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28 agosto 2012

Là sui monti con Apollo

Che dura tornare alla vita normale - soprattutto quando ci sarebbe bisogno di una vacanza per riprendersi dalla vacanza!
La settimana a Rio ha avuto i suoi alti e bassi, ma il bilancio è positivo. No, signori, niente brasiliane in abiti discinti, solo tetesche in costume tipico: trattasi infatti di Rio Pusteria, a pochi chilometri da Bressanone.
La sottoscritta si illudeva che montagna=fresco e di conseguenza la valigia era ben imbottita con maglioni di lana e pile. E invece nemmeno a 2000 metri siamo riusciti ad avere freddo.
Sole fetente, caldo e umido neanche fossimo in Pianura Padana. Per fortuna la sera venivano a trovarci un po' di nuvole con pioggia e temporali, in toccata e fuga giusto per avere refrigerio durante la notte e il giorno dopo un sole splendido di bucato.
La pensione che avevamo trovato, unica con una stanza libera tra tutte quelle che avevamo contattato, non era affatto male: realizzata in un vecchio maso, con la facciata decorata e una stube in legno che era una meraviglia. Peccato che il prossimo anno sarà completamente diversa dopo i lavori di ristrutturazione di fine stagione: due piani in più, finiture in legno così lucido da sembrare finto, dipinta in bianco asettico. Abbiamo visto il progetto sfoggiato con orgoglio dal proprietario, mi sono trattenuta dal dirgli che avevo scartato a priori tutte le strutture con architettura contemporanea e che avevo preferito il loro albergo proprio perché così caratteristico.
Tanto di cappello al fotografo che ha immortalato la pensione per il sito: il giardino che sembrava un parco era grande quanto un'aiuola, la piscina semi-olimpionica era una pozzanghera e la sala da banchetti conteneva sì e no 40 persone.
Mangiato bene e il giusto, se non fosse che la cucina è andata in calando: partiti con menu tipico, abbiamo concluso con pasta al tonno e filetto di pangasio impanato.
Ci siamo rifatti abbondantemente con i pranzi in malga e rifugio, di quelle mangiate che me le sognerò per un pezzo.
Passeggiate splendide, consiglio a chi capitasse da quelle parti di andare alla malga Fane, lascia senza fiato (per la salita da un'ora e mezza che chiamano "sentiero per famiglie" ma soprattutto per il paesaggio), e fare una capatina anche a Prato Piazza, sopra Braies.
Come souvenir mi sono portata a casa un mal di schiena fotonico, grazie al materasso appena estratto dalla cava di granito. Non è servito ammorbidirlo con due piumini extra e l'ora della nanna diventava un dramma.
Al ritorno ci siamo evitati il bollino rosso dell'autostrada, godendoci la statale lungo la strada del vino e sghignazzando nel vedere le code immobili sul Brennero.



17 agosto 2012

Ferie d'agosto

Signori, vi saluto.
La Pizia e delfica famiglia partono per le vacanze: per la prossima settimana sarò sui monti a prendere il sole con le marmotte.
Arrivederci (forse: potrei sempre decidere di darmi alla macchia, non si sa mai)!



PS: a casa lasciamo il nostro nuovo cucciolo, si chiama Cerbero e non ha nulla a che vedere con il caldo estivo.

10 gennaio 2011

Tortura cinese

È notte, sono a crogiolarmi sotto il piumone aspettando che arrivi il sonno, fuori c'è silenzio, quello profondo che solo la notte innevata sa creare.

plic plic plic
plicchèti-plic
plicchèti-plicchèti-plic

Non c'è niente che sappia creare rumori dal nulla come una vecchia casa. Misteriosi tubi si contraggono e si espandono per gli sbalzi termici, i rumori si propagano lungo tutte le pareti rendendo impossibile individuare il punto di origine del suono e il silenzio della notte li amplifica. Addio sonno.

Giornata trascorsa sulle ciaspole, un pisolino non restituisce le energie ma si parte lo stesso per lo stadio del ghiaccio per assistere ad Asiago-Cortina. Sono intontita dal sonno e dal freddo e malauguratamente non mi accorgo che Apollo sta prendendo il parcheggio troppo stretto: ora il suo carro ha un triplo sbaffo sulla fiancata destra.
All'intervallo del primo tempo estraiamo dallo zaino, tutti orgogliosi, il nostro thermos nuovo, riempito di thè bollente: qualcosa è andato storto, perché il thé non era affatto bollente ma appena tiepido, nonostante tutte le mie premure. Siamo dovuti ricorrere al bar dello stadio: 3,50 euro per un bombardino mignon. Caldo sì, ma resta un furto.
Tornati a casa, mi accingo a svuotare e sciacquare il thermos: lo prendo in mano e mi accorgo di un suono che non dovrebbe fare, come di vetri rotti. Lo apro e scopro l'irreparabile: il contenitore interno si è praticamente staccato ed è crollato su sé stesso. Zero colpi violenti, zero cadute. Ovviamente il centro ricambi comunica al negoziante che non può essere sostituito, alla faccia della buona fede della gente.
Da venerdì piove. In montagna. Al 7 di gennaio. Non c'è più religione.

Sabato notte, vigilia del ritorno a casa: mi preparo a gustarmi l'ultimo sonno montanaro, sollevata dal fatto che nei giorni precedenti la goccia si era calmata.


plic plic plic
plicchèti-plic
plicchèti-plicchèti-plic
plicchèti-plicchèti-plicchèti-plicchèti-plicchèti-plicchèti-plic

Ma vaff'!

14 novembre 2010

Come Heidi - yollalà-hi-huuù!

Per la laurea, gli Olimpici genitori di Apollo mi hanno mandato a quel paese regalato un soggiorno in quel di Settequerce (BZ). Arrivati venerdì sera, siamo tornati oggi con qualche chiletto in più a causa dell'ottima cucina sud-tirolese - niente che un paio di serate country non possano smaltire ;-)
Apollo aveva scelto una pensione che era una meraviglia, solo per il colore esterno avrebbe meritato un 10: si aggiunga la camera in mansarda con vista vigneti, un albero di cachi che salutava il nostro risveglio, la cucina casalinga ed è il paradiso, o qualcosa che gli si avvicina molto.
Sabato pomeriggio, visto che in terra altoatesina usano chiudere i negozi, fatta eccezione delle grandi catene (multi)nazionali, dopo un giretto per Merano ci siamo rifugiati alle terme. Pacchiaaa!!! Struttura nuovissima e sciccosissima, tutto a microchip armadietto compreso, pulizia e ordine ovunque, una sala enorme con vasche che si prolungavano anche all'esterno e, tocco di classe, la musica sott'acqua. Unico neo la signorina dell'accettazione, che pur avendole detto che era la prima volta che entravamo, non ci ha spiegato nulla: avrebbe fatto comodo sapere come entrare nella zona vasche, come conteggiare il tempo di permanenza, come far caricare gli extra.
Questo mi stupisce degli altoatesini, trovi persone disponibilissime come la signora del nostro albergo che mancava poco ci stendesse il tappeto rosso, e altre cafone che pare gli dai fastidio a portargli soldi.
Forse il motivo del loro carattere lunatico si può trovare nei letti, che se sono come quelli che offrono ai turisti hai voglia ad essere di buonumore!
Materassi duri come pietra che impediscono di trovare una qualsiasi posizione comoda; cuscini a frittata imbottiti miseramente di piume che passi metà notte a sprimacciare per dar loro una forma appena passabile per sorreggere il collo, e appena ti muovi devi ricominciare daccapo; lenzuola corte che arrivano a malapena al petto e coperte da bambino che ricordano quella dell'Attimo fuggente, se ti copri le spalle resti con i piedi fuori, se ti copri i piedi ti becchi un torcicollo che te lo raccomando. Stranamente questa volta non abbiamo trovato gli onnipresenti piumoni: peccato, perché avevo proprio voglia di imbozzolarmi in una nuvola di piume.
La voglia di tornare al mondo reale dopo un fine settimana di relax è decisamente sotto zero: per fortuna ho fatto buona scorta di biscotti di Natale, così avrò di che tirarmi su il morale :D

9 agosto 2010

Domenica d'agosto

A Vicenza non c'è il mare, ma vantiamo ben due spiagge: una è a pochi minuti dal centro, sulle rive del Bacchiglione, e ve la raccomando. Ci ho messo piede un'unica volta, dodici anni orsono, e ci sono rimasta giusto il tempo di rendermi conto dello squallore in cui versava e fare marcia indietro per dirigermi in piscina.
La seconda è incastrata in una valle sperduta tra i monti di Arsiero, zona nota per le trote, e poco più su c'è Posina con la specialità degli gnocchi: dopo una giornata al sole si può anche trovare da rifocillarsi degnamente.
Il posto si chiama "Pria", che significa pietra: non ho capito se fa riferimento al monte poco sopra, la "Pria Forà", ovvero la pietra bucata, o se prenda il nome dal terreno sassoso attorno al torrente. Etimologia a parte, resta una meraviglia. Attorno al torrente ci sono terrazze più o meno grandi, per lo più di sassi, ma anche una bella grande con un prato soffice: l'acqua è limpidissima e spesso a temperature che consentono di fare una nuotata solo ai più temerari o a chi ha una muta. Sono d'obbligo le scarpette da scoglio, per evitare di trovarsi con i piedi tagliati come la sottoscritta.
Non c'ero mai stata prima di ieri; un'amica di danza aveva organizzato una rimpatriata estiva, con tanto di partecipazione a un torneo di beach-volley. Alle danzatrici si sono uniti anche gli amici, e tutti insieme hanno campeggiato sotto le stelle. Un'altra amica e io li abbiamo raggiunti ieri mattina, per un motivo o per l'altro nessuna di noi aveva voglia di passare una notte in tenda.
Da quando sono arrivata ho:
- rischiato un tuffo nel torrente, presa di peso da due dei ragazzi: sono stata risparmiata solo perché avevo addosso le scarpe.
- fumato il narghilè, che mi è piaciuto così tanto che se mi capita me ne prendo uno.
- giocato a racchettoni, io che odio qualsiasi sport da spiaggia, solo perché mi ero resa conto che un altro "no grazie" e così mi avrebbero ribattezzata. (Sono stata la disperazione degli animatori del villaggio a Sharm, 5 anni fa: Giochi a racchettoni? No. Giochi a beach-volley? No. Giochi a calcetto? No. Vieni a fare aerobica? NO! E cosa vuoi fare allora? Stare qui a leggere. Ma non ti starai mica divertendo???)
- preso una pallonata in piena schiena che mi ha tolto il fiato per dieci secondi.
- ingaggiato una lotta di schizzi al torrente.

L'amica con cui ero andata aveva proposto di tornare a casa presto: io ero cotta dal sole e dalla stanchezza, per cui non mi sono nemmeno preoccupata di guardare l'ora. In auto mi sono accorta che erano appena le tre e mezza: siamo rimaste sì e no cinque ore, ma sono state intense, di più non avrei resistito.
Arrivata alla mia auto, mi sono diretta da Apollo e mi sono spaparanzata sul divano con lui, reduce dal primo giro con il nuovo carro del sole. Nel giro di due minuti ronfavamo della grossa; dopo un'ora, tutti incriccati perché il divano non è il massimo della comodità, ci siamo trasferiti a letto, e via a ronfare di nuovo come se nemmeno ci fossimo spostati.
Capisco che lui fosse distrutto, ma io non avevo fatto niente! E avrei dormito ancora, probabilmente in un'unica tirata fino a stamattina. Gronf.

5 luglio 2010

Scappo dalla città

(La vita, l'amore e le marmotte)

Venerdì sera, a bordo dell'Apollo mobile, ci siamo lasciati alle spalle l'afa cittadina per raggiungere l'altopiano dei Sette Comuni: dormire sotto il piumone dopo aver trascorso una giornata a sudare nonostante l'aria condizionata non ha prezzo.
Sabato mattina, nonostante non ne volessi sapere di alzarmi dal letto, Apollo mi ha costretta a fare colazione e prepararmi per la passeggiata che avevamo in programma: non si può iniziare la stagione delle passeggiate in montagna senza una visita alle mie amiche marmotte :D
Raggiunto il nostro luogo d'osservazione preferito, le abbiamo subito viste: e quest'anno erano anche più del solito, in quattro giocherellone, tenere e simpatiche. E per la prima volta le abbiamo sentite fischiare - tutta colpa del cane degli escursionisti che ci hanno raggiunti nel "nostro" angolino.
Sfoggiavo per l'occasione il mio cannone da 300 mm, che su una digitale vale come un 450 mm: il fotografo del gruppetto dei disturbatori aveva un misero 55, e per un po' me la sono sghignazzata. Poi il fascino dei suoi occhi blu ha avuto la meglio, e dopo essermi assicurata che avesse una macchina compatibile, gli ho offerto il mio obiettivo.
Ormai avevo riempito la scheda di memoria e Apollo era incuriosito dalle indicazioni per una malga, che abbiamo deciso di raggiungere: lì abbiamo fatto scorta di formaggio e tosella, chiedendo lumi sul modo migliore di cucinarla. La signora gentile ci ha spiegato che va cotta in tanto burro, praticamente affogata: una bomba calorica, ma ne vale la pena!
Domenica di relax sotto il sole, con un piacevole venticello che faceva il solletico: di tornarcene a casa non ne avevamo nessuna voglia, ma dura lex sed lex.
Com'era previsto, oggi la voglia di studiare è prossima allo zero: il sonno di una notte in bianco e l'afa non sono un buon incentivo.
Certo anche il desktop con un primo piano di Jake Gillenhaal nelle vesti del principe Dastan non aiuta...

1 aprile 2010

Vacanza!

Domani mattina si parte! Caricata l'Apollo-mobile con vettovaglie essenziali (leggi: colomba e uovo di Pasqua) e ben forniti di maglioni pesanti, ci dirigeremo sull'Altopiano di Asiago.
Mentre alcuni amici si stanno godendo il sole della Spagna, beati loro!, noi andiamo al freddo e al gelo, con previsioni di nevicate. Vorrà dire che smaltirò un po' della torre di Babele di libri che mi trovo sul comò, rifugiata sotto il piumone, davanti al caminetto.
Dato che lassù non c'è internet e la mia chiavetta non prende, sarete lieti di sapere che per i prossimi giorni non vi stresserò l'anima con i miei oracoli vaneggianti.

18 agosto 2009

Ferie d'agosto - ultimo giorno

Dopo una nottataccia passata a fare capriole nel letto a causa della cena non proprio leggera, decidiamo di prendercela comoda. Alle undici siamo all'ufficio del turismo a chiedere lumi per il lago di Braies: non siamo proprio in condizioni per una passeggiata sui monti.
Da Corvara, Braies dista 60 km, ma partiamo lo stesso - e ci è andata bene, perché abbiamo trovato una giornata non proprio magnifica, ma senza pioggia, mentre a Corvara deve aver diluviato parecchio.
Ero già stata al lago di Braies più di dieci anni fa, con gli zii che a quel tempo stavano a Bolzano: me lo ricordavo molto piccolo, ma la zia mi aveva spiegato che era colpa della neve che quell'inverno era stata scarsa.
Questa volta il lago si mostra nella sua forma migliore: di un verde che vira al turchese, con l'acqua appena mossa dal vento. Peccato per l'abbondanza di turisti, in alcuni tratti sembrava di essere in spiaggia a Rimini.
Dopo una passeggiata attorno al lago, ci dirigiamo verso San Candido: abbiamo la fortuna di trovare il mercatino delle pulci, dove è sempre un piacere curiosare. Per merenda troviamo un bar un po' nascosto, che notiamo per un cartello: mirtilli freschi con gelato o yogurt. Dopo un po' di attesa, mi trovo davanti una coppa gigantesca: l'asprigno dei mirtilli si fonde con dolce del gelato alla vaniglia, un sapore fresco e delizioso.

Al ritorno troviamo la pioggia ad attenderci: fare le valigie è ancora più triste. Ci tiriamo su il morale con "La rivincita delle bionde", filmetto leggero e divertente con Reese Witherspoon: non l'avrei mai creduto così spiritoso, per una serata non impegnativa è l'ideale.

La partenza
Speravo di svegliarmi con la pioggia, per assecondare il mio umore malinconico: invece ci aspettava un sole splendido che illuminava le montagne con riflessi d'argento. Lasciarci alle spalle un paesaggio simile è stata davvero dura, soprattutto all'idea che a casa avremmo trovato caldo e afa e aria irrespirabile e foschia e cielo lattiginoso.
Confesso che nonostante le splendide passeggiate, non sono pienamente soddisfatta delle escursioni: preferisco i sentieri che si arrampicano sulle rocce, piuttosto che quelli che si infilano tra prati e boschi. E il rimpianto è maggiore perché ogni mattina dall'appartamento potevamo scorgere il rifugio Pisciadù, in alto tra creste nude, raggiungibile solo da escursionisti esperti: ma un giorno riuscirò ad arrivarci, parola d Pizia!

Ferie d'agosto - quinto e sesto giorno

Venerdì decidiamo di restare in zona Colfosco, con escursione verso il rifugio Edelweiss: i miei piedi e le mie gambe protestano, il giorno di riposo non è stato sufficiente. Dopo pranzo io torno verso casa, mentre Apollo continua la passeggiata verso passo Gardena.
Dopo una doccia e un bel pisolo, mi metto a leggere: ad un tratto vengo disturbata da un sasso che picchia sul vetro, mi affaccio e vedo una marmotta appollaiata sulla ringhiera :D Apollo mi ha fatto una sorpresa, passando dall'ufficio del turismo dove avevo visto quel tenerissimo pelouche.

Ferragosto, ovvero: Carramba che sorpresa!
Scegliamo un giro tranquillo, con meta cascata del Pisciadù: una passeggiata che serpeggia tra i prati verdi ai piedi del Sella. Da lì torniamo indietro per un altro sentiero, con l'idea di salire per parte del sentiero che va al rifugio Pisciadù, ma una volta raggiuntone l'inizio scopriamo che è un ghiaione piuttosto ripido: le alternative sono quindi andare verso Corvara, proposta da me, o verso il passo Gardena - quindi tornare sui nostri passi per un bel tratto - come proposto da Apollo, che l'ha vinta. Per fortuna, dico io: lungo il sentiero incrociamo una coppia di escursionisti e lei ha un volto noto. Un attimo di reciproco "è lei o non è lei?", e scatta un abbraccio calorosissimo: è Laura "Jesolo", compagna di Accademia che non vedevo da secoli. Pensare che era tutta la mattina che mi giravano per la testa gli amici dell'Accademia...serendipity? Trovarsi così per caso, in un posto assurdo, è stata davvero un graditissima sorpresa. A volte succedono cose che non ti saresti mai e poi mai aspettato!

Cena alla Tana dell'Orso, locale tipico e caratteristico di Badia: sperso per i monti sopra il paese, da fuori non gli daresti un centesimo. Edificio anonimo, sembra una normale abitazione, tanto che l'abbiamo superato senza accorgerci che eravamo arrivati. Ma quando entri, ti sembra di essere finito nel villaggio degli gnomi! Una prima stanza può ospitare tavolate per gruppi numerosi: in fondo si scorge la griglia della carne e un profumo delizioso stuzzica lo stomaco affamato. A destra dell'atrio si apre una seconda stanza, col soffitto più basso: legno ovunque, dal pavimento al soffitto. Lungo le pareti corrono panche con morbidi cuscini, l'arredamento è quello tipico dell'Alto Adige, con sedie intagliate e tappezzeria a quadretti. Sulle panche trovi sparsi degli orsetti di ogni tipo e dimensione, sono tenerissimi! Alle pareti, delle bacheche espongono una collezione assurda di tazze e piatti - il mio preferito era un piatto da portata con motivi calligrafici in arabo. Sul soffitto, una rete di lucine natalizie, purtroppo spente, su cui era drappeggiato del tulle colorato. Credevamo che questa fosse la stanza più strana, invece a fine serata, quando ormai erano rimasti pochi ospiti, abbiamo sbirciato nella saletta attigua: dal soffitto pendevano streghe a cavalcioni di una scopa, coloratissime e un po' arcigne.
Grande crisi sul menù: troppi piatti interessanti e slurposi! La scelta è stata ardua: anche se un po' caro, la cena è valsa davvero la pena. Come primo, canederli in brodo (io) e pasta fresca alle ortiche con finferli (Apollo); per secondo, piatto della strega (salsiccia, speck, funghi e polenta, con strega in omaggio) e costicine di cervo con finferli e spatzle; dessert a base di frittelle di mele con gelato. Una cena luculliana, che purtroppo si è fatta sentire per tutta la notte :-(

Ferie d'agosto - quarto giorno

Già mercoledì sera l'avevamo intuito, ma lo spettacolo che ci si è presentato questa mattina aveva dell'incredibile: io assomiglio a un procione, con la mascherina bianca sugli occhi, e posso sfoggiare un'abbronzatura da muratore, con il segno della t-shirt; Apollo ha le gambe pezzate di rosso e bianco, con il segno dei calzettoni nitidissimo sugli stinchi. D'accordo, abbiamo sottovalutato di grosso il sole della montagna, e ora ne paghiamo le conseguenze.

Giornata di riposo, con sveglia libera e pisolino del dopo pranzo.
A metà pomeriggio decidiamo di scendere a Corvara: dato che i parcheggi sono tutti a pagamento*, abbiamo preferito prendere il bus, che ferma a due passi da casa. Arriviamo con venti minuti di anticipo sull'orario di partenza, ma ne aspettiamo altri venti senza vedere traccia di mezzi pubblici, se non in direzione opposta. Ormai erano le cinque passate, e stanchi di aspettare inutilmente abbiamo preso l'auto. A Corvara abbiamo chiesto lumi a riguardo e la signorina dell'ufficio informazioni era stupita quanto noi dei ritardi. A quanto abbiamo capito dai discorsi dell'autista del bus di ieri, pare che lo stesso mezzo faccia diverse tratte durante uno stesso turno, quindi è facile che i ritardi si accumulino: certo che se questo è il modo di incoraggiare l'uso dei mezzi pubblici, qualcosa davvero non va.

*In realtà, l'ultimo giorno di vacanza (ovvio) abbiamo scoperto che ci sono le linee blu del parcheggio a pagamento, ma sulle macchinette per il ticket è indicato che non si paga. Sono strani questi altoatesini.

Ferie d'agosto - terzo giorno

Ovvero: breve corso di scrittura ad alta quota, con Beppe Severgnini.

Fatta incetta di volantini e libretti promozionali all'ufficio del turismo, scopriamo con piacere gli incontri "Un libro un rifugio": autori come la Mazzantini, la Ravera, l'english man Caprarica, Mauro Corona presentano uno dei loro lavori oppure un libro che particolarmente ha influenzato la loro vita.
Martedì pomeriggio è stato il turno di Beppe Severgnini, offertosi come maestro semiserio di italiano per e-mail. Prendendo spunto dal suo libro "L'italiano", ha dettato i dieci grandi peccati dello scrittore, introdotto da brani musicali a tema: non usare dieci parole quando ne bastano tre, evitare anglicismi, sigle e abbreviazioni, usare correttamente la punteggiatura, evitare due "che" nello stesso periodo, non abbondare di puntini di sospensione e virgolette (ne manca qualcuna, ma non ho preso appunti).
Lezione divertente e spiritosa, con un piccolo neo: il giornalista si è presentato con 15 minuti di ritardo perché gli organizzatori non l'avevano avvisato che il centro di Corvara diventa zona pedonale dalle 17 alle 22. Organizzazione devo ammettere carente anche sotto un altro punto di vista: la lezione sarebbe proseguita anche il mercoledì mattina, presso il rifugio Col Alt, che poteva ospitare solo un centinaio di ascoltatori. Per questo, alla fine della prima parte, è stato comunicato ai presenti di prenotarsi per il giorno seguente, lasciando il proprio nome all'ufficio del turismo: così le due povere ragazze, in pieno orario di chiusura, si sono viste invadere l'ufficio da un'orda di turisti entusiasti, poi arrabbiati per essersi sentiti dire che di questa prenotazione non sapevano nulla e che non ci sarebbe stato tempo di raccogliere tutti i nominativi. Visto che gli organizzatori sapevano già da un pezzo che la seconda parte della lezione di Severgnini si sarebbe tenuta in un luogo a capacità limitata, avrebbero tranquillamente potuto inserire una noticina in calce alla presentazione dell'evento, o apporre un avviso in bacheca.

Raggiungere il rifugio Col Alt presentava un piccolo problema: andare a piedi, partendo all'alba per arrivare entro le dieci, o prendere la cabinovia. Che non sarebbe un problema in sé, se la sottoscritta non avesse il terrore di questi aggeggi infernali. Apollo ha insistito tanto che è riuscito a convincermi: e cabinovia è stata. Per fortuna il viaggio è durato appena cinque minuti, credo che di più non avrei resistito: stare in un uovo di metallo appeso a un filo e sospeso sul vuoto non mi fa sentire per niente al sicuro.
La seconda pare della lezione si è tenuta all'aperto, sotto un sole che picchiava duro: abbiamo appreso le sedici regole d'oro per scrivere bene, accompagnate da test e verifiche a sorpresa. Riassumendo: avere qualcosa da dire, dirlo, farlo brevemente, rileggerlo, scriverlo esatto, chiaro, in modo interessante, in italiano; usare correttamente i congiuntivi, non abusare degli aggettivi né delle maiuscole, non abbondare di metafore e citazioni (che vanno sempre attribuite).
E' stato stranissimo trovarsi di nuovo a lezione, volontariamente e con gusto: non ho imparato nulla di nuovo, ma ho avuto conferma che quanto so è buono, non solo a livello di ortografia e grammatica. Qualche difetto ce l'ho, come i puntini di sospensione e le virgolette: ho preso l'impegno di usarli di meno e se dovessi tornare ad abusarne siete autorizzati a bacchettarmi.

A fine lezione, zaino in spalla, ci siamo incamminati per un giro panoramico della zona: tra prati e boschi abbiamo fatto un gran bel giro. Apollo si è anche mostrato nella sua versione "San Francesco", facendo i grattini sulla testa a una mucca.
Finché siamo rimasti in quota, tutto è filato liscio: i problemi sono arrivati con la discesa. Il sentiero che avevamo preso si è interrotto nel nulla e già mi vedevo a dover tornare indietro. Poi abbiamo scoperto un'indicazione non proprio in vista per proseguire verso valle: e aver incontrato altre persone che giungevano in senso opposto ci ha fatto ben sperare. Arrivati a un certo punto, però, ci siamo trovati in difficoltà: il sentiero incrociava una zona appena disboscata, con ramaglie e tronchi a intralciare il passaggio. Vedere la costa del monte così violata mi ha impressionata profondamente: so che sono lavori organizzati, per il bene stesso del bosco, ma ho sempre la sensazione di una violenza imposta, non naturale.
Il resto del percorso non è stato affatto facile: il sentiero era parecchio scosceso, con ghiaia e sassi a renderlo ancora più duro. Sentire il rumore delle auto non mi è mai sembrata una musica migliore!
Stanchi, con le gambe a pezzi, e pure scottati dal sole che avevamo sottovalutato, abbiamo deciso di prenderci un giorno di riposo: per celebrare l'evento, siamo andati a caccia di stelle cadenti appena calato il buio. Appollaiati su una panchina, col vento che si divertiva a congelarci, abbiamo assistito a uno spettacolo incredibile: non so se fosse per l'atmosfera più rarefatta, ma le stelle lasciavano una scia nitidissima e persistente, come non avevamo mai visto. Con stelle del genere, i desideri devono avverarsi per forza!!!

Ferie d'agosto - secondo giorno

Dopo una notte di diluvio, oggi il sole splendeva che era una meraviglia: e via in passeggiata!
Pare che la gente di Corvara-Colfosco non vada mai a fare la spesa, né abbia bisogno di pane: per trovare un minimarket si devono fare kilometri.
Meta del giorno: il rifugio La Marmotta, quota 1900 metri. Un sentiero in mezzo al bosco ci porta sempre più in alto, finché non vediamo spuntare uno spicchio di cielo limpidissimo. Il sole picchia, Apollo è rosso come un peperone.
Arrivati a destinazione, ci accaparriamo una panchina e ci buttiamo sui paninazzi: chissà perché, i panini durante una passeggiata sono più buoni di quelli mangiati a casa :D
Una nuvola malefica copre il sole, spinta da un venticello gelido: tutti intirizziti entriamo al rifugio e ordiniamo un bombardino - vov caldo con panna montata, una bomba! Il rifugio è carinissimo, con una stufa in maiolica che ti fa pensare alla neve e all'inverno: una marmotta imbalsamata sorveglia la sala da pranzo.
Nel frattempo il sole è tornato a splendere, così ci avviamo sulla strada del ritorno, con la speranza di scorgere qualche marmotta. Purtroppo c'è troppa gente di passaggio, ma dal cucuzzolo del monte ne vediamo un paio che giocano più a valle.
Il sentiero scende ripido, con gradini costruiti dall'uomo e dalla natura: radici di alberi spuntano lungo il cammino, ma con la pioggia della notte non aiutano molto la discesa. Per fortuna avevo con me il mio bastone in puro ebete del Pasubio :-P
A metà strada veniamo raggiunti da una famiglia di Roma, a sentir l'accento: caciaroni come non mai, li si sentiva schiamazzare anche da lontano. Ci stavamo chiedendo se è proprio dei romani essere così, quando veniamo raggiunti da una coppia di bergamaschi, altrettanto caciaroni: tutto il mondo è paese!
La prima escursione è fatta: se anche le altre saranno così, mi ritroverò con due gambe d'acciaio, alla fine della settimana!

Ferie d'agosto - primo giorno

Il caldo umido di Vicenza ora è un lontano ricordo: l'aria pesante e quasi irrespirabile ce la siamo lasciata alle spalle, basta col sole che scotta, basta con l'afa, basta con le notti a finestre spalancate a caccia di un refolo di vento. Per una settimana saremo a quota 1600 metri, nella splendida Colfosco, a due passi da Crovara: piccoli paesini incastonati dal gruppo del Sella e dal parco naturale del Puez-Odle. Cielo limpido color acquamarina, aria frizzante che mette energia, sole caldo quanto basta; qualche nuvola di passaggio che lascia sotto di sé un po' di pioggia e la speranza che il sole torni a splendere.
Non mi par vero di avere freddo: quasi mi ero dimenticata questa sensazione.
Le vacanze estive in montagna imbrogliano, però: nel fare la valigia, con il sudore che cola lungo la schiena, non pensi che farà davvero freddo. Così, pur avendo una maglia di acrilico e una felpa leggera, mi son trovata con il rimpianto di aver preso il maglioncino di cotone al posto del lupetto di lana, e di aver lasciato nel cassetto la felpa pesante. Pazienza, per fortuna di giorno si sta bene anche in maniche corte, e non abbiamo intenzione di fare vita notturna a zonzo per il paese.

Devo fare i miei complimenti al fotografo che ha curato le immagini dell'appartamento: quello che in foto sembra un atrio luminoso affacciato su una veranda, in realtà è l'ingresso buio e angusto, che dà su un misero cortile; la cucina che pareva in un angolo dell'appartamento è in realtà una stanzina dove in due non ci si può muovere; l'edificio circondato da prati e boschi e montagne è invece racchiuso da altre case in una conca dove il sole arriva solo la mattina presto.
A parte questo, la camera è pulita e ariosa, il bagno è una reggia e la terrazza sembra una piazza d'arme.
Del Trentino amo la passione per i piumoni, anche se non riesco a capire la loro forma bizzarra: larghi più di un metro, sono lunghi quanto il letto, ma senza possibilità di rimboccarli sotto i piedi. Per fortuna la stanza può ospitare tre persone, così abbiamo un piumino in più da poter usare per coprire i piedi :D
Certo se penso al poveraccio del terzo incomodo...gli toccherebbe una poltrona letto col materasso diviso in tre pezzi, che non combaciano tra loro!

Riforniti di mappe dei sentieri e guida delle escursioni, siamo pronti per la vacanza: e teniamo le dita incrociate perché il diluvio che sta scendendo da ora di cena duri tutta la notte e lasci spazio al sole.