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20 maggio 2010

I panni sporchi...non si lavano

La mia famiglia è fantastica: se si vuole mantenere un segreto, si può contare tranquillamente sul loro silenzio. Ma anche se non c'è nessun segreto da nascondere.
Vige la regola delle tre scimmiette, non vedo, non sento, non parlo. Ognuno per sé e tutti per nessuno.
I problemi non esistono, perché li si nasconde sotto il tappeto: peccato che qualche volta sia un po' ridicolo vedere un elefante miseramente coperto da uno straccio.
La decenza vorrebbe che i panni sporchi si lavassero in famiglia, più che corretto: da noi la lavatrice è rotta.
Ne avrei di esempi da raccontare, ma siccome riguardano anche altre persone posso solo parlare del mio piccolo mondo oscuro.
La cara, vecchia Gran Bastarda è passata sotto silenzio, nonostante mi faccia compagnia da 11 anni, nonostante una volta a settimana io debba andare a farmi strizzare il cervello, nonostante anche i miei siano passati per la gogna della psicologa.
Stavo male, ero uno straccio, piangevo tutto il giorno: la vita andava avanti comunque - per loro.
E che bello era vedere le loro facce di palta indifferenti ai miei psicodrammi.
Poi si stupiscono se okkupo la casa delle feste. E ovviamente di questo *non* si parla, perché il povero, piccolo O.F. se ne risentirebbe. Perché non sta bene dirgli "è colpa tua testa di ca**o se tua sorella ha fatto le valigie", non è giusto imporgli di chiedere scusa, povera stella, se mi ha insultata pesantemente davanti ai cugini, perché il tesorino aveva avuto una brutta giornata al lavoro. Oh, e nessuno si è ancora fatto un esame di coscienza del tipo "è colpa mia e di quel cretino di Bettelheim (pedagogo che andava di moda negli anni '70 e che è morto di sua propria mano - già questa la dice lunga) se ho una figlia che è costretta a convivere con la Gran Bastarda e ad andare via di casa perché noi non sappiamo mettere al proprio posto quel deficiente di figlio che abbiamo tirato su".
Non si parla nemmeno del mio prossimo trasloco - e con "prossimo" intendo non quello imprecisato che mi toccherebbe come da patti, dopo la laurea, ma quello "vicino nel tempo", giusto una decina di giorni e levo le tende. (Se c'è da sganciare una bomba non mi batte nessuno)
Lo sa mamy, la prima a cui ho esposto l'offerta servitami su un vassoio d'argento.
Lo sa papy, cui mamy ha parlato per ottenere il suo indispensabile consenso.
Ma papy non ne parla con me, in una sorta di telefono senza fili con intermediaria che stravolge pure il senso.
Perché alla fine, dopo un mese dalla bomba, a due passi dal trasloco, finalmente si sono decisi a renderne partecipe l'O.F. "perché magari avrebbe detto che ti avrebbe lasciata stare nella casa delle feste anche dopo la laurea".
Mi avrebbe lasciata? Lui??? - Sorvolo -
Fatto sta che mamy mi ha detto che Sua Maestà non si sarebbe opposto, mentre in realtà scopro che è profondamente contrario - e grazie al cielo eravamo al ristorante, sennò avremmo fatto il bis e il ter degli insulti a-go-go.
Nel mio mondo ideale, la mia famiglia ideale mi avrebbe invitata a cena (bè, già questo non è molto ideale), durante la quale avremmo pacificamente discusso dei pro e dei contro della faccenda, concludendo con una libagione degna di una festa.

Un esame è pronto, il secondo è sulla buona strada, e la tesi ho intenzione di ultimarla nei tempi programmati, anche studiando di notte, se serve: col cavolo che resto un solo minuto di più sotto l'ala di avvoltoio della famiglia Addams, a costo di fare l'operatrice ecologica.

E così darei ragione al mio compagno di liceo, che diceva
"Ci sono laureati che scopano per le strade".


Sì, c'è il doppio senso, ma appositamente volevo concludere in bellezza.

28 febbraio 2010

Scommettiamo che...?

Stasera, poco dopo le sette e mezza, ricevo una telefonata dell'O.F. alquanto bizzarra, per i seguenti motivi:

  1. mio fratello non mi chiama mai, e se lo fa è un'emergenza, e comunque usa il telefono di mamy - sua maestà è tirchio di brutto.
  2. ha lasciato squillare a lungo, il che farebbe presumere una certa urgenza di sentire la mia voce melodiosa.
  3. mi ha chiesto dove fossi (a casa), quanto ci sarei rimasta (massimo mezz'ora) e di fargli uno squillo quando me ne fossi andata per evitargli un giro a vuoto: pare dovesse prendere delle cose in rimessa.
  4. lui ha le chiavi della rimessa.
Ho pensato:
  1. è domenica sera: prima che io occupassi la casa l'O.F. era solito venire qui a mangiare la pizza con gli amici per concludere il week end.
  2. si informa dei miei movimenti con una certa insistenza.
  3. chiede pure uno squillo una volta partita da casa.
Sentivo puzza di bruciato lontano un miglio: ho aspettato un quarto d'ora, gli ho mandato un messaggino dicendoli che me n'ero andata prima del previsto, facendogli intendere che ero con Apollo e quindi giustificando la presenza della mia auto, e che mi dispiaceva. Ho chiuso la porta come se non ci fossi e ho aspettato di sentirlo arrivare.

Nel mio mondo ideale, lui avrebbe aperto la porta con strafottenza, ghignando non proprio sotto i baffi per avermela fatta, ma mi avrebbe trovata ad aspettarlo - sorpresa!

Dopo venti minuti ho levato le ancore, lasciandomi dietro un biglietto di benvenuto.

Nel mio mondo ideale, lui avrebbe trovato la missiva e l'avrebbe stracciata, o non avrebbe resistito dal telefonarmi per sfottermi.

Nel mondo reale, sono passata per casa dei miei e ho trovato l'O.F. spaparanzato sul divano, con la copertina sulle gambe, in attesa del telefilm della domenica sera.
Apollo suggeriva che forse mi stava aspettando per avere conferma decisiva sul via libera in casa mia: io che conosco le abitudini casalingoidi del fratello mi sono rassegnata ad aver perso la scommessa. Non troppo dispiaciuta, perché casa mia è sempre casa mia.

Resta però il sospetto che ci fosse davvero qualcosa di losco: indagando su cosa aveva intenzione di prendere, ha risposto genericamente "la cassetta degli attrezzi".
Che lui sa benissimo non essere in rimessa, ma in casa.

30 settembre 2009

Sfogo

Oggi ho realizzato che è passata una settimana dall'ultimo post: la casa è più pulita, meno tarlata, più ammobiliata, più ordinata, anche se continua ad essere allagata visto che le docce fanno acqua da tutte le parti - più silicone metto più scopro falle, non ne posso più.
Nel frattempo sono anche riuscita a iniziare un dipinto per mia cugina (La camera di Vincent ad Arles), che domani spero di finire: Van Gogh lo adoro ma da dipingere è tosto, anche perché non è decisamente il mio modo.

Domani dovrò anche trovare il tempo di fare mezzo trasloco: ebbene sì, per questo fine settimana verrò sloggiata dalla mia dimora perché l'O.F.* mi ha spodestata.
Sua Maestà ha deciso che avrebbe festeggiato l'anniversario della sua laurea (triennale, conseguita in otto anni, ti credo che festeggia) e non si è nemmeno preoccupato di chiedere. No, a lui tutto è dovuto, anche il tappeto rosso quando si presenta a reclamare la toilette per la sua morosa. Io sono la stronza, solo per il fatto di esistere, credo, perché non mi risulta di essermi macchiata di chissà quale ingiustizia nei suoi confronti. A me si rivolge con "oh, apri 'sto cazzo di porta", piombato a casa mia per il motivo di cui sopra, dopo non essere riuscito ad aprire con le sue chiavi perché le mie erano nella toppa. (No, non c'è verso di far sparire dalla circolazioni gli altri mazzi di chiavi, ci ho già provato)
Le volte che ho osato ribattere, mi ha apostrofato con un "rispetto!", come se lui fosse il principe e io la serva disobbediente. Ma non c'è da stupirsi, visto che è così che l'hanno educato i miei.
Fantastico, eh?
Di recente ha anche provato ad alzare le mani contro di me: al che io gli ho detto con un gelo solo esteriore "prova a sfiorarmi con un dito e vado a denunciarti". Ha desistito, ma confesso che un po' mi dispiace perché si meriterebbe davvero di sbattere contro un muro e svegliarsi dal regno incantato in cui crede di vivere. Sì, anche a costo di un occhio nero (mio) e una denuncia per violenze (a suo carico).
Dopo questo episodio, sbocciato a tavola, in presenza dei miei cugini, con una sequela di insulti irripetibili solo perché ho osato rispondergli a tono, i miei non hanno mosso un dito: non hanno cercato di zittirlo (mia madre: "non so più come prendere tuo fratello"; io dico sarebbe bastato uno schiaffo sulla bocca, e se avesse osato reagire sarebbero stati cavoli amari - ma questo è il mondo dei sogni), anzi, mammina ha pure cercato di difenderlo, poverino, sai che tuo fratello è nervoso quando non ha mangiato e poi anch'io e tuo zio abbiamo litigato chissà quante volte. Dovrei chiedere allo zio se ha mai chiamato mia madre con certi epiteti davanti ai miei nonni, anzi, dovrei approfittare della prossima riunione di famiglia per rendere il fatto di pubblico dominio, ma non so quanto mi gioverebbe.
Perché a casa mia sono io la malata, quella dalla parte del torto sempre e comunque: se mio fratello fa qualcosa contro di me è certamente colpa mia, perché o l'ho provocato o avrei dovuto sopportare. Perché per lui tutto è lecito, bisogna assecondarlo in tutto e per tutto e cedere a compromessi per non farlo innervosire.
Così al posto di un fratello ho un essere che si crede onnipotente e intoccabile, dio sceso in terra, da onorare e riverire e servire, la cui parola è bibbia indiscutibile.
Da un po' ho smesso di chiedermi perché sia finita in analisi: il problema è come farci finire chi ne ha davvero bisogno.




*Onnipresente Fratello

4 luglio 2008

Dura lex, sed lex

Una ventina di giorni fa, presa dai miei schizzi tuttofare, mi sono cimentata con il liquore al cioccolato -SLURP!
Vagabondando per la rete, mi sono imbattuta in innumerevoli ricette - e a un secondo sopralluogo ne ho scovate ancora di più. Tra tutte , ho scelto questa:

  • 165 g di cacao
  • 1 kg di zucchero
  • 1 litro di acqua
  • 1 litro di alcool 95°
Sciogliere lo zucchero nell'acqua e bollire 15 minuti; aggiungere il cacao e bollire per 30 minuti. Una volta freddo, aggiungere l'alcool.

Ho usato del cioccolato fondente extra, 85% di cacao, e metà dosi. La bollitura così prolungata mi ha dato da pensare, ma pareva che altri avessero provato - per lo meno chi aveva postato la ricetta - così mi sono fidata.
Due giorni dopo, sbircio le bottiglie di liquore e trovo lo zucchero completamente cristallizzato sul fondo e sulle pareti. Disperata, non so che fare. Una nuova ricerca in rete mi illumina in modo tragico: mai far bollire lo sciroppo, ma lasciarlo andare a fuoco lento. Inorridisco, pensando alle due bottiglie in dispensa.
Mentre contemplo sconsolata il risultato delle mie fatiche, l'O.F. mi consiglia di mettere le bottiglie al sole: il mio Apollo conferma che pure il suo papy, quando faceva liquori, li metteva sul tetto per un po'. Tentar non nuoce: ogni giorno depongo le mie bottiglie al sole e le lascio crogiolare tutto il giorno. Risultato: lo zucchero cristallizzato si è in gran parte sciolto e il liquore è salvo.
Mi costa un po' ammetterlo, ma per una volta l'O.F. ha avuto ragione.

11 aprile 2008

Nemo propheta in patria

Anni fa, quando si presentava la necessità di fare piccoli lavori di ordinaria manutenzione in casa, mamy si rivolgeva all'amico tuttofare Tino. Arrivava con una super-cassetta degli attrezzi che avrebbe fatto concorrenza alla borsa di Mary Poppins e in un attimo ci risolveva le magagne: l'unico inconveniente era che per fare qualsiasi lavoro bisognava chiamare Lui, la parola arrangiarsi equivaleva a far crollare la casa. "Ma devo solo piantare un paio di chiodi..." NO!
Un bel giorno, mi sono letteralmente rotta le scatole di aspettare che si accumulassero piccoli lavoretti, "perché è inutile chiamare Tino solo per piantare un chiodo". Così mi sono armata di santa pazienza, chiodi in acciaio e mazza da chilo, e mi sono piantata i miei benedetti chiodi - senza nemmeno distruggere l'intonaco, sia chiaro. "Ma è venuto Tino?" :-|
Forte di questa piccola conquista, ho imparato ad arrangiarmi, non solo nel bricolage, ma anche con il pc, per esempio.
Purtroppo a casa mia vige un regime maschilista, quindi la parola di una donna e la mia in particolare vale meno di zero: e ancora meno vale se l'OF pronuncia un parere contrario. Eh, lui studia ingegneria!
Così, quando a dicembre ho detto che a mio parere le finestre del sottotetto facevano entrare acqua, mi sono sentita dare, come al solito, della stupida - senza mezzi termini. Il verdetto dell'OF, "è condensa". Mi è dispiaciuto che stamattina il signorino fosse fuori casa, perché avrei voluto mostrargli una bella chiazza d'acqua che si allargava sul pavimento della mansarda, causa diluvio notturno.
Cassandra, dovevano chiamarmi...

21 febbraio 2008

أكثر اللغات انتشاراً في العالم، يتحدثها أكث

Lunedì ho buttato l'occhio in bacheca studenti, a San Seba, e ho trovato un annuncio per un notebook Compaq a 100 euro. Non manca nessuno "0", è proprio 100 tondi. So solo che ha Winzozz 2000 Professional (bah!) e Office 2007 (già meglio). Siccome sono una ragazza e certe cose non le ho nel sangue, non ho pensato di chiedere Ram, processore e Hd, ma con una telefonata si rimedia.
A casa si lamentano che non dialogo, quindi ho avuto la malsana idea di chiedere un parere al Fratello. Il suo verdetto: i Compaq fanno schifo. Mi ha spiegato perché, ma non sono in grado di tradurlo in italiano.
Dopo un'ora circa, mi è capitato in mano il Grandi Affari di oggi, con un annuncio di un notebook Acer a 250 euro: 512 Mb di Ram, 80 Gb di hard-disk, 1.8 Gb di non so cosa. 150 euro in più, ma comunque contenuto nel misero budget che le mie finanze mi consentono. Chiedo allora a mio fratello, lì presente, se gli Acer vanno bene.
F: I Compaq non vanno bene.
Ehm...forse è distratto. Riprovo.
Io: Gli Acer vanno bene?
F: I Compaq non vanno.
Io: Ho capito. Ma gli Acer vanno bene?
F: I COM-PAQ NON VAN-NO.
Io inizio a scocciarmi, ma cerco di mantenere la calma: Sì, va bene. Ma ti sto chiedendo se gli A-CER funzionano.
F: TI HO DETTO CHE I COMPAQ NON VANNO.
Io, al limite della mia pazienza: Senti, mi basta un sì o un no. Non ti sto chiedendo del Compaq, ma di un Acer!
F: MA CI SENTI? I COMPAQ NON VANNO!!!

E poi non dovrei perdere le staffe???