Per la Cresima, le mie due compagne di classe preferite mi hanno regalato un puzzle di Mordillo (con la scatola viola!): ho passato l'estate china sul tavolo in cantina, poca luce, purtroppo, ma molto fresca. Da lì, è iniziato quello che più vicino a un hobby io abbia mai praticato: tra mamy e nonno, un paio di puzzle per estate li rimediavo. Dopo averli finiti, li portavo a incorniciare e me li appendevo in camera: qualche anno fa, li ho fatti sparire, preda di un raptus minimalista...
Dato che camera mia non è molto grande, una volta stipate le pareti di puzzle incorniciati, ho messo da parte l'hobby. Tre anni fa, grazie a una cugina poco paziente, sono tornata a rovinarmi la vista su un puzzle: il puzzle era un regalo per lei, ma la cugina non aveva né tempo né voglia di stare ore china a cercare di dare un senso a quel castello praticamente monocromo in blu, così me ne ha commissionata l'esecuzione.
Le rare volte in cui metto piede in un negozio di giocattoli, non manco di sbirciare la sezione puzzle: il mio sogno è quello da 10.000 pezzi e se i soggetti non fossero così orrendi sarebbe in opera da un pezzo.
Un paio di giorni fa, mi è tornata in mente questa mia passione: ho scassinato il mio porcellino e mi sono fatta un regalo da 5.000 pezzi.
Sono pazza, è vero: e non per i 5.000 pezzi, ma perché il puzzle finito misura 1 metro per 1 e mezzo: dove lo metto? Ma soprattutto: dove mi metto a farlo? Di andare a Longara ogni giorno non se ne parla nemmeno, nonostante ci siano dei tavoli delle dimensioni ideali. Ci sarebbe il mio letto, ma poi dove dormo? Rompicapo per rompicapo, ho trovato un compromesso: eseguire il puzzle a pezzi, un quarto alla volta. Mi ricordo Picasso, che per rendere più interessante il dipingere che gli veniva tanto naturale, metteva la tavolozza in posti assurdi: quando il gioco si fa duro, i duri si divertono :P
17 luglio 2008
Quattro quarti
6 febbraio 2008
Puzzled
Quando avrò una casa tutta mia, non mancherà un tavolo dedicato ai puzzle.
Ho passato un bel po' di estati china sui rompicapo di Mordillo, o ricostruendo castelli e paesaggi innevati, che poi mamy provvedeva a far incorniciare. I mille pezzi erano un traguardo fin troppo semplice per le mie esigenze, ma nessuno ha mai osato regalarmi un puzzle che andasse oltre i 1500, nè io ho mai preteso di più: come si dice, a caval donato non si guarda in bocca.
L'ultimo che ho fatto risale a tre anni fa, su commissione di mia cugina: lei non aveva la pazienza necessaria, così ha approfittato di me. In realtà, dovrei dire che io ho approfittato dell'occasione.
La concentrazione che trovo nella ricerca dei pezzi è maggiore di quella che riesco a dedicare allo studio; il rilassamento nel comporre l'immagine farebbe invidia agli yogi più esperti; il tempo scivola leggero e si porta via i minuti e le ore in un lampo. Più la composizione è complicata, più mi diverto. Il mio sguardo è così sensibile che un cielo terso non è mai un monocromo perfetto: ne colgo le sfumature infinitesimali, riuscendo a collocare ogni tessera nella posizione esatta. Mi incanto a distinguere le singole foglie degli alberi, riconoscendo le differenze dall'uno all'altro. Non sento la stanchezza, nonostante la schiena curva e la posizione scomoda.
A Barcellona ho trovato il mio personale Paradiso in un negozio della Ravensburger, dedicato esclusivamente ai puzzle: rimpiango di non averne approfittato per un souvenir speciale, avevo già adocchiato il mio sogno, un 10.000 pezzi impossibile...!
Nel frattempo, mi diverto con il sito del National Geographic, che mette a disposizione immagini da scomporre in puzzle con diversi gradi di difficoltà...e devo confessare che il tempo che dedico allo studio ne sta risentendo un po'!