessa di trivial da sobria e da ciucca, non ho rivali! Per la notte ogni centimetro di pavimento era occupato da sacchi a pelo: io mi ero presa il divano, che per mia sfortuna era tutto a bozzi e giusto un po' corto, un incubo. Aggiungiamo i postumi di una sbronza colossale in assenza di citrosodina, l'impossibilità a muovermi causa sacchi a pelo altrui, i tentativi di Ivo di far smettere di russare l'uomo misterioso (omertà scese pietosa sul disgraziato): ma resta il miglior veglione tra quelli passati, e credo manterrà il record anche per anni a venire.

