Non so se sia per indole o per educazione, fatto sta che mi ritrovo spesso nell'incapacità di far valere i miei diritti con persone che conosco. Con gli sconosciuti non ho problemi, forse perché so che potrei non rivederli più - mentre con chi frequento più o meno spesso fatico a chiedere, nel timore di essere di disturbo.
Sicuramente i miei mi hanno inculcato la sopportazione e la tolleranza, che fino a un certo punto vanno bene, ma oltre non sono di alcuna utilità, anzi. Perché devo rimetterci io, se un altro è incurante dei miei spazi?
Così capita che per il terzo inverno io mi ritrovi a maledire l'inquilina del piano di sopra, signora peraltro educata e disponibile - entro certi limiti. Parlo di inverno perché nella stagione calda, con le finestre aperte, l'acustica è decisamente diversa: chiudendo i vetri, i rumori esterni di sottofondo che coprono quelli provenienti dal condominio vengono esclusi, permettendo di sentire telefoni che squillano, ascensori che tintinnano, dialoghi a voce sostenuta. Routine da condominio, nulla da eccepire.
Se non fosse per quel dettaglio della condomina del piano di sopra.
Che ha il vizio di mettere i tacchi.
Dalle 7.45 alle 8.00 del mattino.
Ora, chi vive in condominio sa che ci sono degli orari da rispettare per non arrecare disturbo ai vicini, di solito il silenzio è imposto tra le 13 e le 15 e tra le 23 e le 8, suppergiù.
Io sono quella che si sente in colpa se la lavatrice finisce il ciclo alle 23.15, trascorrendo quei 15 minuti in ansia col terrore che qualcuno mi suoni il campanello, o, peggio, si rivolga direttamente all'amministratore condominiale. Nonostante la mia lavatrice sia silenziosissima e non abbia nessuno che abita né di fianco, né di sotto.
E sono purtroppo quella che in due anni e mezzo non ha mai avuto il coraggio di chiedere alla sciura di sopra di evitare i tacchi, la mattina presto - che è pure inspiegabilmente l'unico momento in cui li usa.
All'inizio dicevo "non glielo faccio presente perché sono nuova, non voglio farmi notare per essere la rompiscatole di turno", poi "è passato un po' di tempo, gliel'avrei dovuto dire prima, mentre adesso sembra quasi una ripicca".
Nei periodi in cui lavoravo, la cosa passava inosservata perché ero già in giro per casa tra colazione e vestizione. Ora invece posso stare a letto un po' di più - anzi, direi che devo, vista la mia situazione - e quel tic tac me lo godo tutto. Dormissi bene, poco mi importerebbe di anticipare la sveglia - ma ho la schiena che mi fa impazzire (sono un catorcio!) quindi spesso e volentieri me ne resto a letto a recuperare quel po' di sonno perso nel rotolarmi alla ricerca di una posizione indolore per schiena e panza.
Così ogni mattina tic tac tic tac. Per dieci insulsi minuti, proprio quelli in cui il sonno o torna o se ne va definitivamente.
Continuasse per tutta la mattina capirei, ma puntualmente alle otto la pianta.
Tic tac tic tac tic tac.
La tentazione di prendere una scopa e martellare il soffitto è sempre più forte - ma non sta bene!, mi pare di sentire la voce di mia madre.
Così forse farò quello che già mi era passato per l'anticamera del cervello: lasciare davanti alla porta della signora un pacchetto anonimo, contenente un paio di pantofole. Di spugna.
28 settembre 2012
Tic tac
6 luglio 2012
Cerco casa disperatamente
...bè, disperatamente è una parola grossa, direi che Apollo e io stiamo iniziando a guardaci intorno: il contratto del nostro Antro scadrà tra un anno e visto che questa doveva essere una sistemazione provvisoria ci prendiamo per tempo.
Ieri abbiamo visitato la prima candidata ad essere la nostra nuova dimora: l'annuncio descriveva un rustico ristrutturato, con piscina, ammobiliato, a un prezzo davvero conveniente. Nonostante fosse decisamente fuori mano, in un paesino sperduto tra colli e campi - una meraviglia, non c'è che dire! - abbiamo voluto soddisfare la nostra curiosità.
Seguiamo le indicazioni del proprietario, semaforo, destra, prima a destra; cerchiamo i numeri civici e io prego ogni santo che non sia quella cosa rosa porcellino. Ho pregato invano.
La conferma l'abbiamo avuta dall'auto bianca parcheggiata dirimpetto, come da avviso del proprietario. Io mi aspettavo un'utilitaria, magari una bmw a farla grande...era una Rolls. Di quelle col cofano squadrato e la statuina in bilico sulle punte.
Ecco che si apre il cancello e da dietro spunta il re dei tamarri: biondo ossigenato con tanto di coda, una faccia aragosta fosforescente, camicia di seta nera su un paio di pantaloni neri fermati da una cintura con borchia "LV" formato dvd. Mancavano solo i denti scintillanti alla Jingle Pentagramma.
Ho indossato il mio migliore sorriso da premiazione degli Oscar, tentando, per i successivi tre quarti d'ora, di trattenere nausea e ilarità isterica.
Ci accoglie a braccia aperte e ci invita a fare un giro del giardino: 1, 2, 3, 4 passi ed è stata cosa fatta.
"Questa è la piscina", tutto orgoglioso di una pozzanghera abbellita da una Venere marmorea in abiti discinti, con benda (di seta?) nera sugli occhi.
Ci fa quindi accomodare: un ingresso molto ampio, con caminetto e angolo cottura, dà su una scala e su un'altra stanza a pianterreno. Ovunque, riproduzioni dozzinali di dipinti d'autore, con preferenza per Van Gogh, ingabbiati in pacchiane cornici dorate. Proseguiamo in quella che è stata battezzata la stanza del porno e che potrebbe diventare una cucina: divano di pelle bianca dirimpetto a una parete di specchi.
Specchi che troneggiano ovunque, dal bagno alla camera da letto. Vorrebbero ingannare l'occhio, aumentando l'impressione dello spazio, invece sanno di voyeur di campagna.
La gita al pianterreno non ci prepara minimamente a quello che ci aspetta al piano nobile: mai come in questo caso l'espressione è stata presa in senso letterale.
Siamo nel sottotetto, con travi a vista, parquet e marmorino rosa ovunque; sempre i soliti quadri alle pareti. Una grande stanza-salotto occupa gran parte dello spazio e come già al nostro arrivo gli occhi non sanno dove rifugiarsi. Da un lato, un divano di pelle bianca è forse il dettaglio più sobrio; schermo piatto da 40 pollici dirimpetto, e fin qui tutto ok; poi sulla parete sud fanno a gara per il kitsch dell'anno un tavolo di vetro retto da una coppia di delfini bianchi e una poltrona-trono in oro con tappezzeria di colori improponibili. Ai suoi piedi, un tappetino stile persiano, per non raffreddarsi i piedi sul nudo pavimento, forse.
Ci consoliamo con la splendida vista che si gode dalla finestra, per prepararci a quello che ci aspetta in camera da letto.
Per fortuna questa volta ci accoglie "solamente" la solita parete di specchi; un letto e un armadio, con comodino e cassettone, sembrano estremamente fuori posto.
Il padrone di casa si spertica nelle lodi più assurde, autoincensando il suo gusto personale (Alka Seltzer!!!) e cercando di convincerci che sia un affare irripetibile.
Scendiamo per un altro giro di ricognizione, poi finalmente riusciamo a congedarci.
Tra un paio di giorni lo chiameremo e, ringraziando della disponibilità, declineremo l'offerta - che durante la visita era già scesa di 10 mila euro rispetto l'annuncio: purtroppo manca il garage, sa com'è, Apollo tiene tanto al suo carro del sole...
21 febbraio 2012
Ufficio complicazioni affari semplici
Arriva una bolletta da pagare: io tenderei ad andare il giorno stesso, o quello successivo, mentre Apollo rimanda alla scadenza. Quando paghiamo le bollette? L'ultimo giorno disponibile.
Ieri mattina toccava a quella della luce: ero in giro e quindi mi sono presa io l'incarico di andare in posta.
Presento il bollettino, porgo il bancomat e l'impiegato mi dice "carta non abilitata" . Sì sì, senza mezzi termini, coinciso come un poeta ermetico.
Guardi, dico io, che ho già usato il bancomat altre volte.
Eh, si vede che non l'ha ancora attivato.
MacFly, c'è nessuno in casa??? (cit.)
Capisco che non tira aria di voglia di fare bene, quindi levo le tende. Passo in un altro ufficio postale. Anche qui il bancomat non va, ma almeno l'impiegata è così cortese da informarsi con il collega e mi propone pure di lasciare il pagamento in sospeso mentre prelevo dal bancomat di là della strada. Ringrazio ma declino, non ho voglia di pagare la commissione per un prelievo in una filiale di banca diversa dalla mia.
Torno a casa con le pive nel sacco, meditando il giro meno complicato per toccare bancomat e posta. Arriva l'idea: proviamo a farlo da internet, tanto sono registrata nel sito delle Aiemme.
Prima però controllo la disponibilità della mia carta prepagata e scopro una cosa interessante: nel menu apposito c'è la voce "Bollette": clicco e trovo, nell'elenco di enti convenzionati, pure le Aiemme. Compilo il form e in meno di due minuti ho pagato la bolletta. Senza commissioni, non un centesimo in più di quel che dovevo.
Ho scoperto l'acqua calda, ma è sempre un piacere.
2 novembre 2011
Vicini di casa
Sei di sera: gioco da equilibrista per aprire la porta di casa con in mano lo scatolone della spesa, barcollo dentro, poso lo scatolo e chiudo la porta. Non faccio in tempo a sentire il clock della serratura che suona il campanello. Effettivamente mi era parso di sentire una sorta di richiamo generico, tipo "pss" o ehi" ma so di non essere un cane, quindi l'ho ignorato.
Apro la porta e nel frattempo accendo la luce dell'ingresso, tanto per far passare il messaggio "sono appena rientrata, caxxo rompi?". Vedo che è il tizio che sta al terzo piano, in corrispondenza del mio appartamento, che pare esser(si) nominato portavoce e referente del condominio, non so bene con quale effettiva autorità.
Con molta grazia e altrettanto finta tontonaggine mi chiede se sento "questo rumore". Sì, è la mia caldaia (è esterna, se ne sta sul terrazzino, all'angolo con la finestrella delle scale di accesso).
Perché sa, si sono lamentati che fa rumore. Io non la sento, sono in alto, ma sa...
1. Lo scorso anno era tale e quale e non ho sentito fiatare un'anima.
2. Se lui non la sente, significa che a sentirla sono i tizi che stanno sopra di me.
3. Non capisco perché, se sono due settimane che la caldaia va, si siano svegliati adesso - non ieri, che era l'ultimo giorno di libertà pre-stage, proprio oggi, che se c'è effettivamente un problema inizio ad avere io problemi a ricevere l'omino della caldaia.
3a. Non capisco perché siano andati dal tizio al terzo piano anziché dirlo a me, non mi pare di aver mai sbranato nessuno.
3b. Proprio loro rompono, che sono noti per i tacchi alle sette di mattina e alle passeggiate zompettanti intorno al letto alle X di notte (X = l'ora in cui vado a letto + 10 minuti, sempre, puntualmente).
Visto che le cose stanno così, prima sistemo la faccenda caldaia, poi comincerò a rompere io. Pan per focaccia, una bella bussata al soffitto ad ogni passo fuori norma. Ho già la scopa armata.
29 maggio 2011
Auguri!
Oggi compio il primo anno nell'appartamento nuovo.
Tante cose sono cambiate e tante sono rimaste uguali.
Ho i capelli più lunghi di un bel po', ma in compenso ho lasciato per strada qualche chiletto (a questo proposito, ho avuto il dispiacere di provare in prima persona la classica sfiga da dimagrimento: prima dei fianchi cala il davanzale).
Sono la solita disordinata: libri ovunque, caos in ogni dove, con periodici repulisti maniacali. Non troverò mai un equilibrio, mi sono rassegnata.
Mi sono fatta prendere dall'entusiasmo e sto riempiendo casa di piante, io che ero nota per il mio pollice-killer: c'è Lazzaro, il tronchetto della felicità risorto; c'è Daisy, la stella di Natale fucsia; Lulù, la succulenta viola; le campanelle lilla Belle; Crudelia l'aloe; Rosco e Sonny, rosmarino e basilico; Mina la menta per il mohito e il thè; Athos, Porthos, Aramis e D'Artagnan, i gladioli; e per finire tre piante grasse che devo ancora battezzare.
Mi sono laureata ma sono ancora in cerca di lavoro: nell'attesa sto studiando da web designer con un amico genio dell'informatica e anche se mi sono affezionata al mio antro lilla non si sa mai che possa sperimentare qualcosa anche qui da me.
Ho un pc tutto nuovo, fisso, con schermo enorme e memoria immensa che non riempirò mai ma che soprattutto funziona senza perdere un colpo (toccando ferro e facendo tutti gli scongiuri).
Apollo è sempre il mio Apollo e guai a chi lo tocca: ieri sera abbiamo festeggiato con lo stesso menù della nostra prima cena qui, pizza, frittura e birra :D
Mi manca solo un gatto, ma non siamo ancora disposti a rinunciare ai nostri finesettimana in montagna - e di lasciarlo ai miei non se ne parla, il cane Molly se lo mangerebbe in un boccone. La prossima casa me la prendo con il giardino.
21 aprile 2011
Le sorprese non finiscono mai
La settimana scorsa nell'atrio del condominio è comparso un volantino che pubblicizzava prezzi speciali per la pulizia del condizionatore e della caldaia: questa probabilmente è da cambiare, mentre quello era forse da controllare. La mia padrona di casa mi aveva detto, a suo tempo, che i precedenti inquilini avevano pulito il condizionatore e anche il motore esterno. Mi sono fidata, ma alle prese con la doccia forse avrei dovuto sentire puzza di bruciato (difficile, visti i fumi di candeggina che mi sono aspirata).
Oggi pomeriggio è venuto l'omino del condizionatore, che ne ha dette di tutti i colori ai precedenti inquilini, che pare non lo abbiano *mai* pulito. E io inorridivo al pensiero delle schifezze che mi sono respirata la scorsa estate, ignara dei cumuli di polvere che si nascondevano dietro il guscio di plastica.
Parte della pulizia dei filtri va fatta nella vasca da bagno: mentre l'omino lavava, io ero nella stanza di fianco a lavoricchiare. In caso di necessità, in due-dico-due secondi sarei stata da lui. Evidentemente non voleva disturbare la mia concentrazione, perché per asciugare i filtri non proprio lindi ha usato i miei asciugamani. Puliti.
Ciccio bello, va bene che lava Bice, ma visto cosa dovevi asciugare avrei preferito darti qualcosa di meno personale. Quando fanno così li riempirei di botte.
La prossima volta che avrò un idraulico-caldaiaro-condizionatore in casa, farò sparire tutto, anche i tappeti.
16 dicembre 2010
Trapanami la pera
Sei disteso nel tuo letto, ancora perso nel mondo dei sogni. La luce si infila dolcemente tra le fessure delle tapparelle. Senti il cinguettio degli uccellini, qualche automobile di passaggio, un autobus. Te ne rendi conto ma non ne sei disturbato. Il lenzuolo accarezza la pelle leggero, non fa ancora così caldo da essere costretti a sigillare le finestre e mettere il condizionatore a palla. In questo torpore mattiniero ti crogioli gustando gli ultimi momenti di riposo prima di cominciare ufficialmente la giornata.
TRRRRRRRRRRUUUMMM-TRRRRRRRRRRRRRRRRRRRUM!!!
Questo suono melodioso, incrocio tra un trapano e un martello pneumatico, ti fa letteralmente cadere dal letto. Con sgomento ti chiedi cosa sarà mai successo ma non trovi risposta dato che le tue sinapsi sono ancora sconvolte dalla cacofonia trapanatoria. Pensi sia un caso, un vicino che s'è svegliato con un'insana voglia di buttar giù un muro, e archivi la faccenda.
Fino al mattino dopo, quando alla stessa ora ti ritrovi sul soffitto causa spavento da eccesso di decibel.
Cominci a credere che non sia il solito vicino e cerchi di trovare davvero una spiegazione. Il tuo cervello intontito ti dice che sotto il tuo appartamento c'è un ufficio e la tua testa si riempie di immagini di segretarie in tacchi a spillo munite di trapano. Cosa ci facciano col trapano, ogni mattina, non è dato di saperlo. Poi ti rendi conto dell'assurdità dell'immagine, esci dal dipinto di Dalì dove ti sei ficcato e pensi a un'ipotesi più concreta: una cassaforte con meccanismo imponente. Magari nell'ufficio di sotto hanno denaro in quantità. Ma ancora non funziona.
Ogni mattina vieni svegliato da quella soave melodia che un po' alla volta comincia a farti annodare lo stomaco.
Ed ecco la luce! Camminando sotto il portico guardi dove metti i piedi e noti una grata di metallo. Ti guardi intorno e scopri una specie di cassa frigorifera alta poco più di te, legata con un lucchetto all'angolo del condominio. Osservi il percorso del portico e noti che arriva al supermercato. Ti accorgi anche che sulla cassa c'è il marchio della centrale del latte, e finalmente fai due più due.
Alla mattina presto arriva il camion del latte, che non può entrare nel parcheggio del supermercato perché i cancelli sono ancora chiusi: così, anziché farsi dare un telecomando per entrare, piazzano un bel frigorifero vicino all'ingresso pedonale. Prima dell'apertura del supermercato, quindi, una zelante commessa si reca al frigorifero, lo slega e lo spinge fino al negozio.
TRRRRRRRRRRUUUMMM-TRRRRRRRRRRRRRRRRRRRUM!!!
Passando sopra le grate metalliche.
Pensi di cambiare il lucchetto del frigorifero.
Pensi di sabotare le ruote del frigorifero.
Pensi di chiedere con gentilezza di evitare il passaggio sulle grate.
Pensi di piazzare un paio di petardi con timer.
Pensi di regalare alla centrale del latte il tuo telecomando per i cancelli.
Alla fine ti rassegni e regoli la sveglia quei cinque minuti prima del passaggio del frigo sotto le tue finestre.
Ubi maior, minor cessat. Buonanotte.
6 dicembre 2010
Termo sincronizzato
Qual è l'ultimo posto in casa dove sistemare il termostato del riscaldamento? La cucina.
Dov'è il termostato a casa mia? Ecco.
Potrei sorvolare sul fatto che è sufficiente scaldare una tazza di thè per far alzare la temperatura quel tanto che basta a far spegnere il termo: aprendo la finestra il problema si risolve.
Potrei sorvolare sul fatto che il termo della cucina è collegato a quelli della sala e della camera da letto, per cui se lo chiudo anche gli altri restano freddi: la stragrande maggioranza della mia giornata la trascorro in studio e di notte dormo meglio con un paio di gradi in meno piuttosto che in più.
Potrei sorvolare anche sul fatto che il termometro del termostato segna un grado in più: basta regolarsi di conseguenza.
La rogna vera e insormontabile è il timer, o meglio i collegamenti del timer: fosse una bomba a orologeria come quelle dei film, non sapresti mai se e quando esploderà. Il programma della mattina, quello che ti fa trovare la casa calda appena sveglio, funziona - per fortuna! Poi, non si sa perché, il termostato fa quello che vuole. Trovi il simbolo di "acceso", ma in realtà è spento; trovi il simbolo di "spento" ma funziona; o trovi "acceso" o "spento" ed è effettivamente tale. Non capisci nemmeno se si spenga per raggiunta temperatura, perché il termometro indica almeno un grado in meno rispetto a quelli impostati per lo spegnimento automatico.
La settimana scorsa l'omino della caldaia ha cambiato il timer, installandone uno nuovo di palla e fissandolo fuori dalla cucina: i miei salti di gioia si sono bruscamente interrotti quando ho constatato che la caldaia faceva ancora di testa propria. E l'omino se n'era andato da un pezzo. Il giorno successivo l'ho chiamato per avvisarlo che il problema non era stato risolto: ora capisco che ci sono problemi ben più gravi di un timer che non funziona e che la casa calda ce l'ho, ma ho comunque pagato 150 euro per il cavolo. Lui s'è dato alla macchia.
Stamattina mi sono svegliata al "tiepido", non freddo per fortuna, ma nemmeno caldo come avrebbe dovuto essere, e non è colpa del tempo. Alle otto e mezza ero al telefono, con la voce ancora da sonno, parecchio incazzosa: dice che andrà a prendere il termostato originale, ma che dalla casa madre non gli hanno dato garanzie che funzioni.
1. trovo splendido che il produttore non possa garantire per i suoi prodotti, davvero serio e affidabbile.
2. la caldaia è vecchia e non compatibile con i termostati nuovi: genio fu chi la concepì. Nella casa delle feste c'era il riscaldamento a gasolio, installato 40 anni fa, e non abbiamo mai avuto problemi con il termostato.
3. il blocco originale costerebbe 250 neuri. Non è garantito che funzioni, E non è garantito nemmeno che qualora non funzionasse mi restituirebbero i soldi.
Rabbrividiamo! (cit.)
29 novembre 2010
Bibliodiversità
Arrivata la nuova vecchia libreria mi sono messa subito al lavoro per smistare i numerosi libri che avevo nei mobili svedesi in doppia fila: alcuni sono stati inscatolati, altri spostati, altri ancora ricollocati.
Cercando di sfruttare lo spazio disponibile al millimetro ho provato diverse combinazioni di posizionamento che neanche il Kamasutra suggerirebbe, maledicendo alternativamente i designer svedesi e le tipografie. I nordici si sono ritrovati destinatari di tutto il mio disprezzo per la loro genialità nel progettare una libreria con ripiani regolabili a loro piacimento, che manca di fori per gli scaffali dove servirebbero e le cui ante si fissano esattamente all'altezza perfetta per un ripiano, pur avendo ancora spazio utile per le cerniere.
Le tipografie poverette forse non c'entrano nemmeno con il problema che ha scatenato la mia ira, problema che supera di gran lunga la genialità svedese. Sono affezionata lettrice di alcuni autori di cui non mi faccio mancare un romanzo, possibilmente in prima edizione rilegata; questi autori pubblicano da anni ciascuno con un'unica casa editrice, nella stessa collana, così non mi spiego perché i loro romanzi abbiano formati diversi. Non sto parlando di spessore, ma di altezza del libro, che varia di diversi millimetri, quando anche di centimetri! E non si tratta di edizioni pubblicate ad anni di distanza, ma mesi. Ora spiegatemi per cortesia perché. Non costa forse di più stampare con formati diversi di volta in volta? O ci sono forse innovazioni tali nelle stamperie che costringono a una modifica delle dimensioni del libro? Che poi stiamo parlando di libri, non di automobili o oggetti di design! Libri! Parallelepipedi costituiti da più pagine incollate o rilegate, che vengono acquistati per il loro contenuto stampato. Signori, per pietà, mettetevi d'accordo e trovate quei tre, quattro formati standard che risolvano i problemi di biblioteche e librerie casalinghe! Risparmieremmo spazio e tempo ed eviteremmo di scomodare i Santi ogni volta che ci tocca aggiungere un nuovo acquisto alla collezione. Se poi ci fossero lettori che amano il disordine visivo che solo una fila irregolare di libri sa creare, libertà loro di disporre i propri volumi come meglio credono. Per carità, potendo scegliere, anch'io non avrei nulla in contrario alla varietà: ma non posso scegliere, trovandomi a combattere con un eccesso di romanzi e una tremenda carenza di spazi.
26 novembre 2010
Casa dolce casa
Sono ormai sei mesi che vivo nella casetta nuova; non sono ancora sistemata in modo definitivo, a casa dei miei c'è una mezza tonnellata di libri che aspetta di essere portata qui e nella casa delle feste ho tutti i miei colori e i pennelli. Oggi ho portato qui la libreria che avevo in camera mia e già c'è un'atmosfera diversa - ma soprattutto tanto, tanto spazio per i miei libri :D
Della casa dei miei mi manca sicuramente il cane Molly e il profumo che c'è solo a casa mia, profumo di buono, di sicuro, che ogni tanto mi mette nostalgia. I miei li vedo spesso, soprattutto adesso che abito più vicino rispetto all'anno scorso, quindi non sento la loro mancanza: giusto per essere la solita opportunista, mi manca mamy che fa la spesa anche per me :-P
Quest'estate non ho mai rimpianto il trasloco, nonostante la casa fosse costantemente sottosopra, il divano fosse fatto con due materassi impilati e ci fossero scatoloni ovunque. Stranamente la casa delle feste ha iniziato a mancarmi con l'autunno, in quelle giornate di sole così limpide che ti facevano voglia di stare in giardino a raccogliere le foglie e le pigne, per poi tornare in casa a farsi una bella cioccolata bollente. Mi manca il buon profumo di caldo che si sentiva quando si accendevano i termosifoni, un misto di vecchio, polvere e cera per pavimenti. E mi manca il caminetto! Mi manca la cesta con cui andavo a prendere la legna, il caldo intenso, i marshmallows abbrustoliti, l'odore di bruciato e fuliggine che impestava abiti, divano e coperte, i pomeriggi trascorsi a leggere davanti al fuoco. Mi mancano anche le passeggiate per fare la spesa, la corriera che prendevo al posto dell'autobus, il silenzio interrotto solo dall'abbaiare dei cani e il cielo pieno di stelle. La cucina con il tavolo in mezzo alla stanza dove facevo tanti dolci, il forno alto, il freezer enorme, i piani di lavoro dove ci stava di tutto. La stanza nel sottotetto con i ghiri che giocavano di notte, il bagnetto piccolo e caldo, le coccinelle, le stufe. La lavanda, le rose, il bosco.
Ecco, io ero convinta di concludere dicendo che qui mi sento a casa (vero), che non ho l'impressione di essere precaria o ospite (vero), che sto bene (vero) e che non ho rimpianti. Bè, negli ultimi due minuti questi sono arrivati, e di brutto. :'(
9 agosto 2010
Dlìn-dlòn
Nel mio condominio ci sono dodici appartamenti. I campanelli all'esterno recano i nomi degli inquilini su bigliettini o adesivi a sfondo bianco o giallino.
Io avevo a disposizione unicamente l'etichettatrice di Apollo, che ha il nastro rosso, ergo il mio campanello salta all'occhio più degli altri.
Ergo, qualsiasi scocciatore, dal postino al tizio delle aziende che deve leggere i contatori, suona da me.
Devo cambiare etichetta.
31 luglio 2010
Malavoglia
Ieri pomeriggio mi sono concessa un po' di relax: letto e libro. Immersa nella dimensione del romanzo, un'assolata Nantucket lontana anni luce da quella sferzata dai venti e dalla pioggia di Melville, in compagnia di tre donne, due bambini e un babysitter, non ero quel che si suol dire presente. Suona il campanello, due colpi: non può essere il postino e io non aspettavo visite. Mi alzo di malavoglia e rispondo al citofono. Nessuno.
Torno al mio giaciglio e riprendo a leggere.
Suona il campanello, ancora.
Mi rialzo e con un tono incazzoso rispondo: CHI È?
Niente. Inizio ad irritarmi. Riprovo: CHI È???
- Siamo dell'Energia Elettrica (in realtà ha detto il nome, ma non è tanto difficile indovinare), abbiamo bisogno di parlarle.
Tergiverso, perché non avevo chiesto niente e le vendite porta a porta non mi interessano né mi piacciono. Alla fine apro il portone e aspetto la voce misteriosa con la porta socchiusa, con tanto di blocco.
Mi si parano davanti due ragazze, che mi propinano una storia su delle riduzioni sulle bollette, con il solito "Lei vuole pagare di meno, vero?".
Il fatto che io non avessi nessuna bolletta né il contratto sottomano non le ha fatte desistere, e alla fine ho deciso di aprire la porta. Io dentro, loro fuori. Sguardo accigliato, tono burbero.
Una delle due prosegue nella visita agli appartamenti, l'altra inizia ad intortarmi. Con la solita malagrazia mi decido a farla entrare; braccia conserte, faccia che aveva scritto a caratteri cubitali "vedi di muoverti perché non mi piaci. Non ho richiesto la tua visita e non ne voglio sapere nulla. E spicciati perché ho di meglio da fare che starti a sentire".
Non ho nulla da ridire sulla sua cortesia e disponibilità, ma non mi sono piaciute diverse cose:
- che la gente ti si presenti in casa senza preavviso
- che ti si costringa a firmare un contratto "perché paghi di meno" e "perché non cambia nulla"
- che alle domande si risponda con un giro di parole
- che alla mia intenzione di leggere quello che stavo firmando mi si sia detto "c'è scritto che blabla": bambina, non firmo qualcosa che non ho letto. Mai.
- che alla mia richiesta di poter sottoscrivere il contratto in un secondo momento perché questa è la mia prima casa e non ho ancora ricevuto una bolletta e non ho idea di cosa sia un contratto di quel genere, mi sia stato detto che o adesso o mai più.
Presa per sfinimento, ho firmato: ma solo dopo essermi assicurata che, nero su bianco, fosse scritto che ho la possibilità di recedere senza spese entro dieci giorni.
Apollo, dopo aver letto le scartoffie, mi ha anche suggerito che tale contratto potrebbe non essere valido, perché la ragazza ha segnato il mio nome come intestataria di un conto corrente, facendomi anche firmare il riquadro relativo: peccato che io non abbia nessun conto corrente.
6 luglio 2010
Casa dolce casa
...ovvero, prima:
...durante:
...dopo:
...e la sorpresa!
Lasciato solo soletto nella porta-finestra del salotto c'era questo tronchetto della felicità: tutto secco e triste, pensavo fosse morto. Avevo n-mila cose da fare e portarlo al cassonetto dei rifiuti verdi era l'ultimo dei miei pensieri: il suo angolino nella porta-finestra era l'ideale per Wally l'avocado, così ho sfrattato il tronchetto rinsecchito e ci ho piazzato Wally. L'altro è finito sulla terrazza, dove ha preso sole e pioggia e pioggia e sole - e un po' di fondi di caffè ;-) ...e domenica ho scoperto un germoglio! Stamattina ne ho trovato un altro: una pianta che credevo morta ed è tornata a vivere, quale nome più adatto di Lazzaro? :-P
Nel frattempo, Valentina, la pianta misteriosa che ho scippato a mamy e che troneggia in salotto si è presa un fungo: per fortuna a due passi da casa c'è un negozio specializzato in piante e la signora gentile mi ha dato il prodotto adatto con qualche consiglio su come farla stare meglio. Speriamo bene, con un avocado che è sempre più bello e una pianta resuscitata, non posso far morire questa!
3 giugno 2010
La casa dei signori Blackedeker
I precedenti inquilini rientrano nella categoria dei trapanation men: ogni stanza reca stimmate, non sempre ben riuscite, di passati sfoghi che non potrebbero essere raggiunti nemmeno dal più affamato dei tarli alle prese con un legno sopraffino.
Partendo dai supporti per le tende, passando per le innumerevoli mensole, per concludere con infiniti portaoggetti, ora assenti, nel bagno.
Mi chiedo spesso che aspetto potesse avere questo appartamento durante la permanenza dei precedenti abitanti: chiodi, ganci, ripiani aggiuntivi, nascosti perfino dietro le porte e in fondo al corridoio.
Con un po' di ingegno è facile riuscire ad adattare l'attacco delle tende; con un po' di pazienza si può trovare un porta-rotolo le cui viti combacino con i buchi già presenti; con una vagonata si stucco pronto si possono richiudere tutti quelli inutilizzabili - e sono tanti.
Il problema resta il bagno principale: le pareti sono ricoperte di mattonelle fino al soffitto, e anche qui Mr. Blackedeker si è sfogato, all'inverosimile.
Il muro che sostiene il lavandino è ridotto peggio di una forma di Emmenthal; a fianco dei sanitari fanno bella mostra doppie coppie di fori, come per una misura errata - di pochi millimetri, santo cielo! - e pure sulla vasca da bagno, già dotata di porta oggetti, restano cicatrici di ulteriori sostegni.
Qui manca lo specchio, che ho portato dalla casa vecchia: metro alla mano, dei sei fori già pronti nessuno corrisponde alle misure dei ganci del mio mobiletto, nonostante siano fatti in modo tale da consentire un certo giuoco.
Vorrei appendere qualcuna delle mie croste: ma con che cuore riuscirò a infliggere ulteriore tortura a queste pareti che sembrano uscite da un poligono di tiro?
28 maggio 2010
Addio monti...
monti sorgenti dall'acque
ed elevati al cielo cime inuguali
note a chi è cresciuto tra voi
e impresse nella sua mente
non meno che l’aspetto de' suoi familiari
torrenti- de' quali si distingue lo scroscio
come il suono delle voci domestiche
ville sparse e biancheggianti sul pendìo
come branchi di pecore pascenti
addio!
Quanto è tristo il passo di chi
cresciuto tra voi
se ne allontana!
Addio, colli, che per un anno mi avete accolta nella vostra verdura, che mi avete dato il buongiorno con un panorama da cartolina, in cui lo sguardo si perdeva verso l'infinito.
Addio, casetta amata, che ti ergi a sentinella del colle, col tuo tetto che svetta tra le cime degli alberi che ti abbracciano.
Addio, silenzio, interrotto solo dal canto delle cicale e dei grilli, ninnananna delle languide sere estive.
Addio sottotetto torrido, che trasformi le stanze da letto in un forno, da primavera ad autunno inoltrato.
Addio finestre che imbarcano acqua, addio boiler che mi lascia sotto una doccia ghiacciata, addio riscaldamento che non hai mai fatto il tuo dovere, addio.
Addio corriere e trattori che mi svegliate all'alba con i vostri clacson assordanti, addio supermercato con i tuoi furgoni all'opera dall'alba.
Addio ghiri, coinquilini abusivi, che vi svegliate quando io dormo e mi rompete le scatole fino a notte fonda con i vostri giochi.
Addio, formiche invadenti, ragni onnipresenti, tarli affamati, coccinelle in calore, cavallette orride, addio.
Aggiornamenti seguiranno.
27 maggio 2010
Trip da candeggina
Siamo in tempi di magra, ma le apparenze contano sempre e andrebbero salvaguardate: sono la solita utopistica, lo so, eppure credo che sarebbe cosa buona e giusta se i proprietari di appartamenti in affitto chiamassero una ditta di pulizie industriali prima che i nuovi inquilini subentrino ai vecchi.
Quella che a prima vista sembrava una casa linda e ordinata (anche perché senza mobili, vabbè) al momento di prendere la ramazza si è rivelata un porcile.
Di solito le finestre si sporcano più all'esterno: per la prima volta, ieri, ho trovato dei vetri più puliti sul lato esterno rispetto a quello interno, che incredibilmente era coperto da una patina nera che non si trova neanche in una cucina del Mac dopo sei mesi di fritto non-stop, senza pulizie.
I pavimenti hanno richiesto tre passate di straccio insaponato, e sono sicura che se facessi un altro passaggio tirerei su ancora polvere.
In cucina spuntavano come funghi caramelle, gomme da masticare (non usate) e cioccolatini: tutto è finito nel sacco dell'immondizia, non si sa mai da quanto tempo languissero negletti nel dimenticatoio dell'ultimo ripiano.
L'oscar della monnezza, però, se lo è aggiudicato il bagno piccolo, quello con lavello, doccia e angolo lavanderia: va bene che le sue funzioni lo degradano rispetto alla toilette maggiore, ma un minimo di decenza ci vuole!
Il lavandino presentava incrostazioni di sapone e calcare che nemmeno il più potente olio di gomito è riuscito a debellare del tutto; l'armadietto dei medicinali è a rischio tetano, meglio tenersi il mal di testa che infilarci una mano alla ricerca del sollievo; la specchiera era ricoperta da un centimetro di polvere, e sì che ci si arriva agevolmente anche senza scala.
Ma la doccia, la doccia...
Potrebbe venire dichiarata Patrimonio dell'Umanità per le stalattiti calcaree che un'accurata indagine ha datato al dopoguerra. Napoleonico.
Potrebbe anche venire dichiarata Riserva Naturale per la presenza di muffe autoctone che ne colonizzano ogni superficie libera.
Entrarvi e chiudere la porta è un'impresa degna di Ercole: una lastra di vetro di 60 cm per 180 vorrebbe scorrere lungo un binario, ovviamente incrostato di calcare e muffa, ma per il peso immane se ne resta al suo posto, qualunque esso sia. Solo con una sinergia di spingi-e-tira coordinati tra pomello e lastra stessa si riesce a chiudere, o aprire, la porta.
Le fughe delle mattonelle si presentano di uno sciccosissimo nero. Nero muffa. Che la Cima da Conegliano che ha fatto il lavoro di sigillatura ha inglobato nel silicone. Quando si dice un lavoro ben fatto: non sia mai che per sbaglio la signora delle pulizie tolga un reperto così importante.
Preferirei sorvolare sulle condizioni del porta sapone: un aggeggio di plastica incredibilmente bianca, nonostante i secoli di ontume che vi erano depositati.
Dopo un'ora di olio di gomito e candeggina, la doccia è presentabile: il che vuol dire che ci si può lavare senza il timore di contrarre una malattia che si credeva debellata da n-tempo, ma che non supererebbe un'analisi dei RIS.
Dovrò munirmi di spazzolino di metallo e di silicone nuovo, per completare l'orrenda opera che gli inquilini che mi hanno preceduta non hanno portato a termine.
Sarà anche necessaria una maschera anti-gas: nonostante l'aspiratore posto giusto sopra la doccia, nonostante i ripetuti viaggi verso l'aria pura della finestra più vicina, mi sono intossicata con i fumi di candeggina.
Oggi ancora ne risento: e se ho sparato più cavolate del solito, non è (solo) colpa mia.
15 dicembre 2009
Trasloco!
L'inverno è arrivato con il suo gelo: la brina copre i campi e il freddo avvolge nella sua morsa casetta mia.
Qui i lavori sono stati fatto al contrario: prima l'estetica, poi la funzionalità. Via al pavimento rinnovato (che sarebbe costato di meno rifarlo, con tanto di riscaldamento a pavimento), alle tinte interne ed esterne, al porfido attorno al perimetro. Intanto la caldaia a gasolio è rimasta finché non è definitivamente defunta, a 3 giorni dal Natale dello scorso anno; i vetri sono sottili come una velina (per fortuna i serramenti tengono botta); manca una recinzione che delimiti la proprietà e scoraggi eventuali intrusioni (vabbé, questa è un optional).
Il vero problema sono i vetri, manca poco di trovarci la brina all'interno: la stanza dove dormo ha una finestra grandicella, ma non ricordavo che gli anni scorsi fosse così fredda. Anche tenendo la tapparella abbassata tutto il giorno per isolare il vetro un po' di più dall'esterno, con il termosifone che va dodici ore, la temperatura non sale oltre i 15 gradi.
La Pizia è un animale a sangue freddo: necessita di calore e non disdegna affatto caminetti, stufe e le mitiche termocoperte. Con un piumone e un piagiama di pile dormo come un sasso: i problemi sopraggiungono nel momento del passaggio da vestiti a pigiama e viceversa.
Un esperimento rapido ed efficace ha dimostrato che la stanza attigua alla mia, forse perché più piccola, è anche più calda - 17,5 gradi, le Hawaii in confronto! E così, dato che il mio letto è l'unico con una rete a doghe, mentre le altre presentano diversi gradi di sfondamento, ho spostato letto matrimoniale, comò e cassettone nella cameretta attigua.
Piena come un uovo, sembra l'angolo di un rigattiere che non sa più dove mettere i mobili: ma a me piace. Ed è calda, oh!







