Come scrivevo ieri, mi ritrovo al freddo e al gelo: lasciamo perdere la neve che scende a fiocchi grandi come frittelle, mi sento troppo presa per i fondelli.
Già ieri mattina aveva iniziato a soffiare una tramontana di quelle potenti, tanto che sentivo le tapparelle e i vetri tremare: il vento ha continuato per tutto il pomeriggio, senza fermarsi un secondo.
Apollo è arrivato per cena, portando qualche fiocco di neve mezzo congelato, nel solito turbine di vento.
Ci piazziamo sul divano, davanti al caminetto, a guardare Dottor Casa: sul più bello della puntata, e non poteva essere altrimenti, salta la luce.
Non ho mai capito bene come funzionano i salvavita di questa casa, l'impianto è un po' vecchiotto: dopo mezz'ora di black-out chiamo i vicini per sentire se anche loro fossero al buio, e ne ho ricevuto conferma.
Fuori il vento continuava ad ululare, ero senza luce e pure praticamente senza acqua: stavo meditando di fare i bagagli e chiedere asilo politico a casa, ma un po' di sano orgoglio l'ha avuta vinta. Perché appena saltata la luce ho chiamato i miei per chiedere come regolare il salvavita, e nessuno si è premurato di chiamare più tardi per sapere in che condizioni versavo: la prima telefonata è arrivata stamattina, era mamy che aveva problemi con una e-mail, no comment.
Con Apollo portiamo giù il secondo letto, il mio era già piazzato in salotto davanti al caminetto: con i nove gradi di camera mia non era il caso di dormirci.
E via di pigiama party! Alle undici la luce era ancora ko, ci siamo ficcati sotto i piumoni doppio strato a guardare il fuoco.
Un pensiero mi fulmina: se manca la corrente, il frigorifero non va, e io ho il congelatore pieno - già mi vedevo a cucinare l'impossibile per salvare il salvabile. Apollo va alla finestra e si accorge che nella casa vicina ci sono le luci accese: corro in rimessa (ovviamente i salvavita sono fuori mano, questa casa è da demolire e ricostruire, fondamenta escluse) e ripristino la corrente.
Con il cuore in pace, ma le orecchie tormentate dall'ululare del vento, ci rimettiamo sotto i piumoni: alle cinque e mezza mi sveglio e fuori imperversa ancora la bufera. In salotto la temperatura è scesa, così accendo la stufa, che porta un po' di tepore. Apollo sembra un baco da seta, tutto abbozzolato nella sua coperta, testa compresa, e dorme di gusto, beato lui.
A metà mattina arriva la beffa della neve: Apollo abbandona la nave onde evitare di restare bloccato con la macchina in questa landa desolata - solo per evitare che papy lo sgami, non vuole che noi si dorma more uxorio. E se per caso l'avesse scoperto, mi avreste sentito urlare fino in Sicilia: genitori snaturati che non mi ritrovo, almeno qualcuno che si preoccupi per me nel momento del bisogno!
Quando ormai avevo perso le speranze di aver ripristinata la caldaia, dubitando seriamente che il tecnico girasse col gatto delle nevi, ecco che arriva prima la telefonata di papy, poi l'omino in persona.
Non torno sulla impraticabilità della caldaia, mi è bastato sentire il simpatico tecnico tirare giù tutti i santi del paradiso, con papy che faceva il controcanto. E se papy tira giù anche un solo santo, sono cavoli amari.
Da mezz'ora i termosifoni sono tornati a scaldare: il camino e la stufa sono ancora accesi, tanto per scrupolo. Forse lassù qualcuno mi ama.
10 marzo 2010
Come David Crockett - 3
9 marzo 2010
Come David Crockett - 2
La caldaia, dopo mesi di onorato servizio, ha deciso di deporre le armi e di lasciarmi al freddo e al gelo: già l'avevo intuito, notando che andava in blocco molto più spesso del solito e che i termosifoni non erano mai bollenti come avrebbero dovuto. Le ripetute richieste di far venire l'idraulico a controllare sono cadute nel vuoto, finché è successo il patatrak.
Ieri notte avevo insolitamente freddo: senza pensarci due volte sono scesa a prendere il piumone sintetico nel quale mi imbozzolo quando guardo la tv e me lo sono piazzato sul piumone d'oca, inframmezzato da copertina di pile. Ho dormito di gusto fino a mattina presto, quando la mia testa ha iniziato a sentire un po' troppo freddo: ho la sveglia che si illumina schiacciando un pulsante, e mostra anche la temperatura. Ho estratto un braccio dal calduccio dei miei tre strati di coperte e sono congelata: la sveglia ha confermato quello che già immaginavo, tredici gradi appena.
Con un coraggio che non è da me, mi sono catapultata fuori dal mio rifugio, mi sono vestita come un palombaro e sono scesa ad accendere la stufa al massimo: ho quindi mandato un disperato S.O.S. a mamy e nel giro di mezz'ora papy era già qui, pronto a smontare il cassone che chiude la caldaia.*
Peccato che l'O.F. si fosse portato via la scala che consente l'accesso alla rimessa, quindi ciccia.
Per fortuna in casa c'è ancora il vecchio boiler elettrico, ho due stufe e un camino bello grosso con scorta di legna fino alla primavera: ringrazio anche di essere sempre previdente e di tenere la dispensa ben fornita. Fuori è da stamattina che soffia un vento che non si sente neanche a Trieste, e pare sia prevista neve: per una settimana potrei anche essere autosufficiente.
Mi spiacerebbe solo perdere la maratona dei D.J. country di questo venerdì sera: ho pure gli stivali nuovi pronti da sfoggiare, se questa non si chiama sfiga...!
*Trattasi di caldaia esterna, che in quanto tale si supporrebbe a prova di intemperie, mentre invece richiede una protezione particolare: la copertura avrebbe dovuto essere provvisoria, in attesa di una struttura con sportello decisamente più agevole. Devo forse dire che, c'entrando l'O.F., tale affare è rimasto provvisorio per oltre un anno e ancora lo è? E che nella genialità di chi l'ha creato, non solo è stato fissato con n-mila viti, ma pure siliconato. Se chiamo l'omino della caldaia e gli faccio trovare uno scherzo del genere mi manda a quel paese, con tanto di fattura.
Ah, ciliegina sulla torta, la caldaia è sul tetto della rimessa, raggiungibile solo tramite scala telescopica.
21 dicembre 2009
Bianco Natal
Adoro la neve, questo soffice mantello che ricopre ogni cosa, facendola sembrare pulita, coccolosa e magica. Adoro il suo silenzio ovattato, che allontana i rumori caotici della vita di tutti i giorni. Adoro come tutto sembra rallentare, prendere una dimensione più umana.
Mi piacerebbe vivere in un posto dove nevichi seriamente almeno due settimane l'anno, anche non consecutive: starei ore a guardare i fiocchi che scendono lievi, mi divertirei a spalare il vialetto di casa, mi coccolerei con una cioccolata bollente davanti al camino, dopo aver trascorso un pomeriggio sullo slittino o a fare palle di neve.
La mia casetta è già magica di suo: da sabato lo è ancora di più. Tutto intorno si vede solo bianco e si sente solo il silenzio: fa sempre più freddo, ma in fondo sono contenta.
Se non fosse per un dettaglio, minuscolo, infinitesimale: la strada di accesso per le automobili non viene pulita dal comune, spetterebbe ai frontisti - fin qui non ho nulla in contrario. Il problema è che i miei vicini hanno il cancello principale sulla strada comunale, regolarmente pulita e cosparsa di sale, quindi perché prendersi la briga di spalare il tratto di loro competenza? A questo si aggiunga che quel che resta del viottolo che porta alla strada principale è di cemento, completamente liscio: i signori che vi transitano hanno la fortuna di possedere un 4x4, così non devono fare la fatica di pulire la strada. Che puntualmente si trasforma in una lastra di ghiaccio, dato che codesti signori nemmeno ci spargono il sale - porta male, no?
Per fortuna ho riempito la dispensa e il congelatore - mica mi chiamo Pizia per niente: per gli spostamenti sulle lunghe distanze posso contare su Apollo, per quelli a breve raggio mi arrangio sulle mie gambe. E la mia macchina si muoverà solo col disgelo - sempre che non decida di arrischiarmi risalendo il colle, lungo la strada del bosco. Mal che vada, incapperò nel lupo cattivo.
24 novembre 2008
Alla faccia delle mezze stagioni
Tre settimane fa ancora si stava bene in felpa; stamattina era tutto bianco di neve.
Sono sempre più convinta che lassù qualcuno si sta facendo delle grasse risate alle nostre spalle.
25 marzo 2008
Col bianco tuo candor...NEVE!
Va bene che quest'anno la Pasqua è stata davvero bassa, ma la neve non me la sarei mai aspettata! Nonostante le previsioni del mio Apollo l'avessero annunciata, io ci credevo poco e, alla vista dei nuvoloni neri in avvicinamento ad Asiago, ho pensato subito a un acquazzone con grandine annessa. Che sorpresa, invece, svegliarsi dal pisolino del dopopranzo e vedere il giardino imbiancato!